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L’educazione plurilingue nella formazione degli insegnanti 1

L’educazione plurilingue nella formazione degli insegnanti

Uno strumento per valorizzare la ricchezza linguistica di ciascuno, la sua soggettività e le sue risorse personali

Le lingue a scuola: problema o risorsa?

Nelle nostre società glocali del 21° secolo la diversità irrompe in ogni ambito dell’esperienza umana, generando sfide complesse e domande sempre nuove. Possiamo affermare con relativa tranquillità che il plurilinguismo è la cifra ormai costitutiva della scuola italiana di oggi, dove troviamo platee di apprendenti spiccatamente eterogenee e diversificate da un punto di vista linguistico, culturale e di funzionamento individuale.
In un contesto di questo tipo, è più che mai necessario investire nella formazione continua degli insegnanti in servizio, conditio sine qua non per una scuola di qualità, capace di rispondere in maniera efficace al mutare delle condizioni socio-culturali in cui opera e di promuovere il successo scolastico di tutti gli alunni (anche di quelli che presentano profili linguistici complessi e non lineari).

Educazione linguistica e competenza plurilingue

Un passo imprescindibile verso una nuova consapevolezza plurilingue è quello di scoprire, o meglio ri-scoprire, il concetto di educazione linguistica, che per lungo tempo (e in parte ancora oggi) è stato fortemente ancorato al cosiddetto “paradigma monolingue”, ovvero all’idea che le lingue rappresentino entità discrete e separate le une dalle altre e che il plurilinguismo sia una “stranezza” potenzialmente pericolosa (e dunque da evitare). È necessario, dunque, riportare alla luce, attraverso un paziente lavoro di “scavo”, l’innata vocazione di apertura alla diversità linguistica insita nel concetto di educazione linguistica: se tutte le lingue conosciute da un individuo, lungi dal costituire entità discrete e separate le une dalle altre, attingono a un unico “serbatoio” di competenze trasversali e integrate, l’educazione linguistica non può che essere un’educazione attenta alla lingua e alle lingue. Su questi postulati si sviluppa il concetto di competenza plurilingue proposto ed elaborato dal Consiglio d’Europa (2009) come di un tipo di competenza dinamica, cangiante, parziale, collegata al contatto e allo scambio. Il docente 2.0 è così chiamato a superare il paradigma monolingue e ad abbracciare nuovi approcci didattici maggiormente integrati e “democratici” (si pensi, ad esempio, agli approcci plurali quali l’approccio interculturale o l’intercomprensione), capaci di valorizzare i repertori linguistici di tutti i nostri studenti.

Educazione linguistica e competenza plurilingue

L’educazione plurilingue si presenta non solo come uno strumento in grado di trasformare la sfida della diversità in un’opportunità di apprendimento collettivo, ma anche come potente mezzo di inclusione, capace di promuovere la piena partecipazione (linguistica e cognitiva) di tutti gli alunni. Educare al plurilinguismo e attraverso il plurilinguismo, infatti, significa favorire l’emersione non solo della ricchezza linguistica di ciascuno (lingue minoritarie incluse), ma anche della soggettività di ciascun apprendente e di tutte le sue “risorse” interne, che attraverso la lingue/le lingue, possono essere recuperate, mobilitate e valorizzate in termini di apprendimento (non solo linguistico).
Se in teoria le cose ci appaiono molto chiare, la realizzazione pratica di questo approccio risulta ancora piuttosto trascurata nel nostro Paese (nonostante i numerosi e audaci tentativi ad oggi realizzati). L’augurio per questo nuovo anno è allora quello di sperimentare questi “nuovi” approcci con coraggio ed allegria, insieme ai nostri studenti, consapevoli che non tutto sarà perfetto al primo tentativo, ma che un lungo viaggio inizia sempre da un primo piccolo passo.

Del tema del plurilinguismo si è parlato nel corso di un seminario organizzato da Dille e dall’Università di Parma il 19 novembre 2020, dal titolo “L’educazione plurilingue nella formazione dei docenti”, con gli interventi di Elisabetta Bonvino (Roma Tre), Edith Cognini (Università di Macerata) e Paola Leone (Università del Salento).

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