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La paura di morire da soli ai tempi del coronavirus - Erickson.it  1

La paura di morire da soli ai tempi del coronavirus

Troppo spesso non c’è la possibilità di accompagnare i propri cari negli ultimi giorni di malattia e di officiare i riti del lutto

Il tempo del coronavirus è tempo di lottare per la vita, ma è anche il tempo del lutto: aumentano i morti e troppo spesso non c’è la possibilità di accompagnare i propri cari negli ultimi giorni di malattia e di officiare i riti del lutto, necessari per lasciar andare il caro defunto e dare inizio all’elaborazione del lutto. Altri, a causa delle proprie patologie, temendo l’infezione sperimentano il cordoglio anticipatorio della propria morte, per giunta solitaria.

Tre momenti difficili differenti, che chiedono risposte diversificate. In tutti i casi si vive il tema di una assenza potente, che suscita il bisogno della narrazione, cui si può rispondere in molti modi.

Come stare vicini a un caro malato irraggiungibile fisicamente

Far recapitare se possibile foto di famiglia, biglietti scritti a grandi caratteri o disegni dei bambini, piccoli oggetti che possano restare accanto al malato e ricordino casa e gli affetti. In tutte le comunicazioni (biglietti, telefono…) trasmettere affetto e dolcezza, senza recriminazioni o lamentele; il pianto è ammesso. I ragazzi devono condividere le notizie, spiegate secondo l’età, e invitati a pregare, scrivere, ricordare la persona malata, possibilmente con gli adulti.

Come convivere con la paura

Chi teme per se stesso può provare a recuperare tutta la positività delle relazioni nel modo possibile oggi, si pacifichi se hai dei conti in sospeso, scriva su carta o su un file word le proprie paure, descriva che cosa rimane importante per lui e come preservarlo. È importante che riesca a farne una narrazione ad almeno una persona ritenuta affidabile. Se sa di essere in grado di governarli, ha a disposizione anche gli scambi sui social.

Come compensare la mancanza del rito del funerale

Alla mancanza dei riti si può supplire con gli strumenti classici, necrologi, telefonate a parenti e conoscenti. Per i credenti, frequentare la chiesa più vicina e pregare, non solo a casa. 

Tutti possono scrivere un biglietto di commiato e attaccarlo alla bara. Scrivere per se stessi e per il defunto qualcosa che oltre a dimostrare l’affetto e il dolore del lutto saluti e dia comunque “il permesso” di andare. 

Con gli strumenti digitali di oggi: usare i social per riprendere se possibile almeno la benedizione, comunque l’ultimo saluto. Usare tutte le forme comunicative fruibili per scambiare pensieri con chi ha stretto legami con il defunto. 

In ogni caso è importante ricordare che è l’inizio del lavoro del lutto, che durerà abbastanza a lungo per avere, a tempo debito, modo di officiare i riti necessari. Ho paragonato l’inizio del lutto per queste morti traumatiche al tempo del fidanzamento, un tempo di preparazione che culmina con il rito del matrimonio. Che sia un tempo di preparazione, pieno, ricco di amore, di pensieri per il futuro, di nuovi progetti, nel solco del significato della vita trascorsa insieme.

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