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I mini gialli dei dettati 2
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Bambini e diritto all’ascolto: guardate che ci siamo anche noi!

Un diritto riconosciuto da oltre trent’anni dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

L’ascolto e la partecipazione dei bambini e dei ragazzi alle procedure giudiziarie o amministrative che li riguardano sono diritti sanciti dalla legislazione internazionale e nazionale. La Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia, approvata a New York il 20 novembre 1989 e recepita dal nostro ordinamento giuridico mediante la legge n. 176 del 1991, annovera tra i diritti esigibili dalle persone minori di età il diritto a esprimere opinioni e a essere ascoltate.

L’art. 12 della suddetta Convenzione infatti recita:
«Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale».

Tale articolo riconosce in modo dettagliato a tutti i bambini e ragazzi il diritto di esprimere la propria opinione sulle questioni che li riguardano, come ad esempio i legami e la vita familiare, l’educazione, la scuola, il tempo libero e tutti i provvedimenti per il benessere attivati in loro favore in caso di necessità. L’articolo non prevede limiti di età per l’ascolto e la partecipazione dei bambini e dei ragazzi, né fornisce indicazioni su chi dovrebbe valutare la maturità del bambino e quali criteri utilizzare.

Affinché il diritto di ascolto e di partecipazione dei bambini e ragazzi sia esigibile è fondamentale che gli adulti (genitori, operatori sociali, insegnanti, manager di servizi di welfare, policy makers…) si attivino per creare le condizioni favorevoli a garantire la partecipazione e l’ascolto dei più piccoli e rispettino il dovere di tenere in considerazione opinioni e pensieri di bambini e ragazzi nei processi decisionali che riguardano il loro benessere. Per queste ragioni, il diritto di ascolto e di partecipazione riconosciuto alle persone minori di età può essere ricondotto alla categoria dei diritti relazionali.

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