Celebrare la Giornata Internazionale della Pace

Celebrare la Giornata Internazionale della Pace

Celebrarne il valore il 21 settembre può sembrare anacronistico, viste le guerre e le violenze che attraversano il nostro tempo. Eppure è proprio per questo che scuole e società dovrebbero interrogarsi ancora di più sul loro ruolo nella costruzione di una cultura di pace.

Dire “pace” in tempi di guerra

All’inizio di quest’anno scolastico sono state molte le scuole che hanno scelto di riflettere su come parlare di pace in un mondo attraversato dai conflitti. Come rendere consapevoli gli alunni – nel rispetto delle diverse età e dei loro vissuti – che a ognuno di noi è chiesto di percorrere il sentiero disarmato e disarmante (come scriveva papa Leone XIII) della pace.
Non possiamo fingere che ciò che accade in Ucraina, a Gaza o in Sudan non ci riguardi.

La Raccomandazione UNESCO su pace, diritti, sostenibilità

Una guida all’azione educativa ci arriva dalla nuova Raccomandazione UNESCO su Pace, Diritti e Sostenibilità pubblicata nel 2023 come aggiornamento della storica Raccomandazione del 1974.
Un documento ancora poco conosciuto dalle scuole italiane, che invece dovrebbe diventare riferimento per il curricolo e per l’Educazione civica.

La Raccomandazione, organizzata attorno a 14 principi guida, affronta tutte le dimensioni dell’educazione alla pace, collegando i diritti umani alle tecnologie digitali, il cambiamento climatico alla parità di genere, la salute e il benessere alla diversità culturale, fino al dialogo interreligioso e interculturale. Il raggiungimento e il mantenimento della pace, afferma, sono un processo attivo che dipende dalle azioni quotidiane di ciascuno. Sul piano culturale e didattico, riconosce che il mondo di oggi – complesso, interdipendente, interconnesso – richiede un’istruzione multidisciplinare e olistica, capace di promuovere lo sviluppo pieno delle persone e delle società.

Esercizi di pace

“La pace si insegna e si impara”: lo sostengono da anni le scuole della Rete Nazionale Scuole di Pace che in questi giorni si preparano alla Marcia della Pace PerugiAssisi del 12 ottobre.
Se comprendiamo facilmente la pace come “contenuto” di un percorso didattico, più difficile è intenderla come azione concreta.

Da qui nasce il Quaderno degli esercizi di pace: 15 esercizi di responsabilità che partono dal vissuto quotidiano – l’aula, i compagni, il saluto reciproco, il rifiuto dell’odio – per arrivare a impegni nella comunità locale, fino alla città e al mondo.
Molte scuole hanno scelto, ad esempio, di iniziare l’anno scolastico con un minuto di silenzio in memoria delle bambine e dei bambini vittime delle guerre: un gesto semplice ma di forte impatto educativo e comunitario.

Scuole come istituzioni di pace

La pace non può restare un fatto individuale o limitato alle relazioni tra compagni. Deve coinvolgere la scuola come istituzione, chiamata dalla Costituzione a rendere effettivi i diritti di libertà e solidarietà.
È la stessa Educazione civica a chiedere di formare cittadini “artigiani e architetti di pace” (Papa Francesco, Fratelli tutti). Ognuno di noi può essere artigiano nella vita quotidiana, ma le istituzioni – e la scuola in primo luogo – devono diventare architetti, capaci di scelte politiche, azioni concrete e progettualità che rendano la pace giustizia, diritti, sostenibilità, accoglienza, dialogo tra culture e religioni.

Essere scuola di pace significa:

  • garantire a tutti il diritto all’istruzione;
  • rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona e la partecipazione alla vita collettiva (art. 3 della Costituzione);
  • orientare l’educazione a costruire speranza, mondi nuovi, possibilità di futuro.

La scuola come casa della pace non è un’utopia: è la scommessa e il senso stesso dell’istituzione che, come “intellettuale sociale”, presiede alla costruzione del futuro della società e del mondo.