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Come attuare la facilitazione didattica nella scuola a distanza

Carlo Scataglini, esperto di facilitazione didattica, ci spiega come si può lavorare a distanza curando anche gli aspetti emotivo-affettivi della relazione con i propri alunni

Carlo Scataglini è un insegnante specializzato sul sostegno, che lavora nella scuola secondaria di primo grado. Molti lo conoscono come autore di libri sulla facilitazione e semplificazione dei materiali didattici o per il suo impegno come formatore sulle metodologie inclusive di recupero e sostegno. Come esperto in materia, gli abbiamo chiesto qualche suggerimento per gli insegnanti su come attuare la facilitazione didattica in questa fase in cui si fa scuola “a distanza”. 

Ecco che cosa ci ha risposto.

«Per quanto riguarda noi insegnanti, secondo me, la prima cosa da fare in questa fase è chiedersi “Cosa manca di più?”. Sì, perché la didattica, se ragioniamo in termini di informazioni-contenuti, è facilmente trasmissibile: basta trovare il modo migliore, la piattaforma digitale più efficace per inviare una scheda, una lezione video o un qualsiasi materiale multimediale. 

La componente relazionale è più difficile da far passare o, più precisamente, è molto condizionata da quanto fatto prima, quando le scuole erano ancora aperte. I rapporti e le relazioni adulti-bambini, insegnanti-alunni vanno curate quotidianamente e non solo in momenti particolari, altrimenti in situazioni emergenziali come questa risultano poco credibili e funzionali. 

In ogni “trasmissione” a distanza che noi facciamo e faremo in questo periodo va quindi combinata una duplice valenza: didattica e affettivo-relazionale. Sapere cosa manca, cosa serve, significa utilizzare quella determinata parola, quell’immagine, quella musica, quel mezzo comunicativo che avvicinano i nostri alunni, che li fanno sentire più in gruppo, più vicini l’uno all’altro, più presenti.

Nello specifico della facilitazione didattica, direi che questa azione, soprattutto ora, va allargata e diffusa a tutti gli studenti e non solo ad appannaggio di chi ha difficoltà o disabilità. I materiali inviati in maniera asettica, da “leggere e studiare” autonomamente, possono risultare meno coinvolgenti, più ostici. 

Va tenuta poi sempre in considerazione la spinta inclusiva della classe che deve mantenersi viva proprio nelle attività da condividere. Fondamentale è il raccordo tra i vari docenti, in modo da sapere su quali materiali intervenire per realizzare facilitazioni e semplificazioni degli stessi.

Come criteri generali di adattamento dei materiali didattici in questa fase di didattica a distanza, mi permetto di dare due suggerimenti:

  • Stimolare in ogni modo negli alunni la personale rielaborazione attiva dei materiali trasmessi. Evitare quindi una trasmissione del tipo “Studiare l’argomento sul testo, da pag. a pag. e poi svolgere gli esercizi di pag.”, ma privilegiare un approccio maggiormente costruttivo. In particolare, credo sia giusto invitare gli studenti a ricercare informazioni, partendo da ciò che già conoscono o che possono reperire in rete o su altri testi, rispetto all’argomento, dando poi loro la possibilità di mettere tali risorse a disposizione degli altri compagni della classe.

  • Facilitare i materiali di studio con l’uso degli organizzatori cognitivi anticipati che in una scheda di apertura sull’argomento, costruita dall’insegnante, ne evidenzino e sintetizzino gli aspetti essenziali. Per esempio, è molto utile fornire in una scheda di apertura di un argomento disciplinare i concetti chiave e una mappa anticipatoria di quel contenuto se si tratta di testo espositivo, oppure i personaggi e una mappa parziale degli avvenimenti se si tratta di un testo narrativo.

Concludo ribadendo che gli aspetti informativi della nostra didattica a distanza (e non solo a distanza, aggiungerei) sono importanti, ma devono essere sempre accompagnati da una grande attenzione agli aspetti affettivi ed emotivi dei nostri alunni. 

Adesso è bene guardare negli occhi i nostri ragazzi, anche se ora possiamo farlo solo attraverso una webcam, e riuscire a trasmettere loro la voglia di stare insieme comunque e la fiducia nel futuro».

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