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Il ritorno a scuola al tempo dell’emergenza: un’occasione per ripensare l’ambiente di apprendimento?

Spazi fisici, tempo scuola e relazioni educative sono gli aspetti da riorganizzare per migliorare i processi di insegnamento-apprendimento

Da qualche settimana le scuole, dopo la lunga chiusura dovuta al Covid 19, hanno riaperto i battenti a circa 8 milioni di bambini e ragazzi e la ripresa delle lezioni, sicuramente, ha ripristinato un ritmo nella vita degli studenti riavvicinandoli ad una sorta di “normalità”; tuttavia non mancano dubbi e timori per dirigenti scolastici, docenti, non docenti e genitori. Le Linee guida per il rientro degli allievi in sicurezza prevedono, tra le altre azioni di prevenzione, il divieto di assembramenti ed il distanziamento fisico, inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni.

Al fine di implementare tali misure di prevenzione e, nel contempo, garantire un’offerta formativa di qualità, equa ed inclusiva, le scuole sono state sollecitate a valorizzare le forme di flessibilità derivanti dall’Autonomia scolastica per adottare una o più delle seguenti soluzioni organizzative:

  1. riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento;
  2. articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;
  3. frequenza scolastica in turni differenziati;
  4. fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e, in via complementare, didattica digitale integrata (scuole secondarie di II grado);
  5. aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari laddove non previsto già dagli specifici ordinamenti;
  6. rimodulazione settimanale del tempo scuola.

In altre parole le scuole, ricorrendo agli strumenti forniti dall’Autonomia, sono state chiamate a “ripensarsi”, riorganizzando, in primis, quello che viene definito “ambiente di apprendimento”.

Cosa si intende per “ambiente di apprendimento”?

L’ “ambiente di apprendimento” può essere inteso come il luogo fisico o virtuale, ma anche come lo spazio mentale e culturale, organizzativo ed emotivo/affettivo insieme; in altre parole, l’insieme delle componenti presenti nella situazione in cui vengono messi in atto i processi di apprendimento.
Ampiamente usata nel lessico pedagogico-educativo, tale espressione oggi indica il passaggio da una visione incentrata sull’insegnamento (che cosa insegnare) ad una dimensione d’insegnamento focalizzata sul soggetto che apprende e, quindi, sui suoi processi (come insegnare).
Particolare attenzione viene, quindi, data a come è costruito e progettato il contesto di supporto all’apprendimento atteso che occorre un’emancipazione da quei limiti spaziali e temporali che non consentono una reale didattica per competenze.

È evidente, quindi, che per ambiente di apprendimento non intendiamo solo il setting fisico in cui si svolge il processo di insegnamento - apprendimento bensì anche il clima di classe che lo caratterizza, l’organizzazione degli spazi e dei tempi, le strategie metodologiche implementate, le tecnologie utilizzate nelle prassi didattiche.

In altre parole, ambiente di apprendimento come luogo di esperienza in cui si sostiene la motivazione e si potenziano le strategie apprenditive degli studenti.
Con il rientro a scuola a settembre, a seguito della chiusura per l’emergenza Covid, si sono dovuti necessariamente riprogettare elementi cruciali dell’ambiente di apprendimento, quali, a solo titolo esemplificativo: gli spazi, i tempi e la relazione educativa.

Riprogettare gli spazi fisici

La riorganizzazione degli ambienti di apprendimento richiede anche una riprogettazione degli spazi in modo da garantire il previsto distanziamento fisico. A tal fine numerose scuole si sono impegnate nella ricerca di nuovi spazi di apprendimento nel territorio (cinema, edifici dismessi, biblioteche), ma nella maggior parte dei casi si è proceduto ad un recupero e ad una diversa utilizzazione degli spazi interni dello stesso edificio scolastico.
Pensiamo, per esempio, ai cortili che in molte scuole sono diventati, con il passar del tempo, parcheggi per le auto, spesso non curati nelle aree verdi divenute ricettacolo di topi e serpentelli. Questi stessi cortili con l’installazione di tensostrutture possono essere restituiti agli allievi come aree di studio. Parimenti il recupero delle spazi verdi consente di restituire agli studenti angoli in cui muoversi in libertà ed in sicurezza; tale attività è sicuramente necessaria atteso che in classe occorre ridurre gli spostamenti. Dai corridoi e dagli atri si può recuperare, invece, uno spazio didattico con panche, pouf, sedute innovative o aree per lo studio individuale. Si può anche ricorrere a spazi più estesi come le aule magne, le palestre, il refettorio: spazi ampi che in questo particolare momento è utile non dedicare ad un’attività in via esclusiva e prevederne un uso versatile. È evidente che anche gli arredi devono essere modulari, polifunzionali e colorati, facilmente riconfigurabili, capaci di dare una soluzione efficace alle nuove necessità.

Da quanto sin qui delineato è palese che più che di spazi ampi si sente forte la necessità di un uso intelligente degli spazi a disposizione; la flessibilità, infatti, è sicuramente una caratteristica preminente che consente di ottenere quella ricchezza e varietà di ambienti necessaria alle esigenze di una didattica che promuova apprendimenti significativi in condizioni di sicurezza.

