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Quando la riabilitazione si fa a distanza

Com’è nata e come si è evoluta nel tempo la teleriabilitazione, un tipo di riabilitazione tornato molto d’attualità in tempi di Covid

La teleriabilitazione nasce nel 1998 dall’esigenza di trovare una modalità per proseguire il processo di cura al termine degli interventi tradizionali, rispondendo a un bisogno fortemente economico oltre che clinico. È del 1998 infatti il primo progetto di ricerca sulla teleriabilitazione, finanziato dal NIDRR (National Institute on Disability and Rehabilitation Research, negli USA), che portò al riconoscimento delle possibilità di prevenzione e di riabilitazione per le persone con disabilità, così come dei potenziali benefici sul contenimento dei costi.

Negli anni successivi, il neuropsicologo Odie L. Bracy sviluppava CogRehab, il primo programma di riabilitazione cognitiva basato sul web, fruibile a distanza. Da allora, gli studi e i campi di applicazione della teleriabilitazione si sono ampliati a partire dagli USA, dapprima coinvolgendo i veterani di guerra e in seguito anche i civili, in particolare quelli delle aree rurali, per poi allargarsi sempre di più a persone con fasce d’età e quadri clinici diversi.

Attualmente con «teleriabilitazione» si intende un ampio spettro di servizi abilitativi e riabilitativi, che comprende valutazione, monitoraggio, intervento, supervisione, aspetti educativi, consulenza e counselling (Brennan et al., 2010). Sono interventi rivolti a tutte le fasce di età e possono essere erogati da professionisti e tecnici con preparazione e formazione molto diversa: riabilitativa, clinica, psicologica o tecnica.

Le tipologie di erogazione della teleriabilitazione sono varie, ma nel complesso si possono classificare in base alle modalità e ai tempi con cui viene effettuato l’intervento. Se l’interazione è faccia a faccia, con la presenza contemporanea di riabilitatore e utente, si parla di interventi sincroni. Nelle modalità di erogazione asincrone, invece, non è necessaria la presenza in contemporanea di utente e terapista. Il paziente svolge gli esercizi stabiliti e il terapista ne verifica progressivamente l’andamento, spesso grazie a piattaforme dedicate web-based o ad app

Oggi, la possibilità di integrare gli interventi a distanza con le tecnologie innovative offerte dalla robotica e, soprattutto, dalla realtà virtuale, ha permesso l’ulteriore espansione dei programmi e delle proposte possibili, da offrire sia in modalità sincrona sia asincrona: gli ambienti sono dedicati, le variabili possono essere definite e controllate, le difficoltà graduate, i risultati registrati.

E nello stesso tempo le condizioni sono più «ecologiche», consentendo all’utente di avvalersi delle modalità che userebbe nel mondo reale (Bowman, Gabbard e Hix, 2002). In futuro, l’uso dei robot sociali porterà modalità asincrone di fatto (il terapista non è presente), ma sociali/comunicative nell’interazione, aprendo a prospettive e considerazioni certamente complesse e dalle molte implicazioni.

Bibliografia
Brennan D., Tindall L., Theodoros D., Brown J., Campbell M., Christiana D., Smith D., Cason J. e Lee A. (2010), A blueprint for telerehabilitation guidelines, «Internal Journal of Telerehabilitation», vol. 2, n. 2, pp. 31-34.
Bowman D.A., Gabbard J.L. e Hix D. (2002), A survey of usability evaluation in virtual environments: Classification and comparison of methods, «Presence: Teleoperators and Virtual Environments», vol. 11, n. 4, pp. 404-424.

Questo articolo è stato elaborato a partire dal volume Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento a cura di Christina Bachmann, Chiara Gagliardi e Luigi Marotta.

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