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Perché fare filosofia con i bambini a scuola? - Erickson 1

Perché fare filosofia con i bambini a scuola?

Avviare un viaggio di meraviglia e scoperta incentrato sull’alunno

Perché è importante avviare i bambini al pensiero e al ragionamento filosofico già a partire dalla scuola primaria?
Potrei rispondere dicendo che fare filosofia con i bambini è come invitarli a esplorare sentieri e paesaggi che, per essere attraversati, richiedono di sperimentare «andature» nuove, di camminare lungo salite e discese più ripide del solito e di trovare connessioni tra quel che si sa (o si crede di sapere) e quel che ancora non si sa.

Così facendo, giocando a esplorare i confini di ciò che sono in grado di pensare, bambine e bambini si allenano ad affrontare il dubbio e l’incertezza. Si potrebbe anche dire, semplificando, che l’esercizio filosofico è, per il pensiero e il linguaggio, l’analogo di ciò che l’esercizio fisico è per il corpo: esercitandosi ci si accorge, strada facendo, di avere più possibilità di movimento di quelle che inizialmente si sospettavano e si scoprono nuovi modi per stare in equilibrio o per cavarsela quando si perde l’equilibrio.

Il senso del fare filosofia con i bambini in questo modo – come suggerisco nel libro “Giochi filosofici” – può essere così riassunto: esperimenti mentali e altri enigmi classici

della filosofia possono diventare un ottimo punto di partenza per innescare processi educativi incentrati non tanto sull’insegnante ma su chi apprende, sulla meraviglia e sul piacere di scoprire.

IL RUOLO DELL’INSEGNANTE NEL GUIDARE I BAMBINI ALLA SCOPERTA DELLA FILOSOFIA

Il filosofo e l’insegnante restano ovviamente, a monte e a valle del processo, i responsabili dell’introduzione in uno spazio di scoperta in cui le menti possono estendersi, correlando il noto con l’ignoto, il senso della realtà con il senso della possibilità, la logica con l’immaginazione.

A rendere filosofica la conversazione contribuiscono ogni volta il punto di partenza che si propone, che traccia per così dire i contorni del campo da gioco in cui ci si muoverà; poi fa la differenza il tipo di domande che vengono poste strada facendo, le quali corrispondono

metaforicamente agli ostacoli e alle prove da affrontare; inoltre è cruciale la capacità dell’adulto di accompagnare i movimenti dei bambini lasciando tempo e spazio all’esitazione e al dubbio, senza sedare la meraviglia e l’incertezza con risposte preconfezionate, il che corrisponde a lasciare «libero» lo spazio di gioco.


L’articolo completo a cura di Luca Mori è disponibile sul numero di settembre 2019 della rivista Erickson “DIDA”.

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