I supereroi – come Superman, Catwoman o l’Uomo Ragno – hanno spesso un ruolo importante nell’immaginario infantile. Quanti bambini, quante bambine amano vestirsi come loro, giocare a interpretarli, costruire storie in cui salvano il mondo? Queste figure rispondono a bisogni profondi: desiderio di protezione, ricerca di giustizia, volontà di affrontare paure e fragilità. Come osserva Jerome Bruner (1996), la mente umana costruisce significato attraverso le narrazioni: i supereroi offrono storie potenti in cui il bene lotta contro il male, permettendo a bambine e bambini, ragazze e ragazzi di dare forma simbolica alle proprie emozioni e di immaginare un mondo ordinato dalla giustizia.
Il gioco con i supereroi consente inoltre di sperimentare un senso di potere e controllo. Spesso ci si sente piccole/i e dipendenti, in balia di un mondo adulto, così attraverso il “fare finta” si può diventare forti, invincibili, capaci di aiutare i più deboli. In questo senso i supereroi rappresentano una palestra di immaginazione morale: stimolano il desiderio di giustizia e altruismo, rafforzano la fiducia in sé, offrono scenari in cui esplorare ruoli e identità.
Il limite pedagogico dei superpoteri
Attenzione però che proprio qui risiede anche il limite pedagogico di queste figure fantastiche. I supereroi sono inarrivabili: nessun bambino, nessuna bambina potrà mai volare, avere vista a raggi X o tessere ragnatele dai polsi. Il rischio, come notava John Dewey (1916) parlando del valore educativo dell’esperienza, è che l’apprendimento resti confinato in uno spazio fantastico, senza tradursi in comportamenti concreti. Se bambine e bambini interiorizzano l’idea che solo individui eccezionali possano cambiare il mondo, potrebbero sentirsi esclusi dalla possibilità di agire in prima persona.
Eroi reali come modelli possibili
Per questo è essenziale affiancare ai supereroi esempi reali: donne e uomini, ma anche ragazze e ragazzi, che hanno scelto di schierarsi dalla parte di valori come giustizia (sociale e ambientale) e pace, hanno scelto di costruire un mondo più equo e pacifico usando coraggio e nonviolenza - ma senza superpoteri. Secondo Maria Montessori (1949), bambine e bambini apprendono soprattutto attraverso l’osservazione di persone adulte che vivono ciò che insegnano. La pace, scriveva Montessori, non si insegna a parole: si trasmette attraverso la testimonianza di chi la incarna nei gesti di tutti i giorni.
In questo senso, figure storiche come Mahatma Gandhi possono fungere come modelli: non ha usato armi o poteri magici, ma ha mostrato che la forza della nonviolenza può liberare un popolo. Oppure Martin Luther King Jr. ha dimostrato con la sua azione civile come la parola e la mobilitazione pacifica possano abbattere il muro della discriminazione. In queste figure storiche bambine e bambini, ragazze e ragazzi possono vedere che è possibile cambiare il mondo senza poteri sovrumani, ma con coraggio e perseveranza.
È esattamente ciò che sottolineava Paulo Freire (1970): la trasformazione nasce quando persone comuni incarnano con la loro praxis – cioè la coerenza tra pensiero e azione – la possibilità di un mondo diverso.
Accanto a queste figure del passato, ci sono anche modelli più vicini ai giovani di oggi. Malala Yousafzai dimostra che non serve essere adulti per essere eroi: la sua lotta per il diritto all’istruzione, intrapresa da adolescente, è un’icona di coraggio accessibile e imitabile. Per una ragazza o un ragazzo, identificarsi con Malala è molto diverso dall’identificarsi con Wonder Woman, perché Malala è una persona in carne e ossa che ha affrontato rischi concreti e che continua a parlare al mondo con la sua voce. Questo tipo di esempio, come sosteneva Danilo Dolci (1973), è ciò che rende l’educazione viva: non trasmissione di regole astratte, ma incontro con persone che incarnano valori. Anche Greta Thunberg non possiede poteri speciali, ma ha trasformato la sua determinazione personale in un movimento globale per la giustizia climatica e ora per il popolo palestinese. È la dimostrazione che non servono muscoli o armi - e tanto meno superpoteri - ma la volontà, la determinazione e la capacità di dare voce a una causa universale. Parlando di Greta o di Malala, possiamo, in accordo con Edgar Morin (1999), insistere sull’importanza di diventare cittadine e cittadini capaci di pensare globalmente e di assumere responsabilità planetarie.
Dalla fantasia alla speranza concreta
Se dunque i supereroi stimolano l’immaginazione, nutrono il sogno, permettono di esplorare simbolicamente paure e desideri; esempi reali offrono modelli concreti, mostrano che attivarsi per pace, giustizia, clima è possibile, accessibile, quotidiano. Come suggerisce Bruner, i bambine e bambini hanno bisogno di narrazioni per crescere: i supereroi offrono miti potenti, ma è attraverso gli esempi reali che quelle storie diventano percorsi di vita, trasformando la fantasia in speranza concreta e in responsabilità sociale.
Educazione come pedagogia della speranza e della libertà
In questo senso, l’educazione non è solo trasmissione di conoscenze o valori astratti, ma diventa una vera e propria pedagogia della speranza, come indicato da Paulo Freire (1970). La speranza educativa non è un sentimento vago o passivo: è un orizzonte dinamico che permette di immaginare e costruire un mondo diverso, soprattutto in contesti e scenari (come quelli attuali) segnati da ingiustizie, violenza e guerre. Offrire a bambine e bambini, ragazze e ragazzi esempi positivi significa nutrire la convinzione che la pace e la giustizia non siano utopie, ma pratiche realizzabili - anche da noi - attraverso azioni quotidiane, scelte consapevoli e impegno collettivo.
In un mondo spesso dominato da conflitti e aggressività, la pedagogia diventa pratica della libertà, un processo in cui le giovani persone imparano a riconoscere la propria capacità di agire eticamente e responsabilmente. Attraverso l’integrazione di narrazione, immaginazione e modelli reali, l’educazione diventa quindi uno strumento di resistenza alla violenza, capace di trasformare la paura e la passività in azione consapevole. I supereroi possono aiutare nell’esplorare simbolicamente conflitti e emozioni difficili, ma sono gli esempi reali a mostrare che anche nel mondo di tutti i giorni, pervaso da guerra, ingiustizia o oppressione, la libertà, la giustizia e la pace sono percorsi possibili.
Bibliografia
- Bruner, J. (1996). La cultura dell’educazione. Milano: Feltrinelli. (Traduzione italiana di The Culture of Education).
- Dewey, J. (1916/2017). Democrazia e educazione: introduzione alla filosofia dell’educazione. Milano: FrancoAngeli. (Traduzione italiana di Democracy and Education).
- Dolci, D. (1973). Dal trasmettere al comunicare. Torino: Sonda.
- Freire, P. (1970/2010). Pedagogia degli oppressi. Milano: EGA. (Traduzione italiana di Pedagogy of the Oppressed).
- Montessori, M. (1949/2011). Educazione e pace. Milano: Garzanti.
- Morin, E. (1999). La testa ben fatta: riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero. Milano: Raffaello Cortina.
