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Imparare le lingue: abilità o apprendimento?

Facciamo il punto sugli studi che hanno cercato di capire se esiste una predisposizione naturale per l’apprendimento linguistico

L’ambito delle lingue straniere e del loro apprendimento, insieme a quello musicale, è uno di quelli in cui maggiormente si tende a credere o addirittura a dare per certo che esista una “predisposizione naturale”, al punto da arrivare a definire alcune persone come inguaribilmente “negate” per le lingue, mentre altre sarebbero magicamente “portate” per le lingue.

Se è sotto gli occhi di tutti che alcune persone riescono più facilmente di altre in questo compito, è altrettanto vero che non è stata individuata una componente genetica che favorisca questo apprendimento quanto piuttosto una serie di “tratti individuali” che, unitamente a dei fattori esterni favorevoli, contribuiscono a renderlo più rapido ed efficace.

In questo articolo cercheremo di individuarli e di metterli in relazione fra di loro.

Cos’è l’attitudine?

L’attitudine è un costrutto teorico (Jordan 2004; Carroll 1991; Gardner e MacIntyre1992) che mira a predire il potenziale di riuscita in un compito, cioè la misura in cui si stima che una persona possa riuscire bene in una certa attività prima di averla affrontata. I test attitudinali hanno lo scopo di predire i possibili risultati futuri di una persona e individuare le sue aree di forza per orientarne la carriera o lo studio.

Verrebbe da dire che, in generale, le persone con maggiori capacità cognitive progrediscano più rapidamente, anche se, per quanto riguarda le lingue, esistono eccezioni celebri: da un lato vi sono gli idiots savants, poliglotti con ridotte capacità cognitive generali, dall’altro vi sono illustri accademici con difficoltà estreme nell’apprendimento linguistico. 

Pare quindi che non esista un legame così stretto fra capacità cognitive e successo nell’apprendimento linguistico, ma piuttosto che esista una specifica, innata abilità di apprendimento linguistico più forte in alcune persone rispetto ad altre a prescindere dal quoziente cognitivo.

Quali abilità formano l’attitudine per l’apprendimento delle lingue?

Non mancano gli studi che hanno cercato di capire se effettivamente esistano delle basi biologiche di predisposizione per l’apprendimento linguistico. Nell’economia di questo articolo ne vedremo solo alcuni.

Il primo e più utilizzato test è stato il Modern Language Aptitude Test- MLAT di Carroll e Sapon (1959), implementato in seguito dal Pimsleur Language AptitudeBattery – PLAB (Pimsleur 1966). L’attitudine è considerata un costrutto complesso, formato da numerose componenti, riassumibili in:

  1. abilità di codifica fonemica, ossia la capacità di identificare e, soprattutto, analizzare i suoni della nuova lingua in modo da poterli poi ricordare;

  2. abilità di codifica grammaticale, ossia la capacità di riconoscere le diverse funzioni che possono svolgere le parole all’interno delle frasi;

  3. abilità di apprendimento induttivo, ossia la capacità di inferire una struttura a partire dagli esempi a cui si è esposti, cioè di operare generalizzazioni sulle regole, che possono poi essere utilizzate a livello di produzione linguistica;

  4. abilità di memorizzazione di parole, regole e altri elementi nella nuova lingua.

Con il passaggio dall’approccio grammaticale-traduttivo ad approcci più comunicativi nell’insegnamento delle lingue, è venuta mento l’importanza attribuita all’abilità di codifica grammaticale e si è invece enfatizzato il ruolo svolto dalla memoria di lavoro, relativa cioè al processamento attivo dell’informazione (Ellis 2001).

Il modello di Snow (1987; ripreso da Corno et al. 2002) è uno dei pochi che non si limita alle abilità ma include aspetti della personalità come la motivazione risultativa, l’assenza di ansia, l’autostima, l’autoregolazione, il temperamento e l’umore, prendendo in considerazione anche I Big Five cioè i cinque fattori determinanti la personalità di un individuo.

Per concludere

Gli apprendenti di successo non sono necessariamente forti in tutte le componenti dell’attitudine: per determinare l’esito positivo e a volte “eccezionale” dell’apprendimento linguistico sono fondamentali il tipo di esposizione e insegnamento ricevuti. L’attuale interesse per il plurilinguismo porta a mitigare la differenza tra attitudine linguistica e abilità metacognitive, arrivando praticamente a farle coincidere (Modello Dinamico di Multilinguismo di Jessner 2006, 2008).

Per concludere, ci preme evidenziare come il concetto di “portati per le lingue” debba necessariamente essere messo in relazione con la definizione di “successo” nell’apprendimento linguistico (pronuncia da madrelingua, naturalezza nell’interagire con i parlanti nativi, capacità di generalizzare gli apprendimenti, velocità nell’eloquio, ecc.) perché “successi” diversi richiedono attitudini diverse.

Riferimenti bibliografici

Carroll J.B., 1991, “Cognitive abilities in foreign language aptitude: Then and now”, in Parry T. e Stansfield C. (a cura di), Language Aptitude Reconsidered, Prentice hall, Englewood Cliffs, NJ.

Carroll J.B. e Sapon, S.M., 1959, Modern Language Aptitude Test, The Psychological Corporation/Harcourt Brace Jovanovich, New York, NY.

Celentin P., 2019, Le variabili dell’apprendimento linguistico. Perché non tutti imparano le lingue allo stesso modo, QuiEdit, Verona.

Corno L., Cronbach L.J., Kupermintz H., Lohman D.F., Mandinach E.B., Porteus A.W. e Talbert J.E., 2002, Remaking the concept of aptitude: Extending the legacy of Richard E. Snow, Lawrence Erlbaum, Mahwah, NJ.

Ellis N.C., 2001, “Memory for language”, in Robinson P. (a cura di), Cognition and Second Language Instruction, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 33-68.

Gardner R.C. e MacIntyre P., 1992, “A student’s contributions to second-language learning. Part I: Cognitive variables”, in Language Teaching, 25, pp. 211-220.

Jessner U., 2006, Linguistic Awareness in Multilinguals, Edinburgh University Press, Edinburgh.

Jessner U., 2008, “Teaching third languages: Findings, trends and challenges”, in Language Teaching, 41, 1, pp. 15-56.

Jordan G., 2004, Theory construction and second language acquisition, John Benjamins, Amsterdam, Paesi Bassi.

Pimsleur P., 1966. The Pimsleur Language Aptitude Battery, Harcourt, Brace, Jovanovic, New York.

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