Settembre. La scuola riparte. A ogni docente di qualsiasi ordine, grado o latitudine, il compito di dar voce ai tanti interrogativi che inevitabilmente affollano la mente di ciascun bambino, bambina, ragazza e ragazzo.
Le giovani generazioni, e non solo loro, possono non comprendere le dinamiche geopolitiche di questo periodo storico segnato da guerre, tensioni internazionali e divisioni sociali, ma ascoltano notizie, vedono immagini, captando l’ansia e la preoccupazione degli adulti e si pongono domande. Spesso non hanno strumenti per elaborare tutto ciò e si sentono disorientati, spaventati, ammutoliti.
“Il silenzio non esiste. Esiste, o non esiste, la capacità di sentire”. L’adulto educante nel pensiero di Danilo Dolci non riempie il silenzio di nozioni, ma aiuta ciascuno e ciascuna a far emergere la propria voce, la propria sensibilità, per saper ascoltare se stessi, gli altri, il mondo e per condividere esperienze, domande, riflessioni. Come non percepire allora il valore educativo e sociale dell’ascolto reciproco, dell’imparare a sentire gli altri, anche nelle parole taciute e nei silenzi carichi di senso, ponendo le basi per una comunicazione vera?
Ripartiamo da noi
La scuola può e deve offrire un linguaggio alternativo, che parli di cooperazione, solidarietà e pace, dando valore a gesti concreti, a pratiche educative semplici e replicabili in ogni contesto, scolastico o familiare, gettando i semi che giorno dopo giorno fanno germogliare la cultura della nonviolenza. L’unica vera alternativa è costruire processi di pace dal basso, partendo dalla propria aula e dalla relazione quotidiana che ogni docente costruisce assieme al gruppo-classe. Come figure adulte educanti iniziamo modificando la qualità del nostro ascolto, rammentando che è necessario porre in primo luogo attenzione a noi stesse, alla nostra postura (fisica e mentale) e al nostro sentire, avendo cura di mostrare uno sguardo partecipe e incoraggiante sulla singola persona e sul gruppo.
Il Cerchio del Dialogo
Creiamo uno spazio fisico e relazionale in cui tutte e tutti possono vedersi, riconoscersi, raccontare esperienze ed esprimere il proprio pensiero, favorendo un clima accogliente di non giudizio e rispettoso dei tempi di ciascun partecipante.
Uno spazio così concepito è identificabile nel Cerchio, una pratica diffusa in molte scuole e con varie declinazioni a seconda dell’età dei partecipanti e che, per essere davvero efficace, richiede attenzione e cura da parte di chi lo conduce. Con l’aiuto di un oggetto parlante che scandisce gli interventi (una pallina, un pupazzetto, o il “talking-stick” della tradizione nativa americana), il Cerchio incoraggia l’appartenenza egualitaria, stimola l’ascolto, il dialogo e la partecipazione, esercitando spazi di parola tra libertà e regola. Allenare il gruppo-classe all’ascolto attivo aiuta a comprendere che non c’è un’unica soluzione per risolvere situazioni problematiche, ma che esistono alternative di cui si può discutere insieme, perché è insieme che si trovano più facilmente soluzioni adeguate e calzanti per risolvere “quel” determinato problema.
Facciamo un cerchio per riflettere sulle parole “conflitto, dialogo, accordi, nonviolenza, pace…”: “Cosa pensate che sia un conflitto? Che emozione vi trasmette questa parola? E la nonviolenza? Cos’è un accordo? Quando siete in disaccordo con qualcuno/a, gli adulti vi dicono spesso di fare pace: voi che ne pensate? Come fate la pace? Raccogliamo tutte le parole emerse su un cartellone e proponiamo di dedicare un angolo della classe a questo argomento.
L’Angolo del Dialogo
Il secondo passo fondamentale per allenarsi al dialogo e al confronto in classe è quello di allestire uno spazio protetto di confronto tra pari che serva al chiarimento e alla riconciliazione.
L’Angolo del Dialogo è prima di tutto un luogo fisico, accogliente, allestito all’interno dell’aula con due sedie affiancate, rivestite con una coperta decorata da bambini e bambine in un precedente laboratorio. L’angolo può essere delimitato da una tenda o da un piccolo divisorio. Si può proporre la creazione di un simbolo che identifichi chiaramente l’utilizzo dello spazio. Invitiamo il gruppo-classe, con disegni e materiali significativi, a personalizzarlo ulteriormente:
- il cartellone delle emozioni
- alcune carte raffiguranti faccine per aiutare i più piccoli a esprimere come si sentono
- un elenco elaborato assieme al gruppo-classe degli accordi per un buon dialogo: “Rispetto il turno di parola, Parlo in prima persona dicendo: “Io penso… Io sento…”, Ascolto senza interrompere…” e così via.
Su una delle due sedie vi è l’oggetto parlante utilizzato negli incontri quotidiani in Cerchio. Incoraggiamo bambine e bambini ad avvicinarsi all’Angolo del Dialogo e a sedersi a coppie o a piccoli gruppi, per confrontarsi ogni qualvolta lo desiderino o ne sentano il bisogno perché è emerso un conflitto. Diamo loro fiducia, cercando di non intervenire se non è indispensabile, invitandoli a percorrere la strada dell’ascolto delle emozioni e dei bisogni, per cercare insieme una o più soluzioni creative. Utilizziamo il cerchio per discutere come si sta procedendo in materia di dialogo e di accordi, annotando e registrando tutte le proposte che emergono.
Proponiamo a bambini e bambine di disegnare o scrivere i loro conflitti e le soluzioni creative trovate nell’angolo del dialogo, trasformando l’attività in un piccolo laboratorio permanente di Educazione Civica, empatia e convivenza; osserviamo se riescono a gestire questo spazio in autonomia, se lo rispettano, se ne hanno cura e lo proteggono da altri utilizzi e interroghiamoci se ciò non avviene.
Un indicatore di risultato importante sarà quello di osservare con quale frequenza bambine e bambini scelgono autonomamente di sedersi nell’angolo del dialogo a parlare tra loro.
Il sentiero si fa camminando
Imparare a dialogare in tenera età, quando si stanno formando le personalità con le loro opinioni e abitudini, significa sostenere la crescita di individui adulti e responsabili, capaci di ascoltare e di confrontarsi, permeabili al dubbio e disponibili al confronto. Ciò può avvenire già dalla strutturazione condivisa dell’ambiente scolastico, che diventerà sempre più a misura di quei bambini e di quelle bambine che lo abitano tutti i giorni e per buona parte della giornata. L’idea di fondo che muove la pratica ED.UMA.NA, una rete costituita formalmente e composta da istituti scolastici, associazioni no-profit ed enti territoriali, è che, attraverso dispositivi semplici e largamente sperimentati, bambini e bambine abbiano la possibilità di ricevere grazie alla scuola un’educazione adeguata allo sviluppo del loro benessere e a una convivenza pacifica e nonviolenta.
Bibliografia
- Capitini A. (1967), Le tecniche della nonviolenza, Milano, Feltrinelli.
- Coiro A., Fanara G., Langer S. (2025), Educare con il dialogo alla scuola primaria. Attività e percorsi di nonviolenza, Trento, Erickson.
- Dolci D., (2020), L’educazione, Roma, Edizioni di comunità.


