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I mini gialli dei dettati 2
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La funzione del “cordoglio anticipatorio”: da fonte di turbamento a strumento per fronteggiare gli eventi negativi della vita

Un medico, formatore e psicoterapeuta spiega l’importanza del cordoglio anticipatorio sia per l’individuo che lo vive che per gli operatori socio-sanitari e la società in generale

La vita umana, inevitabilmente, si confronta con fasi di cambiamento identificabili come «lutti»: un licenziamento, il consumarsi di una relazione, un trasferimento, fino all’insorgere di una disabilità.
Nell’affrontare questi accadimenti, non c’è soltanto il “dopo”, ma anche il “prima”, che si dipana sovente in modo poco funzionale attraverso angosce e proiezioni negative. Questo processo trova il nome di “cordoglio anticipatorio”.

Il cordoglio anticipatorio è un costrutto che definisce i sentimenti sperimentati dall’uomo quando accoglie nella mente il pensiero che accadranno eventi futuri indesiderabili, ritenuti quanto meno sgradevoli e a volte catastrofici. Si tratta di un concetto poco conosciuto nel mondo dei professionisti sanitari e sociali, con l’eccezione di chi si occupa del fine vita, in particolare in oncologia e negli hospice.
Neppure in questi ambienti, pure molto competenti, il cordoglio anticipatorio è ritenuto un tema di cui occuparsi con attenzione e costanza.

Nella quotidianità sono molto numerosi i colloqui, gli interventi, i conflitti che nei servizi socio-sanitari tanto pubblici quanto privati vedono la loro motivazione principale nella sofferenza originata da un cordoglio anticipatorio, senza che esso sia riconosciuto come tale, con questo nome.

Con il rischio che gli operatori concentrino l’attenzione sulla domanda esplicita che il paziente presenta, che appare diversa, lasciando un po’ sullo sfondo il bisogno profondo sottostante, taciuto perché non ha nome: rimane un concetto, un sentimento indicibile.
Nelle occasioni di formazione in cui ho modo di proporre di riconoscere in situazioni vitali la presenza del cordoglio anticipatorio, i professionisti dopo l’iniziale sorpresa e qualche titubanza colgono con sollievo la possibilità di dare il nome giusto a qualcosa che sperimentano già e spesso lo riconoscono presto come una chance per i loro interventi, anche clinico terapeutici, per renderli più mirati ed efficaci.

Il cordoglio anticipatorio è un fenomeno presente regolarmente nell’arco dell’intera storia naturale umana. Anche questa constatazione può sorprendere gli operatori, perché, non identificandolo più esclusivamente con il «lutto anticipato» e con gli eventi che caratterizzano il fine vita, vedono cambiare completamente l’orizzonte di senso della storia naturale in cui inscriverlo e scoprono quanto rientri a pieno titolo nelle proprie competenze. Infatti, se il fenomeno interessasse davvero solo il tempo finale della vita non rientrerebbe nella sfera di interesse della maggior parte degli operatori che non sono in questo coinvolti professionalmente, almeno fino a quando non ne verranno investiti nell’ambito personale.

Certamente l’applicazione del paradigma di pensiero del cordoglio anticipatorio all’intera storia naturale umana ha conseguenze importanti e riguarda tutti, come persone, come educatori, come membri di una comunità, in misura doppia come operatori della salute.
La risposta ai problemi che hanno il loro fuoco nel cordoglio anticipatorio è affidata senz’altro, in tante occasioni ma non in tutte, ai professionisti della salute. È vero però che funzioni essenziali in questo ambito spettano alla famiglia, alla prossimità di ogni persona e all’intera comunità. Soprattutto se si riconosce all’universo delle persone l’identità di «guaritore ferito», di un maestro accogliente, attribuendo alla comunità una funzione importante, essenziale, nel fronteggiamento del cordoglio anticipatorio.

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