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Crescere bilingui: vantaggio o svantaggio? - Erickson.it 1

Crescere bilingui: vantaggio o svantaggio?

I vantaggi linguistici e cognitivi del crescere bilingui e i pregiudizi più comuni sul bilinguismo infantile

L’Unione Europea e il Consiglio di Europa, fin dalla loro istituzione, promuovono il plurilinguismo nelle loro politiche e programmi, a sottolineare quanto sia una caratteristica da potenziare nel profilo del cittadino comunitario. L’interesse europeo mira non solo alla valorizzazione della diversità linguistica che esiste nel continente ma anche a valorizzare la diversità linguistica esistente all’interno delle nazioni che conformano l’Europa.
Senza andare oltre confine, non bisogna dimenticare che da un lato l’Italia è di fatto una nazione plurilingue che vede nelle sue regioni la coesistenza di innumerevoli dialetti e lingue. Da un altro lato, grazie ai flussi migratori e anche alla mobilità internazionale europea ed extra-europea, la società italiana è una realtà multilingue. Tutti noi quindi ne siamo immersi per cui non sorprende più il fatto che anche i bambini in Italia crescano in contesti sociali e familiari dove si parla più di una lingua.

Se questa situazione è oramai una realtà oggigiorno, non è forse legittimo porsi la domanda se una tale esposizione a più codici linguistici procuri vantaggi o svantaggi? Dalle ricerche scientifiche arrivano innumerevoli conferme sui vantaggi linguistici e cognitivi del crescere bilingui.

Fu Vygotskij tra i primi ad affermare negli anni trenta del secolo scorso che il bilinguismo precoce fosse una condizione positiva per il bambino.

Secondo lui, i bilingui sviluppano precocemente la competenza metalinguistica e sono dotati di maggior flessibilità cognitiva rispetto ai loro coetanei monolingue dato che sono capaci di capire come le lingue da loro parlate rappresentino una tra le tante possibili scelte e come la relazione tra significante e significato sia del tutto arbitraria.

Nell’attualità tutta la comunità scientifica ritiene all’unanimità che il bilinguismo precoce abbia una ricaduta positiva sull’intelligenza e sulla sfera cognitiva del bambino.
Sembra dunque paradossale parlare di pregiudizi nei confronti del bilinguismo. Eppure quando si parla di bilinguismo infantile non è così raro incontrare atteggiamenti scettici e pregiudizi che mettono in ombra i vantaggi citati.

I tre luoghi più comuni sul bilinguismo

Il bilinguismo produce ritardi nello sviluppo linguistico e cognitivo
Pensare che il cervello di un bambino sia rallentato perché deve recepire e assimilare le informazioni in due codici linguistici non solo non ha delle basi scientifiche ma è esattamente il contrario ciò che ci dimostrano studi come quello di Kovács e Mehler in cui si è osservata la velocità di reazione dei bambini bilingui rispetto ai coetanei monolingui quando impegnati in compiti che richiedono il controllo delle funzioni esecutive. Studi più recenti hanno dimostrato che la presenza di due codici verbali rappresenta una forma di arricchimento cerebrale: i due codici del bilingue sono complementari e cooperativi nel processare l’input verbale. Questo significa che molte regioni cerebrali vengono attivate nel processare l’input verbale e che, anziché restringere lo spazio neurologico, la presenza di più lingue nel cervello ne arricchisce le sue capacità neuro funzionali.

I bambini bilingui mescolano le lingue, fanno confusione e non imparano bene nessuna delle due lingue
I bambini esposti a due codici linguistici imparano, anche prima di parlare, a distinguerli e sono in grado di distinguere e apprendere regolarità linguistiche più in fretta rispetto ad un bambino monolingue. Anche chi viene accostato alla lingua straniera in età prescolare perché inserito in un contesto di scolarizzazione volutamente bilingue, riesce a distinguere e apprendere entrambi i codici. Di fatto si abitua a organizzare il linguaggio in due sistemi distinti.

Il bilinguismo non vale la pena se le lingue coinvolte non sono entrambe di ampia diffusione
I vantaggi cognitivi del crescere bilingue non sono compromessi dalla combinazione delle lingue coinvolte. In altre parole, non interessa a quali lingue vengono esposti i bambini quanto il fatto che siano esposti a più lingue. Qui il ruolo della famiglia è fondamentale. Il contesto familiare può servire ad incoraggiare e offrire occasioni di esposizione ed uso a più lingue (o ad una lingua diversa dall’italiano) oppure, al contrario, può penalizzare lo sviluppo se non lo stimola o lo inibisce.

Purtroppo sono più frequenti di quanto si possa immaginare gli interventi che tentano di limitare l’esposizione alla lingua madre nei figli di famiglie immigrate che iniziano la loro scolarizzazione in Italia.

Le motivazioni possono prendere spunto da quanto già detto prima ma soprattutto sono legate alla diffusa convinzione del fatto che la seconda lingua possa frenare lo sviluppo della lingua dello studio.

Ci si dimentica anche che secondo la prospettiva adottata dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue, ogni bambino ha il diritto di sviluppare tutte le sue potenzialità (compresa la facoltà di linguaggio) e la scuola è tenuta a legittimare tutte le lingue che compongono il repertorio di ciascun alunno, anche quelle oggetto di discriminazione sociolinguistiche quali sono alcune lingue regionali, minoritarie, di migrazione, ecc. che spesso coincidono con la lingua della famiglia di appartenenza.

Abbiamo iniziato la nostra riflessione menzionando le indicazioni provenienti dalle istituzioni europee e concludiamo citando l’Unesco che promuove approcci bilingui o multilingue nell’istruzione come fattore importante per l’inclusione e la qualità nell’istruzione. Nel suo rapporto Strong foundations: Early childhood Care and Education (2007) l’Unesco afferma che questi approcci hanno un impatto positivo sull’apprendimento e sui risultati dell’apprendimento.

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