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Le sfide per i Dipartimenti di Salute Mentale nella fase post COVID-19

Punti di attenzione per un possibile ripensamento dei servizi

Come ormai sappiamo bene, l’emergenza Coronavirus ha influito sul benessere psicologico (e non solo) di tutta la popolazione e l’impatto dei mesi appena trascorsi - ma anche delle fasi successive - avrà necessariamente delle ricadute anche sui Dipartimenti di salute mentale (DSM). Provo di seguito a proporre alcuni punti di attenzione di cui i servizi dovranno tenere conto.

Attenzione ai giovani

Le principali conseguenze psicologiche dell’emergenza Covid riguardano disturbi di ansia, depressione e, nel caso di situazioni luttuose legate al virus, disturbi post-traumatici. Tuttavia, se pensiamo alla nostra popolazione più giovane, emergono ulteriori difficoltà.
La chiusura di scuole e università e l’imposizione del distanziamento sociale ha impedito ai ragazzi di frequentare gli abituali luoghi di istruzione e socializzazione originando o enfatizzando forme di sofferenza psicologica che in molti casi perdurano. Inoltre adolescenti e ragazzi si trovano di fronte a prospettive incerte rispetto al loro futuro, anche immediato.

Alcuni dati confermano che nei giovani, soprattutto ragazze, è stato rilevato durante il lockdown un aumento nell’assunzione di alcolici. Inoltre, il lockdown non ha fermato (anzi) la diffusione delle smart drugs o new drugs, estremamente varie, reperibili facilmente anche online e difficilmente individuabili attraverso le analisi consuete.

Per i Dipartimenti di salute mentale sarà fondamentale tenere conto di questi fenomeni, nell’ottica di mettere in campo risposte efficaci caratterizzate da valutazione e intervento precoci, con l’eventuale introduzione di nuove terapie evidence-based.

Prevenzione e intervento precoce

La necessità di riorganizzare gli interventi in termini preventivi e precoci non è un compito semplice per i DSM per due motivi principali.

In primo luogo, se andiamo a riflettere sull’organizzazione dei DSM, sappiamo che è difficile avere un panorama unitario: questi servizi, così come altri, risentono delle politiche aziendali e rispecchiano la variabilità delle singole ASL e delle linee guida regionali. Inoltre, si tratta di organizzazioni originariamente costituite a fronte della chiusura degli ospedali psichiatrici e tarate sull’affrontare la malattia mentale nelle forme adulte, stabilizzate o in via di stabilizzazione.

Tuttavia proprio l’emergenza Covid ha suggerito alcune innovazioni tecnologiche o nella gestione delle informazioni che porterebbero a riorganizzare i DSM in una nuova ottica. Ad esempio, andrebbero approfonditi e strutturati gli interventi di terapia o riabilitazione a distanza, che si sono dimostrati molto utili in ambito sanitario ma che raramente sono finanziati da risorse pubbliche.

Inoltre le proposte in ambito preventivo dovrebbero utilizzare in modo efficace tutti gli strumenti di comunicazione online (social media in primis) per avvicinarsi davvero ai più giovani.

Personale adeguato e formato

I Dipartimenti di salute mentale si poggiano su un organico numericamente e qualitativamente inadeguato. Psicologi, medici e altre figure professionali sociosanitarie risentono, tra le altre cose, del blocco del turnover a cui la sanità è stata sottoposta negli ultimi anni.

Anche nel settore psichiatrico abbiamo molti professionisti vicini al pensionamento che probabilmente non saranno opportunamente sostituiti. A questo si aggiungono questioni più specifiche, si veda ad esempio il dibattito sull’accesso alla psicoterapia nel sistema sanitario pubblico.

I professionisti devono inoltre poter sviluppare nuovi strumenti e un genuino interesse all’aggiornamento continuo. Per far fronte alle nuove sfide, la formazione deve potenziare le competenze dei professionisti in un’ottica di intervento precoce, di attenzione alle popolazioni giovanili, di indicazioni evidence-based per orientare i trattamenti psichiatrici, in particolare in riferimento ai casi più gravi o alla comorbidità.

Ci aspetta quindi un periodo importante e sfidante, in cui ripensare il sistema dei servizi di salute mentale non significherà rivoluzionarlo ma certamente riorganizzarlo in virtù della necessità di nuove risposte alle mutate esigenze della popolazione.
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