IT
I mini gialli dei dettati 2
Carrello
Spedizioni veloci
Pagamenti sicuri
Totale:

Il tuo carrello è vuoto

|*** Libro Quantità:
Articoli e appuntamenti suggeriti

La Didattica digitale integrata per la scuola secondaria di primo grado

Come organizzarsi con le tecnologie e gli ambienti di apprendimento online per la DDI alla scuola secondaria di primo grado

La Didattica Digitale Integrata per la scuola secondaria di primo grado è il primo passo verso una didattica felicemente ibrida. La didattica svolta in aula — compatibilmente con i protocolli relativi alla prevenzione del contagio — e la didattica digitale sincrona o asincrona dovrebbero avviare un dialogo stabile e parlarsi con la stessa lingua, per quanto diversi siano i rispettivi ambienti di apprendimento. Nel documento del MIUR «Linee guida per la DDI» si richiama l’attenzione su sei punti: l’analisi del fabbisogno, gli obiettivi, gli strumenti, l’orario delle lezioni, le metodologie e la valutazione. Le strumentazioni tecnologiche e la connettività vanno monitorate sia a scuola che a casa, per garantire che le classi possano attivarsi immediatamente e mantenere la routine scolastica anche in caso di improvviso trasferimento negli ambienti online di tutti o anche solo di alcuni degli studenti. Per questo la scuola potrebbe avviare subito una ricognizione dei setting d’aula domestici, per rinforzare i supporti nei casi di maggiore fragilità. Il digitale, qualora non fosse già consueto ambiente di apprendimento, va proposto subito nella didattica d’aula, anche in modalità BYOD (ognuno con il proprio dispositivo), prevedendo però una sana alternanza di uso e non uso delle tecnologie digitali. Il tempo trascorso in presenza serve anche per accrescere negli studenti la familiarità con strumenti e strategie di natura sempre più tecnologica, sotto la guida del docente o anche degli studenti più esperti, in una dinamica positiva di peer tutoring.

Per permettere il collegamento in remoto con gli studenti che dovessero trovarsi in quarantena, sarebbe necessario disporre in aula di alcuni dispositivi collegati in rete. Andrebbe evitata la lezione frontale, per promuovere invece attività cooperative in piccoli gruppi: gli studenti «assenti» prenderebbero parte al lavoro, in collaborazione con i compagni. Gli obiettivi educativi da raggiungere insieme devono essere chiaramente condivisi: studenti e studentesse devono essere consapevoli dello sforzo e dell’impegno che saranno indispensabili per raggiungerli. Vanno inoltre predisposte le misure compensative necessarie a supportare i bisogni educativi di ciascuno studente. L’orario della lezione andrebbe stabilito in base a un ritmo rispettoso dei tempi di attenzione e della motivazione della classe, prevedendo delle pause, anche in presenza, per lasciare piccoli spazi in cui si possa coltivare la socialità nonostante le mascherine e il distanziamento. Sulla base dell’esperienza del lockdown dell’ultima primavera, andrebbero avviate opportune riflessioni sulla valutazione, che va intesa non più come uno strumento di misurazione delle conoscenze, ma come un’esplorazione delle proprie capacità. C’è bisogno che gli studenti vivano la valutazione come una vera e propria esperienza di apprendimento, che consente di porsi domande di senso, di individuare punti di criticità e soprattutto sfide future, da affrontare senza ansia, ma con grinta e determinazione. I criteri in base ai quali monitorare i processi di apprendimento e valutare i risultati vanno stabiliti prima di proporre lavori e compiti. Gli studenti e le studentesse andrebbero abituati ad assumere il ruolo di ricercatori, di esploratori, di costruttori della conoscenza: più compiti autentici e più momenti di confronto renderebbero i percorsi maggiormente coinvolgenti, anche alternando fasi di lavoro in aula e fasi di lavoro a distanza, allo scopo di raggiungere una fluency digitale.

