Corpi in metafora

Uno studio su "Il racconto dell'Ancella" di Margaret Atwood

Corpi in metafora

Il Racconto dell’Ancella (The Handmaid’s Tale) è un romanzo distopico della scrittrice canadese Margaret Atwood, incentrato su temi molto forti ma anche attuali come l’oggettificazione del corpo femminile, i diritti riproduttivi, la perdita di libertà e le ideologie sviluppate dai regimi totalitari. Il testo è ricco di strutture retoriche, che Atwood usa brillantemente per dissimulare e allo stesso tempo mettere in risalto le idee pericolose di una dittatura come Gilead.

La metafora come strumento ideologico 

Le metafore sono state a lungo considerate semplici strumenti linguistici usati per scopi estetici, quando in realtà studiosi come Lakoff e Johnson (1980) hanno dimostrato come esse siano dei potenti mezzi cognitivi che influenzano la nostra percezione del mondo.  

Se applichiamo questo concetto ai regimi dittatoriali, possiamo comprendere come le metafore fungano da strumento di persuasione delle masse, trasformando effettivamente il linguaggio in potere. In particolare, le metafore possono contribuire a:

  • la naturalizzazione delle gerarchie;
  • il rinforzo degli stereotipi;
  • la cancellazione dell’identità individuale;
  • la legittimazione del controllo.

Spesso, questa manipolazione linguistica è volta a emarginare determinati gruppi di persone ritenute inferiori o più deboli, e quindi da dover controllare o reprimere. Questo meccanismo fa spesso riferimento ad aspetti individuali come l’etnia, la religione, l’orientamento sessuale o politico, e infine il genere.

Il corpo femminile nelle metafore 

Nel suo libro Unbearable Weight (1993), Susan Bordo spiega come il corpo delle donne non sia solo una realtà biologicamente data, ma come esso venga costruito attraverso simboli, immagini, discorsi e metafore. Tra queste, dominano metafore basate sulla passività, e per questo motivo, nella società si è diffusa la correlazione tra corpo femminile e subordinazione.

Nel romanzo di Atwood, vi sono numerose rappresentazioni concettuali della donna, tra cui:

  • DONNA COME OGGETTO: la donna è vista come oggetto inanimato che può essere modificato, scambiato, posseduto e gettato via a seconda della volontà di chi esercita controllo. “Discards, all of us.” / “Scarti, tutte noi”;
  • DONNA COME MACCHINA: le donne hanno valore solo se sono efficienti nell’adempiere i ruoli che la società attribuisce loro. In caso contrario esse sono considerate difettose e da sostituire. “We both know what my body is for”/ “Sappiamo entrambi per cosa serve il mio corpo”;
  • DONNA COME CONTENITORE: l’utero è descritto come contenitore che acquisisce valore solamente quando contiene un feto e porta a termine una gravidanza. La donna è rappresentata come agente passivo nel processo di riproduzione. “We are containers, it’s only the insides of our bodies that are important.” / “Siamo contenitori, è importante solo ciò che c’è all’interno dei nostri corpi”

Atwood non ricorre a queste espressioni solamente per creare una realtà distopica, ma per amplificare, e quindi criticare, alcune espressioni della mentalità patriarcale e sessista fermamente radicata nella società odierna e che ha definito intere società nel corso della storia.

Cosa ci dicono le metafore sulla società?

Sebbene, come osserva Kövecses (2005), molte metafore siano culturalmente specifiche, alcune immagini concettuali — come quelle che rappresentano le donne come oggetti o contenitori — mostrano una persistenza trans-culturale, riemergendo in società molto diverse. Questo è dovuto a strutture sociali ricorrenti, tra cui sistemi patriarcali e forme di controllo del corpo femminile.

Se una cultura o un contesto sociale considera le donne solo sulla base delle loro capacità riproduttive o dei compiti che esse svolgono per gli uomini, le metafore più comuni rifletteranno l’obbedienza, la sottomissione e la mancanza di autonomia come caratteristiche imprescindibili dell’essere femminile.

In questo modo, non solo si giustificano e normalizzano questi atteggiamenti sessisti e discriminatori, ma le persone a cui queste espressioni sono rivolte finiscono per interiorizzarle, perdendo completamente la propria libertà di pensiero ed autostima.

Il potere dell’educazione linguistica 

Le metafore concettuali sono indubbiamente un forte strumento di rappresentazione linguistica che ha un impatto decisivo sul nostro modo di vedere il mondo. La letteratura, come nel caso del Racconto dell’Ancella, può aiutarci a comprendere più da vicino i meccanismi cognitivi e socioculturali che stanno dietro a stereotipi ed espressioni sessiste tutt’ora presenti nella società. Essere consapevoli dei modi in cui usiamo il linguaggio è dunque fondamentale e complementare alla sensibilizzazione sociale, soprattutto quando si parla di genere ed inclusività.

In classe, il romanzo di Atwood può diventare un punto di partenza per discutere il linguaggio del potere e le sue implicazioni di genere. Analizzare metafore e altre figure retoriche consente agli studenti di riconoscere come il linguaggio costruisca realtà e identità, e di sviluppare un pensiero critico e inclusivo.

Riferimenti Bibliografici 

Atwood, M. (1985). The Handmaid’s Tale. Toronto: McClelland & Stewart. 

Bordo, S. (1993). Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the Body. Berkeley, CA: University of California Press, 45-98.

Lakoff, G., & Johnson, M. (1980). Metaphors We Live By. Chicago: University of Chicago Press. 

Murkett, K. (2021). The Handmaid’s Tale: The Power of Language and the Language of Power. 

Kövecses, Z. (2005). Metaphor in Culture: Universality and Variation. Cambridge: Cambridge University Press, 35-64.