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Gestire il senso di vuoto ai tempi del coronavirus

Le restrizioni imposte dai recenti decreti per contrastare l’epidemia ci obbligano a rinunciare alle relazioni sociali e a buona parte delle attività gratificanti che danno senso alle nostre giornate

Chi più, chi meno, tutti abbiamo vissuto momenti di noia transitori, ma mai come in questi giorni molti sono costretti a ridurre drasticamente le proprie relazioni e le proprie attività, entrando così in contatto con stati di noia molto più intensi e difficilmente tollerabili.

Per alcune persone, le frenetiche e super-impegnate giornate che avevano fino a una settimana fa o poco più, servivano anche a colmare un drammatico e angosciante senso di vuoto, che con le limitazioni cui tutti siamo sottoposti in questo periodo può prendere il sopravvento, creando grande sofferenza e aumento del rischio di adottare comportamenti problematici.

In cosa consiste il senso di vuoto

Descrivere una sensazione che per definizione indica qualcosa che non c’è non è per niente semplice. In effetti il senso di vuoto è un’esperienza umana universale, ma che per taluni diventa una sensazione di smarrimento, di devitalizzazione, di insoddisfazione cronica, di mancanza di scopi, di senso e significato della vita, di una chiara percezione di sé. Spesso infatti sperimentiamo il vuoto quando non abbiamo (o non abbiamo più) un obiettivo a cui ambire.

Solitamente esso si associa a una sorta di “smania”, di frenesia e di agitazione che non hanno una chiara spiegazione. Un bisogno di far qualcosa pur di uscire dal quel “buco nero” dove nulla ha senso e non entrare in contatto con sé stessi, con una specie di mostro interno, e con emozioni quali paura, angoscia, tristezza, rabbia, colpa.

La componente fisica del senso di vuoto

Il senso di vuoto è qualcosa di molto viscerale, viene percepito a livello corporeo proprio come se ci mancasse qualcosa dentro, come se fossimo incompleti. Non a caso, esso viene istintivamente gestito con comportamenti, il più delle volte disfunzionali, che hanno un’azione sul corpo e generano sensazioni fisiche forti: abbuffate, sessualità estrema o promiscua, esercizio fisico compulsivo, sport estremi e a rischio, gioco d’azzardo, guida spericolata, uso di alcol o sostanze (soprattutto la cocaina), abuso di farmaci, talvolta perfino gesti autolesivi non con l’intenzione reale di farsi del male, ma per percepire sensazioni corporee intense come il dolore.

L’obiettivo non è mangiare, allenarsi, divertirsi o fare sesso. Tutto è finalizzato a percepire un’elevata attivazione fisiologica per uscire da questo insostenibile stato di assenza di scopi e ricercare la pienezza interna. Accettare il senso di vuoto è infatti più difficile che accettare il dolore fisico o qualunque altra emozione negativa.

Senso di vuoto e psicopatologia

Questa sensazione, normale e comune entro certi limiti, è particolarmente presente in chi soffre di alcuni disturbi di personalità, quali primo fra tutti il disturbo borderline, ma anche il narcisistico e il dipendente.

Si riscontra inoltre molto spesso in chi manifesta sintomi di alimentazione incontrollata, con “fame nervosa” e abbuffate, come nel cosiddetto “binge eating”.

Si amplifica infine quando l’umore si abbassa, fino al vero e proprio episodio depressivo, in cui essa si associa ad apatia, incapacità di prendere decisioni, disinteresse per ciò che un tempo appassionava, oltre che a tristezza, irritabilità, disturbi del sonno, inappetenza o disregolazione alimentare, calo del desiderio sessuale, e così via.

E il rischio di sperimentare un abbassamento del tono dell’umore in questo periodo di deprivazione emotiva forzata, sia per la pesante riduzione delle relazioni sociali che per l’impossibilità di svolgere buona parte delle attività quotidiane piacevoli o gratificanti, è alto. Perfino lo shopping, che molti usano per “riempirsi” e gratificarsi, e non tanto per reale necessità, ci è negato.

Come gestire il senso di vuoto

Mai come adesso, quindi, abbiamo bisogno di trovare dei modi per colmare il vuoto senza cadere in comportamenti disfunzionali. Fumare di più, usare sostanze, abbuffarsi di cibo o stordirsi con l’alcol serve solo a breve termine. Dopo qualche ora il senso di vuoto sarà ancora maggiore.

Prima di tutto abbiamo bisogno di imparare a fare i conti col vuoto, a starci in contatto per quanto sia una sensazione orribile, a galleggiarci senza fare niente, perché più ci agitiamo e più rischiamo di affogarci, come un naufrago in mezzo al mare.

Visto poi che il senso di vuoto si riduce solo con azioni in grado di generare sensazioni fisiche intense, o comunque di impegnarci a livello manuale e corporeo, dobbiamo pianificare le nostre giornate inserendovi una buona parte di attività molto pratiche e interattive.

Tradotto in pratica?

Evitiamo quindi non solo fumo, alcol, sostanze, abbuffate, gioco d’azzardo e così via, ma anche di passare troppo tempo davanti alla TV, ad ascoltare musica, a leggere giornali o navigare passivamente su Internet, peggio ancora se leggendo di tutto e di più sul virus. In generale evitiamo per quanto possibile tutto ciò che non ci impegna attivamente e se possibile anche manualmente.

Questo è il tempo di fare le pulizie di Pasqua (peraltro non così lontana), di dedicarsi alla cucina (magari congelando tutto per poi mangiarlo in futuro, quando avremo meno tempo di prepararlo), di rimettersi in forma fisicamente o quantomeno di mantenere l’allenamento fisico (facendo esercizi in casa), di suonare il nostro strumento preferito (o di imparare a farlo con l’aiuto del web), di frequentare un corso online che richieda attività pratiche ed esercitazioni, di apprendere o migliorare le strategie di meditazione mindfulness. Sono solo esempi, chi più ne ha più ne metta.

Naturalmente tutto questo associato al tentativo di mantenere (o anche recuperare), nei limiti del possibile, quanti più contatti possibile, come ho già consigliato in questo articolo. Perché niente amplifica il vuoto come la sensazione di solitudine.

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