La classe dovrebbe sfruttare tutti i vantaggi della scuola in presenza e al tempo stesso tutti i vantaggi degli ambienti virtuali: occorre scegliere una o più metodologie didattiche per costruire una cornice solida, all’interno della quale coltivare apprendimenti profondi e significativi, propedeutici al raggiungimento delle competenze. Il flipped learning può essere una soluzione accogliente per almeno due motivi:
1. prevede già l’alternanza di lavoro in presenza e lavoro a casa, oltre a proporre un utilizzo creativo e strutturato del digitale e della valutazione;
2. al suo interno si possono facilmente praticare anche altre metodologie didattiche, come ad esempio il debate, il cooperative learning, il problem based learning e il project based learning… e molte altre.

Cosa tenere presente

Per un uso corretto delle tecnologie digitali e degli ambienti di apprendimento online è necessario verificare sempre che gli strumenti scelti siano compatibili con il GDPR (General Data Protection Regulation, «Regolamento generale per la protezione dei dati personali»). Occorre anche ricordarsi di diffondere e di raccogliere in fretta eventuali autorizzazioni delle famiglie all’uso dei dispositivi in aula e degli strumenti (soprattutto nelle classi prime). È inoltre opportuno assegnare il ruolo di «animatore digitale» a rotazione a una coppia di studenti (se possibile rispettare la diarchia, scegliendo un ragazzo e una ragazza): aiuta a gestire le criticità, dimostra che si ha fiducia negli studenti e attiva in loro competenze inaspettate.

Come passare all’applicazione

Proponiamo di attivare una classe virtuale in una piattaforma online, organizzando gli spazi per creare e pubblicare contenuti, prevedendo già una timeline delle proposte di lavoro. Provate a identificare i nuclei fondanti della vostra disciplina per valorizzare gli obiettivi essenziali da proporre: lo scopo è progettare una didattica che sia inclusiva, cioè rispettosa delle differenze degli studenti e capace di valorizzare i loro percorsi di apprendimento. Aggregate contenuti autoprodotti (ad esempio video didattici) o selezionati in rete e proponete esperienze di apprendimento interattive anche in presenza, per monitorare eventuali difficoltà degli studenti o punti di forza da consolidare.

Per approfondire
Di Donato D. (2019), Personalizzare i percorsi di apprendimento con il BYOD (Bring Your Own Device). In G. Benvenuto, P. Sposetti e G. Szpunar, Tutti i bisogni educativi sono speciali, Roma, Edizioni Nuova Cultura, pp. 255-273.
Di Donato D. (2020), Didattica a distanza e digitale: un bilancio per progettare la scuola di domani, «Agenda Digitale.eu», 29 luglio 2020, https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/didattica-a-distanza-e-uso-del-digitale-prove-dibilancio-per-progettare-la-scuola-di-domani/ (consultato il 15 gennaio 2021).
Di Donato D. (2020), Dalla Dad alla DDI: cosa hanno fatto le scuole (e cosa si può fare meglio), «Agenda Digitale.eu», 26 ottobre 2020, https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/dalla-dad-alla-ddi-cosa-hanno-fatto-le-scuole-e-cosasi-puo-fare-meglio/ (consultato il 15 gennaio 2021).
Flipnet, associazione per la promozione della didattica capovolta: https://flipnet. it/ (consultato il 15 gennaio 2020).
MIUR (2018), Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola, https://www. miur.gov.it/documents/20182/0/Decalogo+device/da47f30b-aa66-4ab4-ab35- 4e01a3fdceed (consultato il 15 gennaio 2021).
MIUR (2020), Linee guida per la Didattica Digitale Integrata, https://www.miur. gov.it/documents/20182/0/ALL.+A+_+Linee_Guida_DDI_.pdf/f0eeb0b4-bb7e1d8e-4809-a359a8a7512f?t=1596813131027 (consultato il 15 gennaio 2021).

Questa proposta è tratta dal volume 101 idee per una didattica digitale integrata, a cura di Laura Biancato e Davide Tonioli.

Leggi anche...
Ti potrebbero interessare...

"Questo sito utilizza cookie analitici, anche di terze parti, ed installa cookie di profilazione, propri e di terze parti, per inviarti messaggi in linea con le tue preferenze. Per ulteriori informazioni o per negare il consenso, a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Proseguendo la navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie."