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I mini gialli dei dettati 2
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Le parole sono importanti

Chi si occupa di informazione di educazione ha una grande responsabilità nella scelta della narrazione, soprattutto quando si parla di violenza di genere.

“L’uso di un termine anziché di un altro comporta una modificazione nel pensiero e nell’atteggiamento di chi lo pronuncia e quindi lo ascolta. La parola è materializzazione, un’azione vera e propria.” Così si legge nelle “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana”, curate da Alma Sabatini.

 

Le parole, lo sappiamo, hanno un potere enorme nel costruire la realtà (o nel nasconderla) e questo è evidente, se pensiamo al dibattito sull’uso del femminile nel linguaggio e alle resistenze che incontra.

 

Ma un’ulteriore prova l’abbiamo avuta purtroppo nei recenti casi di cronaca, con la narrazione proposta da numerosi quotidiani sulle tragiche notizie di femminicidio.

Un “raptus per troppo amore”, ”un gigante buono”,  “lui l’amava e lei l’ha respinto” , sono solo alcune delle espressioni, solo per fare un esempio, apparse su quotidiani nazionali in riferimento al femminicidio di Elisa Pomarelli, avvenuto a Piacenza. Espressioni tutte volte nella direzione di giustificare il colpevole, mentre la vittima scompare completamente. Una narrazione densa di stereotipi, che fornisce una rappresentazione distorta e volta a mistificare la realtà.

 

Il femminicidio, non è un tema emergenziale: i numeri, purtroppo, sono costanti nel tempo. Ma è una questione culturale, e come tale innanzitutto va affrontata. 

 

Durante l’ultimo Focus Group sul tema della violenza di genere che abbiamo realizzato come Ricerca&Sviluppo Erickson, è emersa da molti dei partecipanti l’urgenza di intervenire sul piano dell’informazione e della comunicazione in generale.

 

Il modo con cui la stampa si occupa di episodi di violenza contro le donne, e le modalità con cui vengono descritti, riguarda un tema ben più ampio, che attiene anche al come le donne vengono descritte, e lo lo spazio che la società riconosce loro, non solo quando sono vittime di uomini. Anche le campagne sociali di sensibilizzazione e prevenzione, spesso non sono immuni da queste distorsioni. 

 

Chi si occupa di informazione, di cultura e di educazione, ha una grande responsabilità rispetto alla narrazione che propone, e nel potere di contribuire a far immaginare e pensare ad una realtà e ad un mondo diversi da quello che viviamo.

 

Dare visibilità linguistica alle donne è uno degli obiettivi concreti che possiamo perseguire. Il rispetto e la promozione della parità passano anche da qui.

 

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