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Il Codice Rosso contro la violenza sulle donne: che cosa non va - Erickson 1

Il Codice Rosso contro la violenza sulle donne: che cosa non va

Il punto di vista di Lella Palladino, presidente di D.i.Re, sulla nuova legge

A luglio 2019, il Codice Rosso, ossia il piano per la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere promosso dal governo Conte, è diventato legge. Tra le novità principali, troviamo l’introduzione di tempi più rapidi per l’avvio dell’iter giudiziario a seguito di una denuncia, l’inasprimento delle pene per i reati sessuali, la previsione di nuovi reati come il revenge porn e lo sfregio al viso.

Novità legislative positive, dunque, per le donne vittime di violenza? Secondo Lella Palladino - presidente di D.i.Re, ossia “Donne in rete contro la violenza”, che dal 1991 gestisce 115 centri antiviolenza e 55 case rifugio su tutto il territorio nazionale - in realtà no. Palladino è molto critica per il mancato coinvolgimento nel disegno di legge di tutte le realtà che lavorano in difesa delle donne vittime di violenza (dagli esperti, alle associazioni, al Csm), oltreché per il rigetto di tutti gli emendamenti delle opposizioni. Nel merito, ritiene poi insoddisfacenti molti aspetti del nuovo Codice Rosso. 

 

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Palladino sottolinea in particolare il mancato investimento sulla formazione di personale preparato ad ascoltare la donna nel momento della denuncia: «L'importante è che la donna sia ascoltata da chi ha strumenti per capire e purtroppo manca personale preparato in tutti i settori». Dando uno sguardo ai dati della Commissione d’inchiesta sul femminicidio, un quarto delle denunce viene archiviato, mentre il 50% circa dei processi avviati si conclude con un’assoluzione.


La presidente di D.i.Re non vede positivamente la previsione dei 3 giorni dalla denuncia per l’ascolto della donna da parte di un magistrato, in quanto teme che questa misura si traduca in un boomerang per la donna, con provvedimenti presi in fretta senza concedere alla donna il tempo di mettersi in sicurezza dalla violenza e senza evitarle la continua ripetizione del racconto - un fatto che si configura come rivittimizzazione secondaria. 

 

Palladino non mostra di apprezzare nemmeno l’aumento dei fondi per la prevenzione della violenza sulle donne, passati da 30 a 37 milioni di euro, in quanto sostiene che i fondi per i centri antiviolenza e per le case rifugio, ammesso che arrivino - poiché spesso finiscono per essere trattenuti nelle casse pubbliche - quando arrivano vengono distribuiti con criteri che si sono dimostrati molto variabili da una regione all’altra o addirittura escludenti per i centri di provata esperienza.

Insomma, il lavoro delle associazioni che si occupano di tutelare e accogliere le donne in fuga dal dramma della violenza andrà avanti, ma questa legge non aiuta, o aiuta troppo poco. 

AL CONVEGNO "AFFRONTARE LA VIOLENZA SULLE DONNE"

Lella Palladino sarà relatrice al Convegno in programma a Trento il 17 e 18 ottobre, dove affronterà il tema del lavoro di rete per attuare un aiuto efficace verso le donne vittime di violenza. 

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