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Sempre aperta, sempre connessa 1

Sempre aperta, sempre connessa

Intervista a Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, sul significato della pandemia per gli adolescenti e su cosa si può fare per aiutarli

Prof. Lancini, da quello che è il suo punto di vista, oggi come stanno i nostri ragazzi? È ancora presto per determinare gli effetti della pandemia su di loro?

È prestissimo, anche perché non sappiamo ancora se possiamo considerarci fuori. Certamente, rispetto a un primissimo periodo in cui le conseguenze erano molto incerte, a partire dalla seconda parte dell’ultimo anno scolastico (marzo-aprile 2021) un certo malessere da parte dei ragazzi c’è stato. Ma non si tratta di un malessere del tutto nuovo: a mio avviso la pandemia ha esasperato alcune questioni che già erano presenti nelle menti dei ragazzi e le forme di disagio si sono amplificate, in un contesto di chiusura e lockdown in cui si è respirata un’aria di crisi genitoriale e di assenza di futuro. I gesti autolesivi, il ritiro sociale, i tentativi di suicidio sono tutte aree che meritano un’attenzione particolare, perché già erano la modalità attraverso la quale gli adolescenti esprimevano il disagio prima e oggi si sono esacerbate.

Questi mesi di difficoltà hanno minato la salute relazionale fra tutti gli attori coinvolti: studenti, docenti, famiglie. Come ci si dovrebbe muovere per rinnovare la loro relazione?

Sono convintissimo che oggi, per molti motivi, se parliamo di scuola, l’aspetto della relazione è fondamentale rispetto ai processi di apprendimento e alla motivazione dei ragazzi. Oggi, anche nella pandemia, non credo che il problema sia un ritardo degli apprendimenti, ma semmai un ritardo sul fronte delle esperienze relazionali. Credo che a casa oggi i genitori ascoltino, ma non siano ancora pronti a entrare in relazione con i loro figli, che significa poter ascoltare cos’hanno da dire davvero. Su questo c’è la necessità di comprendere meglio di che tipo di relazione hanno bisogno i ragazzi. Però, per farlo, bisogna puntare su una relazione che tenga conto di chi sono gli adolescenti odierni, senza gli stereotipi comuni frutto di fragilità adulte che non riescono a identificarsi con il funzionamento affettivo, relazionale dei ragazzi di oggi.

L’articolo completo “Sempre aperta, sempre connessa” è disponibile sul numero di settembre 2021 della rivista Erickson “DIDA”

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