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I mini gialli dei dettati 2
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Il ruolo degli assistenti sociali nelle emergenze

È fondamentale che il Sistema dei Servizi Sociali rafforzi i servizi che possono contribuire a mantenere la massima coesione sociale di fronte all'emergenza coronavirus

L’attuale emergenza coronavirus è un evento di portata straordinaria, che interroga profondamente tutto il sistema di welfare, non solo italiano. Sappiamo che i DPCM che si sono susseguiti hanno prestato una formidabile e assolutamente dovuta attenzione alla gestione sanitaria dell’emergenza, trascurando (per ora) i riflessi sociali dell’attività sanitaria e – più in generale – degli effetti della limitazione degli spostamenti e della sospensione delle attività produttive.

È certo che i Servizi Sociali rientrino nelle “attività essenziali” e, anzi, proprio nell’attuale situazione di emergenza è fondamentale che il Sistema dei Servizi Sociali continui a garantire, ed anzi rafforzi, i servizi che possono contribuire alla migliore applicazione delle direttive del Governo e a mantenere la massima coesione sociale di fronte alla sfida dell'emergenza

È un ruolo che il Sistema dei Servizi Sociali deve svolgere nei confronti di ogni membro della collettività, con particolare attenzione a coloro che si trovano, o si vengono a trovare a causa dell’emergenza, in condizione di fragilità, anche per garantire i livelli essenziali delle prestazioni sociali di cui all’articolo 22 della legge n. 328/2000.

Che cosa prevede il codice deontologico

Il Codice deontologico degli assistenti sociali affronta, in un articolo scritto in collaborazione con ASPROC (Assistenti Sociali per la Protezione Civile), le modalità di comportamento del professionista in caso di catastrofi o emergenze: 

L’assistente sociale mette a disposizione delle autorità competenti la propria professionalità per programmi e interventi diretti al superamento dello stato di crisi in caso di catastrofi o di maxi-emergenze. Nei diversi ambiti in cui opera, o come volontario adeguatamente formato all’interno delle organizzazioni di Protezione Civile, il professionista contribuisce al supporto di persone e comunità e al ripristino delle condizioni di normalità.”

Ancor di più, il Codice valorizza il dovere professionale di “promuovere, sviluppare e sostenere politiche sociali integrate, finalizzate al miglioramento del benessere sociale e della qualità di vita dei membri delle comunità, con particolare riferimento a coloro che sono maggiormente esposti a situazioni di fragilità, vulnerabilità o a rischio di emarginazione, tenuto conto del livello di responsabilità che egli ricopre e in funzione degli effetti che la propria attività può produrre.”

Il ruolo della professione, in questo frangente è evidentemente quello di tutelare le persone che, non solo a causa degli effetti dell’emergenza sanitaria, sono maggiormente esposte a rischio, “anche quando gli interventi professionali siano effettuati a distanza, via internet o con qualunque altro dispositivo elettronico o telematico”.

In questo quadro, resta ovviamente ferma la tutela della sicurezza del professionista e dei cittadini e il Codice, in proposito, prevede l’obbligo di segnalare al proprio datore di lavoro “per iscritto e con puntuale motivazione, le condizioni o le direttive incompatibili con il corretto esercizio della professione”, e all’Ordine “le situazioni in cui è compromessa la possibilità di corretto esercizio della professione in relazione alle condizioni organizzative, alle eventuali disposizioni illegittime impartite dal datore di lavoro e agli effetti delle politiche in contrasto con i principi del Codice o con la salvaguardia dei diritti della persona e della propria sicurezza”.

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