IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

Che cos’è la Terapia Razionale Emotiva Comportamentale

Domande e risposte sull’intervento psicoterapeutico ideato da Albert Ellis

 

 

Cos’è la REBT?

La Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT) è un intervento psicoterapeutico basata su alcuni principi fondamentali.

  1. L’individuo reagisce principalmente alla rappresentazione cognitiva degli eventi più che agli eventi in sé.

  2. Le emozioni disfunzionali sono influenzate prevalentemente da convinzioni irrazionali ed è possibile identificare e codificare le principali modalità di pensiero irrazionale.

  3. Le emozioni hanno un valore legato alla sopravvivenza della specie.

  4. Per superare emozioni e comportamenti disfunzionali è possibile ricorrere a modalità di pensiero razionali.

  5. I metodi cognitivi vanno integrati costruttivamente con metodi comportamentali.

La REBT è una psicoterapia attiva e direttiva: è il terapeuta, infatti, a dare una struttura a ciascuna seduta, mentre il cliente fornisce i contenuti. Inoltre, è il terapeuta a «dirigere il gioco», in quanto sa dove guidare il cliente, ma lo fa in modo estremamente socratico.

 

 

Perché si parla di “cliente” e non di “paziente”?

Il termine “cliente”, di uso comune anche nella letteratura clinica inglese, viene sostituito al termine “paziente”, che invece può risultare troppo medicalizzante, così come a quello “utente”, riferibile principalmente all’ambito statalista.

 

 

Quali aspetti delle emozioni vengono tenuti in considerazione nella Terapia Razionale Emotiva Comportamentale?

  • Aspetto fenomenologico: come l’emozione fa sentire, le sensazioni (piacevoli o spiacevoli) associate a essa.

  • Aspetto sociale: ciò che un’emozione comunica ad altre persone.

  • Aspetto fisiologico: l’attivazione neurovegetativa, l’arousal, che in alcune emozioni disfunzionali potrà essere più elevato.

  • Aspetto comportamentale: il tipo di azione che deriva da una certa emozione.

Di questi quattro aspetti dell’emozione, solo quello fisiologico riguarda la dimensione quantitativa, mentre gli altri costituiscono la dimensione qualitativa. Se un’emozione presenta almeno tre degli aspetti negativi che abbiamo considerato può essere senz’altro considerata nociva, ossia disfunzionale.

 

 

Quali sono le caratteristiche distintive della REBT rispetto alla terapia cognitivo comportamentale tradizionale?

  • Differenziazione tra cognizioni inferenziali e cognizioni valutative. Secondo la REBT, non basta individuare come una persona interpreta la realtà per comprendere il suo stato d’animo, ma è necessario identificare anche il modo in cui valuta ciò che ha interpretato.

  • Diverso ABC dell’emozione. Nella CBT tradizionale viene di solito adottato un modello ABC dell’emozione che colloca al punto B tutto ciò che è cognitivo, ossia che riguarda il modo di pensare di un individuo. Nella REBT, invece, al punto B vengono collocate solo cognizioni di tipo valutativo, mentre le cognizioni interpretative vengono agganciate all’evento attivante, quindi collocate al punto A.

  • Classificazione delle categorie irrazionali di pensiero. La REBT ha identificato in modo preciso quali sono i più comuni pensieri irrazionali, classificandoli in quattro differenti categorie. Nella CBT tradizionale, spesso il termine «irrazionale» viene esteso in modo improprio a tutti i modi di pensare disfunzionali, mentre nella REBT, quando si parla di pensieri irrazionali, ci si riferisce solo a cognizioni di tipo valutativo.

  • Identificazione del meta-problema. Il secondo problema, che deriva dal primo, viene chiamato meta-problema e, frequentemente, diventa un grande ostacolo per il superamento del problema primario, in quanto il turbamento creato dal meta-problema può rendere molto difficile, per un cliente, impegnarsi efficacemente per il superamento del problema primario. Al di fuori della REBT, nessun altro approccio cognitivo-comportamentale ha messo in evidenza il ruolo svolto dal meta-problema.

