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La classe è il vostro teatro: siete pronti a entrare in scena? 1

La classe è il vostro teatro: siete pronti a entrare in scena?

L’autore e regista Luca Vullo e la professoressa Daniela Lucangeli hanno scritto a quattro mani un libro sulla comunicazione non verbale a scuola: “Il corpo è docente”. Eccone un breve estratto con alcuni suggerimenti su come comunicare efficacemente in classe

Siamo «Uno, nessuno e centomila», scriveva il grande Luigi Pirandello e in effetti, che ci piaccia o no, che avvenga in modo consapevole o meno, tutti quotidianamente indossiamo delle maschere. Quando abbiamo di fronte una persona influente e utile per la nostra vita personale o professionale, in automatico, mettiamo una maschera sociale per raggiungere degli obiettivi precisi e spesso facciamo cose funzionali allo scopo, ma che non ci andrebbe di fare. Quindi si può dire che, in un certo senso, recitiamo diverse parti nella nostra vita per le necessità più varie.

Ci sono sicuramente professioni che più di altre richiedono un’indole spiccatamente incline alla recitazione: ovviamente l’attore, ma anche il politico, l’avvocato, il commerciante. Fare teatro presuppone la presenza di un spazio fisico predisposto allo spettacolo, di un attore professionista che si occuperà della drammatizzazione, di un pubblico e della messa in scena di uno show.

In realtà, però, anche l’educatore si reca ogni giorno in un teatro «umano» — la scuola — dove ad ascoltarlo, a guardarlo e imitarlo c’è la classe, composta da creature vibranti, gli alunni, pronti ad assorbire qualunque cosa provenga dal performer con la maschera del formatore.

Il ruolo dell’insegnante è più complesso e articolato di quello di un attore, direte voi, e avete ragione: infatti, oltre ad essere l’attore protagonista della giornata, è anche il regista che ha il compito di gestire e coordinare un gruppo di lavoro con un ruolo attivo e interattivo. Un grande insegnante non è colui che ha una infinita conoscenza, ma chi riesce a comunicare il suo sapere nel modo migliore diventando una guida illuminata per gli allievi.

Comunicare efficacemente non è una cosa semplice e bisogna lavorarci bene per poter trasferire con passione i messaggi, i contenuti, i valori e la nostra conoscenza agli altri.

Il rischio è quello di essere preparatissimi per il ruolo che ci è stato assegnato, pronti a dare il meglio di noi e di ritrovarsi invece a fronteggiare difficoltà e lacune che non avevamo previsto.
Su cosa bisogna lavorare dunque? Iniziamo dalla presenza. Dobbiamo essere pienamente presenti e garantire sincronicità tra il nostro comportamento e il nostro atteggiamento mentale per comunicare agli altri fiducia e autenticità. «Presenza» significa esserci e rimanere nella cabina di pilotaggio anche quando siamo nervosi o stressati perché i nostri passeggeri sono a bordo e si fidano di noi.
La consapevolezza e il controllo del proprio potere personale sono elementi essenziali della presenza e, per portare il pubblico dalla nostra parte, dobbiamo fornire argomentazioni convincenti, evocare sentimenti efficaci e dare la migliore immagine di noi possibile.

Prima di entrare in classe, vi consiglio di farvi un’iniezione di potenza mettendo in atto una vostra posizione di potere. Adottando le corrette posture non verbali, prepareremo infatti il nostro corpo a essere presente con entusiasmo. Espandere il linguaggio del corpo attraverso la postura ci fa sentire più potenti e sicuri di noi, meno ansiosi e più ottimisti in genere. Quando ci sentiamo potenti, persino la nostra voce si espande e occupa più spazio (Cuddy, 2019). In fondo, chi ci vieta di immaginarci nella nostra mente come Wonder Woman o Superman? Il nostro corpo plasma la mente e la mente il nostro comportamento. Spesso non ci rendiamo conto che certi movimenti o gesti possono mostrare le emozioni che proviamo in quel momento, mentre la nostra voce comunica altro. Dobbiamo cercare di essere sincronizzati nel dire quello che diciamo e il come lo diciamo, evitando di creare una visibile discordanza tra verbale e non verbale. La capacità di capire atteggiamenti e pensieri di un individuo in base al comportamento rappresenta infatti la prima forma di comunicazione umana, fin da tempi in cui non esisteva il linguaggio orale.

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