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Non fiori, ma valutazioni competenti 1

Non fiori, ma valutazioni competenti

Perché la metafora della crescita di un fiore non valorizza il senso della valutazione scolastica nella scuola primaria.

L’idea di abbinare i nuovi livelli di valutazione al percorso di crescita di un fiore sta avendo molto successo nei gruppi social dedicati alla scuola. Come tutte le idee di successo la proposta, nata dalle curatrici della pagina Facebook unamaestracentomaestre, ha conosciuto molte varianti e diversi tentativi di attribuzione.

Un’idea sicuramente accattivante e di tutto rispetto, ma che a noi sembra poco utile per accompagnare una fase di cambiamento importante. Proviamo a spiegare perché, ma partiamo dall’inizio.

La metafora del fiore

L’Ordinanza Ministeriale 172/20 prevede che le bambine e i bambini della scuola primaria vengano valutati secondo quattro livelli di apprendimento, in coerenza con i descrittori delle competenze:

  • in via di prima acquisizione

  • base

  • intermedio

  • avanzato

A ciascuno di questi livelli, nella metafora del fiore, si fa corrispondere un preciso stadio della crescita: da germoglio a fiore completo e ogni disegno è accompagnato da brevi descrizioni. Nelle diverse varianti che circolano in rete, la personalizzazione si fa sempre più spinta.

 

L’oggetto della nostra osservazione non è tanto la metafora scelta - che pure conta-, quanto i suoi riflessi sulla valutazione.

Non è un caso che a nessun docente sia venuto in mente di far coincidere i livelli di valutazione con lo sviluppo di una larva, ma non è questo il punto. Il punto è che la metafora della pianta, o qualsiasi metafora di crescita individuale, è un modo per non cambiare paradigma di valutazione.

È un modo per continuare a pensare la valutazione come è sempre stata: verticale, individuale, riferita alla persona.

Che cosa non funziona

Non funziona, innanzi tutto, la personificazione: dire “come stai crescendo” o “sei diventato un bel fiore” fa sì che i bambini e le bambine si identifichino con il giudizio dato dai docenti, esattamente come avveniva con la valutazione in decimi. Cambia, cioè, solo il modo in cui la valutazione viene espressa: nessun cambiamento reale.

Una prova di questo ragionamento è insita nel fatto che la metafora della pianta che cresce è applicabile anche alla valutazione in decimi, basta prevedere dieci (o cinque o sei, in base alla reale scala adottata) fasi di crescita.
Come lo spieghiamo, a chi apprende, che un fiorellino bello dritto può tornare a essere un timido semino? O che un bocciolo resta tale per lungo tempo? Se ragioniamo in termini di competenze, questa possibilità è sempre presente: posso essere in grado di svolgere in perfetta autonomia un compito e mancare completamente un obiettivo successivo. È anche per questo che la valutazione non può e non deve mai essere data alla persona.

Nell’idea di una valutazione che ricalca una “crescita” lineare e individuale c’è quanto dovremmo lasciare alle nostre spalle a favore di una valutazione condivisa, che non può essere spiegata con disegni e descrittori, ma che viene costruita e interiorizzata giorno per giorno da tutti gli attori della classe.

Mai più soli

È, questo, il tema dell’autovalutazione, l’unica in grado realmente di portare al successo formativo (e rispettare, in questo senso, l’art. 1 del DL 62/2017).

Le linee guida sulla valutazione indicano chiaramente e a ragione che gli apprendimenti sono significativi solo quando accompagnati da una forte riflessione metacognitiva e autovalutativa. Fiorellini e semini potenziano l’autovalutazione?

Di più. I bambini e le bambine non sono fiori isolati, ma vivono in un contesto dal quale traggono informazioni su se stessi ed elabora giudizi sugli altri. Qualsiasi etichetta, per quanto spiegata con disegni e brevi descrizioni, produce un effetto di allineamento che è ben più pericoloso quanto più tocca le corde profonde della metafora.

Come se ne esce? Con intelligenza, con una comunicazione onesta e razionalmente fondata, da praticare tutti i giorni. Con una valutazione solidale, nella quale il parere del mio compagno o della mia compagna mi può essere utile per migliorare le mie prestazioni e il mio parere può essere utile a lui o a lei.

Con una valutazione per l’apprendimento che non segnala “chi sei” - semino, bocciolo o fiore determinato dal quel semino che eri - ma che cosa devi fare per trovare la tua strada.

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