  • Metodo strutturato e articolato per la messa in discussione dei pensieri disfunzionali. La CBT tradizionale privilegia come modalità di ristrutturazione cognitiva una messa in discussione dei pensieri disfunzionali basata su argomentazioni di tipo empirico. Nella REBT, oltre a una linea di argomentazione empirica, si utilizzano altre due linee di argomentazione: quella logica e quella funzionale, rendendo la messa in discussione dei pensieri irrazionali piuttosto strutturata e articolata e, quindi, più semplice da apprendere e da mettere in pratica con risultati molto efficaci.

  • Rilevanza della fase educativa della terapia. Mentre in alcuni approcci cognitivo-comportamentali la fase educativa della psicoterapia viene essenzialmente confinata alla fase iniziale del percorso terapeutico, nella REBT essa viene estesa a buona parte della psicoterapia.

  • La definizione degli obiettivi. La REBT dà particolare rilievo alla definizione accurata degli obiettivi emotivi e comportamentali da raggiungere per ogni problematica che il cliente presenta. Questi obiettivi vengono concordati con il cliente attraverso un suo coinvolgimento attivo e non imposti dallo psicoterapeuta.

  • L’assegnazione di homework. Assegnare al cliente attività da svolgere tra una seduta e l’altra è una pratica condivisa da tutte le terapie cognitivo comportamentali. Ciò che però è particolare nella REBT è l’applicazione di strategie atte a garantire l’esecuzione, da parte del cliente, di tali prescrizioni. Inoltre, vi sono alcuni homework che sono tipici della REBT, in quanto creati all’interno di questa prassi psicoterapeutica, ad esempio, esercizi anti-vergogna ed esercizi di assunzione di rischio.

 

 

L’ABC delle emozioni: di cosa si tratta?

L’ABC delle emozioni fa riferimento al modello dell’emozione di Ellis, fondatore della REBT.

Il punto A sta per Evento Attivante: include qualsiasi evento interno o esterno su cui l’individuo dirige la sua attenzione, e comprende quindi anche ricordi e immagini mentali. Include anche le interpretazioni e le inferenze riguardanti l’evento attivante. Un esempio di punto A potrebbe essere «Affrontare un esame ritenendo che probabilmente andrà male».

Il punto B sta per Sistema di Convinzioni o Base Mentale, e include le cognizioni valutative dell’individuo collegate all’evento attivante che si manifestano come convinzioni razionali o irrazionali. Un esempio di punto B potrebbe essere «Devo assolutamente superare questo esame, sarebbe una cosa orrenda non superarlo».

Il punto C sta a indicare le Reazioni Emotive e Comportamentali dell’individuo determinate dalle elaborazioni cognitive che sono presenti al punto B, piuttosto che dall’evento attivante di per sé. È importante ricordare che il punto C comprende non solo emozioni, ma anche comportamenti e, talvolta, anche pensieri.

Due punti ulteriori possono espandere il modello ABC:

Il punto D consiste nella ristrutturazione del pensiero che avviene quando le reazioni emotive e comportamentali (C) sono disfunzionali.

Il punto E ovvero a un nuovo modo di pensare che questa volta produrrà reazioni emotive e comportamentali funzionali (corrispondente al punto C in caso di risposte già funzionali).

 

 

Cosa si intende per ‘razionale’ o ‘irrazionale’ in REBT?

Nella REBT il termine razionale viene invece usato per definire il modo di pensare e non la persona. Il pensiero razionale ha quindi queste caratteristiche: è flessibile e non estremo; è congruente con la realtà oggettiva; ha una sua consistenza logica; facilita il conseguimento del proprio benessere e dei propri scopi. Nella REBT, quindi, il concetto di razionalità riguarda le caratteristiche intrinseche al tipo di ragionamento e ha un aspetto pragmatico.

All’opposto, il pensiero irrazionale è rigido ed estremo; è in contraddizione con la realtà oggettiva; presenta illogicità; ostacola il conseguimento del proprio benessere e dei propri scopi. Il pensiero irrazionale viene riassunto in quattro categorie: pretese assolute (doverizzazioni – bisogni assoluti); catastrofismo; bassa tolleranza alla frustrazione (insopportabilità); giudizi globali su di sé e sugli altri (svalutazione – condanna)

 

 

Come è strutturato un intervento REBT?

