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I mini gialli dei dettati 2
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Cosa funziona di più con i figli: “Fai così perché te lo dico io” o “Troviamo insieme una soluzione”?

Gianluca Daffi, esperto in problematiche educative, spiega ai genitori alcune strategie semplici applicabili quotidianamente con i bambini tra i 6 e gli 11 anni per un’educazione amorevole, rispettosa e coerente

Vostro figlio non si alzerebbe mai dal letto la mattina? Continua a rimandare il momento dei compiti? Litiga con il fratello per il programma da vedere in TV?

Nelle situazioni di attrito con i figli, di solito noi genitori reagiamo con un rimprovero ad alta voce o un ordine imperioso, in modo da risolvere il problema il più velocemente possibile e senza discussioni. Ma lo stile impositivo non ha ricadute positive a lungo termine sugli stessi comportamenti. La riflessione che ho maturato è che i nostri figli sono maggiormente disposti ad ascoltarci se prima abbiamo manifestato per loro un autentico interesse, se ci siamo confrontati serenamente per capirli meglio o per trovare insieme una soluzione condivisa.

Nel libro “Genitori rispettosi e rispettati” analizzo 20 situazioni comportamentali tipiche di ogni bambino/a di età tra i 6 e gli 11 anni nel contesto familiare. Sono momenti di routine quotidiana che, con varie sfumature, tutti i genitori si trovano ad affrontare. Ciascuna delle 20 situazioni descritte si apre con una tavola illustrata, seguita da una trattazione che tocca i seguenti punti:

  • Cosa facciamo di solito: le azioni/reazioni classiche dei genitori;

  • Le difficoltà del genitore: spiegazione del disagio dei genitori, che spesso non sanno come fare;

  • I pensieri da tenere sotto controllo: quali sono gli atteggiamenti sbagliati dei genitori da non mettere in campo.

  • I punti di forza del bambino: da tenere presenti, sempre.

  • Che cosa fare: i suggerimenti, ispirati al buon senso, all’equilibrio, alla pazienza e, nello stesso tempo, alla coerenza, con la consapevolezza che un’ottima risposta da parte degli adulti porterà a ottimi risultati, magari non nell’immediato, ma sicuramente a lungo termine.

  • ...e se non dovesse funzionare?: ulteriori consigli, anche pratici, per affrontare quello specifico problema con altre semplici strategie.

Ecco un esempio di situazione quotidiana in cui ci si può trovare con i figli, quando noi genitori riceviamo delle risposte aggressive o insultanti.

Cosa facciamo di solito

  • Ci irritiamo

  • Accentuiamo la nostra offesa per l’insulto ricevuto

  • Usiamo espressioni di disapprovazione

  • Suscitiamo il suo senso di colpa

Le difficoltà del genitore

Per qualche genitore non è facile accettare che il figlio possa provare sentimenti negativi nei suoi confronti. Sono frequenti commenti del tipo: «Se a sei anni risponde in questo modo, figuriamoci come mi tratterà quando ne avrà diciotto!».

Dinanzi alla prospettiva di una deriva irreparabile, la principale difficoltà è mantenere una certa lucidità e pensare che abbiamo ancora tempo ed energie per riflettere e intervenire: non dobbiamo agire d’impulso e sull’onda delle emozioni.

I pensieri da tenere sotto controllo

L’ingiuria del «piccolo» nei confronti del «grande» risuona alle nostre orecchie come un reato di lesa maestà. Come si permette mio figlio di rivolgersi a me in questo modo? Non conosce la gratitudine? E se tutto ciò, invece, non avesse nulla a che fare con il rispetto? Fraintendiamo il concetto di riconoscenza dimenticandoci che, da ormai quasi un secolo, i padri e le madri danno gratuitamente ai figli con l’unica speranza di vederli crescere «sani e forti». Una delle premesse su cui lavorare è proprio questa: l’ubbidienza, fortunatamente, non è più l’unico modo in cui un figlio dimostra di riconoscere un ruolo ai propri genitori.

I punti di forza del bambino

I bambini sono molto sensibili ai modelli genitoriali: sono quindi predisposti ad apprendere attraverso l’esempio piuttosto che attraverso le prediche.

Che cosa fare

Siamo abituati a utilizzare il time out come punizione.
Eppure, esiste un modo positivo di impiegare tale strategia che, in casi come questo, potrebbe risultare estremamente utile. Ipotizziamo che al nostro bambino scappi un insulto: ci irritiamo, ma cerchiamo di non esplodere. Proviamo a trattenerci e a dire: «Le parole che hai usato danno parecchio fastidio a papà, sento che sono davvero molto arrabbiato. Siccome non voglio litigare con te e mi sembra che anche tu in questo momento sia nervoso, vado cinque minuti a calmarmi nella mia stanza. Quando sarò più tranquillo, tornerò!».

Mostrare al bambino come mettersi da soli in time out è un ottimo metodo. Ancora meglio sarebbe descrivere il proprio time out.

Che cosa fa il papà per recuperare la sua serenità? Si siede sulla poltrona e ascolta della musica? Si stende sul letto e legge un libro? Va in cucina e si prepara un tè? I bambini sono sempre molto incuriositi dalle pratiche utilizzate dagli adulti per ritrovare la pace e, spesso, cercano di riprodurle. Di fronte a un altro insulto, invece di spedire il bambino in camera sua, usate una frase come questa: «Vuoi andare nel tuo spazio speciale per recuperare un po’ di calma? Io ho proprio bisogno di andare nel mio per qualche minuto. Ci vediamo qui tra poco, tutti e due più tranquilli. Che dici?». Non guasterebbe accompagnare l’invito con una carezza o un bacio. Vi potreste stupire dell’effetto di questa strategia.

...e se non dovesse funzionare?

Se vostro figlio non mostrasse alcun desiderio di recarsi nel proprio spazio di time out, non disperate. Comunicategli comunque che, in situazioni come questa, voi avete la necessità di allontanarvi per ritrovare una maggiore serenità. Se state giocando a carte e, come può capitare dopo aver perso, il bimbo vi urla in faccia: «Hai barato, stupido!», fategli notare che quella parola non vi piace, che vi sentite alterati per averla udita e che, se non vi assentate qualche minuto, potreste litigare. Ecco perché adesso andrete in cucina e vi preparerete un bel tè. Forse questo comportamento non servirà come modello d’azione per il bimbo, ma rientra comunque tra le conseguenze: se tratti male una persona non puoi aspettarti che abbia voglia di giocare ancora con te e, forse, potrebbe essere necessario porgere delle scuse.

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