Gli studenti vanno coinvolti nell’attività di ripensamento degli spazi di apprendimento sia per favorire la costruzione del senso di appartenenza alla scuola sia per meglio individuare quali attributi uno spazio dovrebbe possedere per rispondere ai diversi bisogni educativi.

La parola d’ordine ancora una volta e, nonostante le numerose restrizioni imposte per fronteggiare l’emergenza Covid 19, sarà “bellezza”: efficace metodo di lavoro non solo per le opere d’arte ma anche per le scienze; non a caso Paul Dirac, fisico e Nobel, parlava di bellezza come “metodo di lavoro”.
Una progettazione degli spazi che salvaguarda la bellezza evita, sicuramente, quella che Hillman chiama “anestesia culturale” e sollecita i giovani a prendersi carico del loro futuro, a sognarlo e ad impegnarsi per realizzarlo, in perfetta sintonia con l’educazione allo sviluppo sostenibile, obiettivo previsto, tra l’altro, dall’Agenda europea 2030.

Riorganizzare il tempo scuola

Il fattore tempo è uno degli elementi più significativi dell’ambiente di apprendimento; occorre, infatti, una progettazione di tempi che diano cittadinanza ai diversi ritmi e stili cognitivi ed apprenditivi.
Nell’attuale situazione, al fine di garantire un rientro in sicurezza, è necessaria anche una rivisitazione del tempo scuola e, sicuramente, diverse sono le piste percorribili in tale direzione.
È possibile riarticolarlo attraverso unità orarie ridotte che prevedano sessioni di 50 o 55 minuti in presenza con integrazioni curricolari basate su modelli diversificati di intervento e, comunque, orientati dal quadro orario previsto dagli specifici ordinamenti.
È possibile, altresì, riarticolare il tempo scuola strutturandolo su 6 giorni settimanali, laddove era articolato in 5 giorni e prevedendo, quindi, la frequenza scolastica anche nella giornata del sabato.
Importante è pure lo scaglionamento degli orari di ingresso e di uscita in modo da evitare assembramenti e consentire in sicurezza tutte le operazioni previste dalle succitate Linee guida (igienizzazione mani, consegna mascherina, misura temperatura…).

Riorganizzare il progetto didattico

Un efficace ripensamento degli ambienti di apprendimento non può non nutrirsi di nuovi modi e forme del “fare scuola”, non solo come riscontro all’attuale condizione, ma come investimento proiettato nel futuro. Del resto, lo stesso Piano scuola 2020/21 sollecita le scuole a porsi interrogativi in tal senso e a sviluppare percorsi di ricerca di soluzioni innovative sul piano organizzativo e didattico.
Senza dubbio le competenze digitali dovranno far parte della “cassetta degli attrezzi” del docente, perché la didattica digitale dovrà integrarsi efficacemente a quella in presenza. A tale scopo devono essere anche progettate le connessioni e la possibilità di offrire collegamenti a distanza.
Importante sarà la cura della relazione educativa e delle emozioni resa sicuramente più difficoltosa dall’obbligo di uso di mascherine e di rispetto del distanziamento fisico.
L’emergenza che stiamo vivendo ci ha privati, infatti, dell’opportunità di avvalerci delle risorse che generalmente attiviamo per ristabilire un clima di fiducia e protezione come l’abbraccio e la carezza e ci chiede di reinventarci affinché il distanziamento fisico non diventi distanziamento sociale ed emotivo. L’emergenza ha rotto un equilibrio, la scuola è chiamata a ristabilire una quotidianità e soprattutto ai docenti spetta il delicato compito di far sentire che la vita riprende; il rinnovato progetto didattico dovrà intensificare i momenti dedicati all’ascolto attivo ed alla possibilità di raccontarsi, narrare.

È opportuno proporre attività originali e creative per stimolare negli studenti un senso di appartenenza e legame con la scuola in modo da poter eventualmente affrontare serenamente eventuali ritorni, anche momentanei, alla didattica a distanza: ci si separa più serenamente se si è appartenuti in maniera autentica.

Il rinnovato progetto didattico dovrà, quindi, riservare grande spazio ad attività espressive, circle time, compiti di realtà; ovviamente declinati per età e nel rispetto delle norme per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19. Adeguata attenzione, infine, sarà dedicata all’interiorizzazione delle nuove regole (indossare la mascherina, igienizzare le mani, rispettare il distanziamento fisico, restare a casa se si hanno sintomi simili all’influenza…) che non andranno, ovviamente, imposte dall’alto in maniera arida ma spiegate e fatte vivere concretamente nella pratica quotidiana in modo che gli alunni possano acquisire la piena consapevolezza che solo se tutti insieme le rispettiamo possiamo stare più sicuri. In tal modo ciascun allievo avrà modo di passare dall’inevitabile sensazione di impotenza che si prova di fronte all’emergenza al desiderio di darsi da fare e contribuire attivamente per uscire, anche attraverso un lavoro di squadra, quanto prima da questo status emergenziale; la fragilità può divenire, così, uno strumento per favorire la resilienza ed il rientro a scuola, al tempo dell’emergenza, può tradursi in una preziosa occasione per maturare competenze di cittadinanza attiva e responsabile.

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