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Il gioco psicomotorio con il bambino

Come promuovere lo sviluppo cognitivo, emotivo-relazionale e motorio attraverso la psicomotricità

La psicomotricità non è semplicemente un gioco libero o un’attività motoria spontanea, ma è una disciplina che, considerando il corpo come canale privilegiato di azione, interazione e osservazione, studia e accompagna lo sviluppo della persona fin dalla prima infanzia, favorendo il giusto equilibrio tra le diverse aree di sviluppo: cognitiva, emotivo-relazionale e motoria.

La psicomotricità riconosce ai bambini una grande libertà di azione nello spazio del gioco: è possibile sperimentare da soli, ma anche riconoscersi nel gioco del compagno, imitandolo. È possibile giocare in coppia, costruire una famiglia o diventare un villaggio. Ciascuna di queste dimensioni relazionali, compresa quella dell’incontro e dell’alleanza tra bambini e bambine, va a dare valore e significato all'incontro psicomotorio, rendendolo ogni giorno una nuova avventura.

 

La strutturazione dell’incontro è parte fondamentale nella seduta psicomotoria, tanto quanto i materiali scelti e lo scenario. L’evoluzione e il susseguirsi di azioni regolari e riconoscibili creano l’ossatura stabile e «sicura» attorno alla quale si sviluppa l’incontro di psicomotricità che con l’accompagnamento attento e accurato dello/a psicomotricista assume gradualmente la forma di un vero e proprio racconto.

 

Il mezzo principale con cui il bambino ci parla di sé e ci racconta la sua storia è il gioco.

Il gioco è una delle principali attività dei bambini, grazie al quale essi allenano la sfera emotiva, cognitiva, motoria e relazionale. I grandi cuboni psicomotori (oppure dei cuscini) possono essere alti boschi o montagne da attraversare e superare; carte di consistenza diversa (carta da pacchi, delle uova di Pasqua, ecc.) possono essere laghi ghiacciati da superare strisciando; tavoli, tunnel e piccoli anfratti possono essere grotte buie da esplorare. Oltre a esperienze sensomotorie è evidente come esperienze di questo tipo stimolino anche l’aspetto emotivo. Le altezze, il buio, i disequilibri, i tuffi non possono che chiamare in causa vissuti come: coraggio, paura, affermazione, rassicurazione e tanto altro. 

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