La prima seduta di trattamento non corrisponde di solito al primo contatto con il cliente. Ci saranno già stati altri incontri per una conoscenza e una presa in carico del cliente e per un eventuale assessment strumentale con somministrazione di apposite scale. Nella REBT viene sconsigliato un lungo assessment che si protragga per più di 2-3 incontri, così come viene sconsigliato di «bombardare» il cliente con un numero eccessivo di questionari. Si cerca anche di evitare una lunga indagine archeologica sulle esperienze remote che potrebbe trasmettergli l’attribuzione di una funzione eccessivamente importante del passato sul suo problema attuale.

Durante la prima seduta, dopo aver identificato i punti A e C del problema esposto dal cliente, si termina con l’assegnazione del primo homework. Questo spesso consiste nel richiedere al cliente la compilazione di un Diario delle emozioni, in cui egli monitorerà le proprie reazioni emotive, l’intensità in cui le ha esperite e la situazione in cui si trovava al momento. In breve, si tratta di monitorare le componenti A e C dell’episodio emotivo. Dopo la prima seduta, per gran parte del percorso terapeutico la struttura delle sedute successive diventerà più articolata, in quanto verranno inclusi la verifica dell’homework e la messa in discussione dei pensieri, oltre ad altre tecniche cognitive, emotive e comportamentali.

Attuare l’intervento psicoterapeutico secondo un modello strutturato è di aiuto sia per il cliente sia per il terapeuta. Il cliente familiarizzerà presto con questo metodo di procedere e si sentirà più a suo agio sapendo, in linea generale, cosa lo aspetta in ogni seduta. La REBT si differenzia notevolmente dalle più tradizionali forme di terapia non direttiva.

 

 

Come si individua l’ABC, il problema principale?

Di solito il cliente esordisce riportando la parte A del problema, oppure la parte C, ad esempio «Non riesco ad andare d’accordo con i miei colleghi di lavoro», oppure «Mi sento a disagio quando sono con persone che non conosco». Compito del terapeuta è definire in modo dettagliato le caratteristiche dell’evento attivante, identificare in modo preciso le reazioni emotive e comportamentali del cliente e infine individuare le sue modalità disfunzionali di pensiero.

Assessment punto C. Alcune domande per far emergere la reazione emotiva (C) del cliente potrebbero essere:

  • «Quando le è successo questo, come si è sentita?»

  • «Che stato d’animo ha provato dentro di sé in quella situazione?».

È da ricordare che al punto C non troviamo solo emozioni, ma anche comportamenti: pertanto il terapeuta dovrà far emergere anche cosa fa il cliente, come agisce, quando prova un determinato stato d’animo. Emozioni e comportamenti sono strettamente collegati.

A volte inavvertitamente il terapeuta potrebbe rivolgere al cliente domande che comunicano una concezione di tipo A C dell’emozione (l’evento attivante causa l’emozione).

Ad esempio:

  • «Questa cosa come l’ha fatta sentire?»

  • «Che stato d’animo hanno provocato in lei le parole di…».

Questo va accuratamente evitato, per non consolidare nel cliente una visione erronea delle sue emozioni. Domande alternative e più proficue potrebbero essere:

  • «Come si è sentita riguardo a questo?»

  • «Che stato d’animo ha provato quando le è stato detto questo?».

Rivolgendosi al cliente, si eviterà di usare l’espressione «emozione disfunzionale», ma la si potrà sostituire con l’espressione emozione nociva, enfatizzando l’aspetto controproducente di una certa reazione emotiva che non aiuta a stare bene e non facilita la soluzione del problema.

Assessment punto A. Non dobbiamo considerare il punto A come qualcosa di esclusivamente esterno alla persona; al contrario, bisogna tener presente che l’evento attivante può essere costituito anche da ricordi e immagini mentali. Nel cercare di ricostruire i dettagli riguardanti l’evento attivante, bisogna quindi considerare che nel modello della REBT esso include sia la realtà oggettiva (quello che è veramente accaduto e che qualsiasi osservatore esterno potrebbe confermare), che le interpretazioni soggettive, ossia il significato particolare attribuito dal cliente a tale evento o situazione.

 

 

Quali tecniche si utilizzano per educare il cliente alla comprensione del rapporto tra pensieri ed emozioni?

È importante trasmettere quanto prima al cliente una corretta visione delle sue emozioni, portandolo a comprendere il rapporto tra pensiero ed emozione. Fin tanto che il cliente non si renderà conto di come il suo modo di pensare influenza le sue emozioni e il suo comportamento non riuscirà a comprendere l’importanza di indagare sui suoi pensieri.

