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Quale DAD per i Bisogni educativi speciali?

Sabrina Franciosi, dirigente scolastico e formatrice AID, spiega a quali condizioni la Didattica a Distanza è efficace per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali

Mai come in questo momento, una soluzione emergenziale come quella della didattica a distanza può rivelarsi un’opportunità per tutti gli alunni e, forse, soprattutto per coloro che vivono la relazione didattico-educativa incontrando delle difficoltà.

La prima condizione per la DAD: gli aspetti tecnici

Il punto di partenza, inutile nasconderlo, è di carattere tecnico. Per arrivare agli alunni con BES - e non solo - la didattica a distanza deve usare strumenti semplici e metodologie chiare. Questo significa, in primo luogo, che una scuola che rifletta sull’efficacia dei propri interventi dovrà sforzarsi di ridurre al minimo il numero di piattaforme o ausili digitali. La situazione attuale, è vero, ha colto di sorpresa una parte del mondo dell’istruzione, ma non è infrequente imbattersi in alunni grandi e piccoli che, nell’arco della stessa giornata, debbano destreggiarsi tra l’uso del registro elettronico, l’invio delle email, le classi virtuali (magari di piattaforme diverse a seconda del docente) e uno o più strumenti per la videolezione, essendo magari in grado di scansionare compiti e pagine del libro come se facessero la foto al proprio gatto.

Non tutte le scuole sono arrivate al momento dell’emergenza con una dotazione unitaria di strumenti per la didattica digitale, già collaudata, per così dire, “in tempo di pace”: e questo in alcuni casi, senza nulla togliere allo straordinario e generoso sforzo dei docenti, ha costretto molti ragazzi a fare i conti con un nuovo tipo di disorientamento, una sorta di sovraffollamento digitale, una specie di “cyber-Babele” davanti alla quale un alunno che ha le sue difficoltà di concentrazione, o che si perde nelle mille differenti procedure - procedure che la scuola, in onore al suo statuto, esige, non dimentichiamolo - può fare i conti con un nuovo ordine di difficoltà. Per questo motivo, anche se questo non è sempre facile da attuare a scuola, il primo consiglio è di unificare e ridurre gli strumenti digitali impiegati per la didattica.

Perché quello che stiamo scoprendo sempre di più, anche grazie a questo nuovo modo di fare scuole, è che i cosiddetti “nativi digitali” sono tutt’altro che padroni del mezzo, soprattutto quando sono chiamati a utilizzarlo in maniera attiva, creativa e costruttiva.

E qui veniamo al secondo punto: affinché gli strumenti digitali riescano a esprimere al meglio il loro potenziale didattico, devono essere semplici da usare; ma cosa significa “semplici”? Significa che tutti gli utenti - vale a dire alunni, docenti ma anche genitori, specialmente per gli alunni più piccoli - siano adeguatamente formati: e anche in questo caso, se non si è creduto, in passato, nella formazione di tutto il mondo della scuola (docenti alunni e famiglie) all’utilizzo dei nuovi strumenti digitali, che poi tanto nuovi non sono, a dire il vero, questa nuova relazione didattica mediata dal computer può certamente mettere gli alunni con bisogni educativi speciali di fronte a nuove difficoltà. Questa di sicuro è una grande occasione per colmare qualche lacuna in fatto di competenze digitali, e non a caso le opportunità di formazione si stanno moltiplicando, in queste settimane, sempre con una grandissima partecipazione del personale scolastico.

La seconda condizione per la DAD: il lavoro sul metodo e sull’organizzazione dello studio

Ma veniamo alla seconda condizione. Accanto alle problematiche di tipo tecnico legate all’uso degli strumenti digitali, e forse prima ancora di esse, si pone una questione centrale: che tipo di didattica potrà funzionare per gli alunni con BES, finché la scuola resterà a distanza?

Qui ci troviamo veramente davanti a una grande occasione per la nostra scuola: è giunto il momento di lavorare alla costruzione di una didattica leggera, che sia fondata sull’individuazione di contenuti essenziali e competenze di base.

Questo è il terreno - progettuale e metodologico - sul quale docenti e dirigenti sono chiamati ad esercitare tutte le proprie capacità per rivedere il curricolo e individuare gli elementi essenziali delle discipline.

Lo sforzo richiesto alle scuole, anche in questo caso, non è secondario, soprattutto per quegli istituti che in passato non hanno lavorato in questa direzione.

Fare una didattica a distanza che sia efficace per gli alunni con bisogni educativi speciali significa alleggerire molto il carico di compiti a casa, individuare i contenuti di base del curricolo, ma soprattutto fornire feedback: quando si assegna un compito, questo deve essere sempre corretto, perché l’alunno deve avere un ritorno per comprendere meglio quali siano le sue difficoltà, quali concetti ha interiorizzato e su quali apprendimenti invece non ha padronanza e quindi deve insistere.

Un altro nodo sensibile riguarda l’organizzazione del lavoro. I nostri alunni facilmente si disorientano, soprattutto i ragazzi con difficoltà sono sensibili e fragili, perdono i punti di riferimento e rischiano di non afferrare più il senso logico degli apprendimenti che vengono proposti. Avrebbero problemi di memorizzazione e di assimilazione a scuola, in presenza, figuriamoci a distanza e senza la possibilità di supervisione ravvicinata da parte del docente. Anche questa è una piega in cui rischia di annidarsi il germe della discriminazione socio-culturale: a nessuno sfugge che, in una relazione a distanza non sufficientemente gestita dalla scuola, una parte significativa del lavoro di organizzazione e gestione (dei materiali di studio come degli argomenti) possa finire per essere demandata alla collaborazione delle famiglie, non tutte dotate degli strumenti necessari per affiancare il proprio figlio.

Per questa ragione, in una fase come questa, una scuola sensibile al tema dei bisogni educativi speciali si sforzerà ancora di più di lavorare sul metodo e sull’organizzazione dello studio: come studiare una lezione, come sintetizzarla, come ricavarne una mappa concettuale, come recuperare le conoscenze pregresse e individuare i prerequisiti per i nuovi argomenti. Questi dovrebbero essere gli obiettivi prioritari della didattica a distanza, proprio tenendo come bussola di riferimento quegli alunni in difficoltà che a casa, senza l’apprendimento socializzato dell’aula scolastica, rischiano di fallire ulteriormente.

Le occasioni da cogliere con la DAD

Contenuti leggeri, dunque, e molto metodo di studio; a cui può aggiungersi un approccio trasversale tra le discipline e che affronti pochi temi: ma sui quali magari si propone quell’approfondimento che nella didattica ordinaria non sempre si ha il tempo di fare, e che invece potrebbe consentire, in questa situazione, una più incisiva fissazione dei contenuti. SI tratta di linee di intervento, in parte richiamate anche dalle Note ministeriali di queste settimane, sulle quali è compito dei dirigenti orientare una riflessione il più possibile condivisa tra tutto il collegio dei docenti. Ma soprattutto, siamo davanti a un’occasione da cogliere per costruire una scuola sempre più inclusiva.

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