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La formazione degli insegnanti in ambito glotto-didattico: quali prospettive? - Erickson 1

La formazione degli insegnanti in ambito glotto-didattico: quali prospettive?

Alcuni docenti ed esperti si sono confrontati in una tavola rotonda su questo argomento: ecco che cosa è emerso

Nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla società DILLE (Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa) e dal Laboratorio di Glottodidattica dell’Università di Parma, alcuni esperti del settore didattico si sono confrontati sul tema della formazione degli insegnanti. Ecco che cosa è emerso da questo incontro.

I cambiamenti di direzione in ambito scientifico

Paolo Balboni (società DILLE), in continuità col suo lavoro di sviluppo e aggiornamento del progetto BELI (Bibliografia dell’Educazione Linguistica in Italia), ha ragionato di come il settore della glottodidattica abbia affrontato il tema della formazione degli insegnanti negli ultimi 20 anni (cioè a partire dall’anno 2000).
Dal punto di vista dei numeri in questo ventennio la riflessione accademica è rimasta costante, mentre da quello dei contenuti si è assistito a diversi cambiamenti: tra questi si nota una riduzione degli studi riguardanti alcune (quali l’italiano L2, l’italiano LS o la metodologia CLIL) e un contemporaneo aumento delle ricerche sulla formazione generale del docente in termini di educazione linguistica. Inoltre sembra che nell’ultimo decennio la trattazione degli aspetti riguardanti i percorsi istituzionali (SSIS, PAS, TFA, FIT, …) abbia ceduto il passo all’illustrazione dei contenuti e delle modalità della formazione degli insegnanti. In generale si può dire che la produzione scientifica di ambito glottodidattico abbia prodotto tanto nell’ambito della formazione, e abbia saputo reagire in maniera sistematica e rapida ai cambiamenti strutturali delle istituzioni e all’evoluzione del dibattito accademico.

Il ruolo della didattica delle lingue

Elisabetta Bonvino (presidente della società DILLE) ha sottolineato come la formazione degli insegnanti sia un onore e un onere per le istituzioni universitarie, le quali sono costantemente indotte a migliorare e perfezionare la propria offerta formativa. In questo senso la didattica delle lingue (L-LIN/02) riveste un ruolo molto diverso rispetto alle altre discipline: infatti, grazie alla trasversalità dei suoi ambiti di ricerca (che spaziano dalla linguistica teorica e applicata alla pedagogia e alle nuove tecnologie) e al continuo dialogo con soggetti anche esterni al proprio campo (quali le società afferenti ad altri settori scientifico-disciplinari), si presenta come ambito-ponte naturale tra le diverse aree della ricerca e l’ambito psico-pedagogico.
Per questa ragione l’ambito della didattica delle lingue è venuto ad assumere nel tempo un ruolo importante anche nella formazione degli insegnanti (basti pensare al coinvolgimento nei percorsi abilitanti o nel CLIL), un ruolo che a tutt’oggi coinvolge la formazione iniziale (esami dedicati alle metodologie didattiche delle singole discipline), professionale (percorsi SSIS, PAS, TFA, FIT, …), pratica (tirocini) e continua, e sul quale all’interno del settore si sta finalmente iniziando a riflettere in maniera più approfondita.

Lo stato (o meglio, lo Stato) delle cose

L’incontro si è concluso con un dibattito sullo stato attuale della formazione docenti, soprattutto per quel che concerne le competenze richieste ai partecipanti ai concorsi pubblici e la futura istituzione di percorsi abilitanti all’interno dei dipartimenti universitari.
Per quanto concerne i concorsi, è emersa l’esigenza di vedere maggiormente considerata negli ambiti linguistici la verifica di quelle competenze che vanno al di là delle pure conoscenze dichiarative, e cioè di quel saper fare, saper essere e saper apprendere descritti dal Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER). Inoltre è venuta alla luce la richiesta di una maggiore attenzione a tutte le tematiche e i concetti relativi all’educazione linguistica trattati dagli esperti del settore L-LIN/02.
Per quanto riguarda invece i percorsi abilitanti, si è discusso del ruolo fondamentale che potrà avere in futuro il Consiglio Universitario Nazionale (e al suo interno l’Area di ricerca 10 e la didattica delle lingue) nel dialogo tra il Ministero dell’Istruzione e quello della Ricerca e nella creazione di itinerari trasparenti per i giovani docenti in formazione.

La tavola rotonda si è svolta il 5 novembre 2020. All’incontro, mediato dal prof. Marco Mezzadri, hanno partecipato Elisabetta Bonvino, Paolo Balboni e Monica Barni (tutti e tre della società DILLE), assieme a Mauro Tulli, Carla Bagna e Simone Marcenaro (componenti del Comitato per l’Area 10 - Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche - del Consiglio Universitario Nazionale).

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