Spiegazione diretta: si ricorrerà a metafore o ad esempi di vario genere per far comprendere al cliente che l’evento attivante non causa direttamente la reazione emotiva e comportamentale.

Spiegazione socratica:

  • un modo per far comprendere al cliente che è B e non A a determinare C consiste nel chiedergli se conosce altre persone che nella sua stessa situazione non provano la medesima emozione;

  • un’altra modalità socratica per spiegare il rapporto tra B e C consiste nel far rievocare al cliente un’emozione del passato, collegata a una situazione particolare che adesso è associata a un’emozione diversa.

  • il ruolo svolto dal pensiero può essere fatto comprendere al cliente mettendo a confronto due diversi modi di pensare relativamente alla stessa situazione. Presentando al cliente una situazione ipotetica di fronte alla quale può assumere due diversi tipi di pensiero, non sarà difficile portarlo a constatare l’impatto che questi pensieri possono avere sulle sue emozioni.

L’influenza del passato: il passato può fornire informazioni sulla storia di apprendimento dei pensieri irrazionali, ma il ruolo del terapeuta non è certo quello di cambiare il passato del cliente, bensì quello di aiutarlo a liberarsi dai modi di pensare dannosi che ha appreso in passato.

 

 

Quali tecniche si utilizzano per la messa in discussione dei pensieri?

La messa in discussione, detta anche dissuasione cognitiva, è la parte più complessa della ristrutturazione cognitiva. Nell’ambito della REBT, per ristrutturazione cognitiva si intende quel processo attraverso cui l’individuo sostituisce modalità di pensiero collegate a reazioni emotive e comportamentali disfunzionali con altre modalità di pensiero in grado di elicitare emozioni e comportamenti adattivi. Questo processo avviene attraverso due fasi.

  1. Messa in discussione dei pensieri irrazionali. Nel corso delle varie sedute di psicoterapia il terapeuta, affrontando i vari ABC che emergono, aiuterà il cliente a rendere sempre più deboli i pensieri irrazionali collegati a specifiche situazioni problematiche.

  2. Riformulazione razionale. La riformulazione razionale è la seconda fase della ristrutturazione cognitiva. A meno che il cliente non disponga di nuovi modi di pensare con cui sostituire i suoi convincimenti irrazionali, egli continuerà a rimanere aggrappato ai propri modi di pensare, per quanto dannosi possano essere. Un errore in cui il terapeuta può incorrere nel corso della ristrutturazione cognitiva è quello di proporre al cliente un nuovo pensiero razionale alternativo già preconfezionato. In questo caso il rischio è che il cliente non senta come suo il pensiero, che perciò avrà poca influenza sul suo stato d’animo. È invece molto più efficace procedere in modo evocativo, invitando il cliente a trovare un modo di pensare alternativo, in base agli elementi emersi nel corso della messa in discussione.

 

 

Quali sono le tipologie di homework?

  • Compiti di auto-osservazione scritti, utili per far aumentare nel cliente la consapevolezza di certi eventi sia interni (covert) che esterni (overt).

  • Attività di lettura (biblioterapia): consiste nel prescrivere la lettura di determinati libri, opuscoli, articoli su specifici argomenti attinenti il problema del cliente. Lo scopo è quello di consolidare quanto già discusso in seduta o preparare il cliente a ciò che verrà discusso successivamente.

  • Compiti di ascolto. Lo scopo di questi materiali è quello di consentire al cliente di familiarizzare con la visione razionale-emotiva di determinati problemi che lo coinvolgono.

  • Esercizi comportamentali e immaginativi, che consistono nel prescrivere al cliente l’applicazione, tra una seduta e l’altra, di alcune tecniche comportamentali e immaginative. Lo scopo è quello di rendere il cambiamento cognitivo del cliente più «viscerale», e non solo intellettuale, allenandolo ad agire in un modo che va contro i suoi vecchi modi di pensare dannosi e allenandolo, attraverso l’immaginazione, ad assumere una diversa prospettiva, più razionale.

Leggi anche...
Ti potrebbero interessare...

"Questo sito utilizza cookie analitici, anche di terze parti, ed installa cookie di profilazione, propri e di terze parti, per inviarti messaggi in linea con le tue preferenze. Per ulteriori informazioni o per negare il consenso, a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Proseguendo la navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie."