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Come l’emergenza Coronavirus ha cambiato il mondo della didattica - Erickson.it 1

Come l’emergenza Coronavirus ha cambiato il mondo della didattica

Alcuni spunti utili dal vademecum “Handbook on facilitating Flexible Learning during Educational Disruption” redatto dall’Unesco

L’emergenza Coronavirus ha imposto una cambiamento di rotta drastico al mondo della didattica. Senza alcun preavviso o segnale di svolta, gli insegnanti si sono trovati catapultati in un nuovo “universo”, quello del digitale e della didattica online. Questo passaggio repentino, non privo di frizioni e incertezze, ci ha obbligati, come in un grande laboratorio vivente, a sperimentare (nuove tecniche, nuove attività, nuovi strumenti…) e a trovare nuove strategie e nuovi metodi per portare avanti la nostra azione didattica. Il confronto e la condivisione delle esperienze, delle problematiche e dei materiali divengono allora strumenti fondamentali per sostenerci come individui e come comunità di professionisti in un momento così delicato.

Partiamo da un documento dell’Unesco

È proprio in quest’ottica di condivisione che intendo presentarvi un documento che, credo, possa ispirarci nelle nostre pratiche quotidiane e aiutarci a riorientare la nostra azione didattica. Il documento si intitola Handbook on facilitating Flexible Learning during Educational Disruption ed è stato prodotto dall’Unesco in collaborazione con l’Università Normale di Pechino. Esso si presenta come una sorta di vademecum, agile e snello, nonché ricco di esempi concreti, di immagini e di spunti pratici anche per l’insegnante (di lingue ma non solo).

Perché nasce il documento

Il documento nasce da una presa di coscienza che è seguita all’esperienza della quarantena e quindi di chiusura delle scuole in Cina, paese che per primo ha sperimentato pratiche di didattica a distanza su scala nazionale. Durante l’emergenza di Covid-19 il Ministro dell’Istruzione cinese ha infatti lanciato un’iniziativa che ha preso il nome di “Disrupted classes, Undisrupted education”. Da qui è nata una sperimentazione su vasta scala che ha coinvolto sia le istituzioni scolastiche sia quelle universitarie con l’obiettivo di assicurare la continuità didattica a più di 270 milioni di studenti costretti nelle loro case. Tuttavia, ci si è resi conto, come è accaduto e sta accadendo anche in Italia, di una serie di criticità riguardanti la didattica a distanza. Tra queste:

  • difficoltà di tipo tecnico dovute a connessioni lente o instabili (o addirittura assenza di copertura di rete);
  • difficoltà di reperire risorse digitali adeguate alla didattica online nel grande oceano del web;
  • mancanza di competenze digitali adeguate da parte di insegnanti, alunni o genitori di questi ultimi;
  • mancanza di alcune competenze trasversali necessarie per poter organizzare il lavoro a casa, quali ad esempio sapersi adattare a una nuova condizione, saper studiare in modo autonomo, sapersi motivare;
  • carenze metodologiche e difficoltà a superare una didattica puramente “tradizionale” e trasmissiva.

Apprendimento flessibile

Una delle parole chiave del documento è “flessibilità”. Il concetto di “didattica flessibile” non nasce in questo tempo e contesto emergenziale segnato dalla pandemia, ma ha una sua storia consolidata, essendosi sviluppato già diversi anni fa. Tuttavia, esso ha ricevuto un grande impulso con l’avanzare dei progressi tecnologici.

Ma che cos’è e cosa si intende con “apprendimento flessibile”? Come si legge nel documento, l’apprendimento flessibile può essere considerato un insieme, un pacchetto di approcci e strategie didattiche tese a fornire agli studenti maggiori scelte. Queste scelte possono riguardare molti aspetti dell’apprendimento. Il documento individua 8 dimensioni in cui il concetto di flessibilità può essere declinato, tuttavia, per ragioni di tempo e di spazio, di seguito indicherò quelle che ritengo maggiormente rilevanti.

La dimensione di tempo e di spazio: una didattica flessibile permette allo studente di apprendere non solo in aula, ma anche a casa (o in altri contesti) e di reperire risorse e materiali di apprendimento in diversi luoghi, fisici o digitali. E ancora, una didattica flessibile garantisce maggiori scelte in termini di ritmo e di velocità di studio individuale. Un esempio pratico ci viene fornito dall’Università Normale di Pechino, la quale ha adottato come strategia quella di caricare ogni lunedì le attività da svolgere sulla piattaforma condivisa. Questa soluzione ha permesso agli studenti di organizzare liberamente i tempi dello studio individuale, di avere accesso ai materiali digitali costantemente online e di poter scaricare detti materiali sui propri dispositivi elettronici per la consultazione off line.

La dimensione dei contenuti e della tipologia delle risorse: garantire una didattica flessibile da questo punto di vista significa permettere allo studente di scegliere in che modo affrontare i contenuti didattici (ad esempio, lo stesso argomento può essere approfondito attraverso un video o una testo cartaceo), di personalizzare i percorsi e i contenuti proposti (ad esempio, permettendo allo studente di scegliere i contenuti da apprendere sulla base dei propri interessi personali) o ancora di realizzare i compiti richiesti sfruttando formati diversi (ad esempio, un documento può essere sintetizzato attraverso la realizzazione di una mappa concettuale, una presentazione PowerPoint, un video, un audio, ecc.).

La dimensione strategica e metodologica: una didattica flessibile si radica in metodologie e strategie basate sulla costruzione attiva e cooperativa della conoscenze, e dunque non puramente trasmissive. Di primo acchito il web potrebbe apparire limitante e frustrante in questo senso; tuttavia, numerose esperienze pratiche di didattica online ci incoraggiano a osare e a sperimentare, trovando di volta in volta gli strumenti tecnologici più adeguati. L’insegnante può registrare tutorial (per guidare gli studenti ad apprendere in modo attivo e indipendente in modalità asincrona), creare dibattiti e discussioni sfruttando gli applicativi per videoconferenze, offrire momenti di aiuto personalizzato e in tempo reale attraverso videochiamate individuali per aumentare la percezione emotiva dello studente e addirittura assegnare lavori di gruppo.

Risorse digitali appropriate

Oltre a indicare le linee metodologiche e operative per applicare il concetto di flessibilità alla didattica online, il documento ci offre interessanti e rilevanti spunti di riflessione. Tra questi, mi sono parse particolarmente stimolanti e utili per l’insegnante in Italia (anche e soprattutto in un’ottica di inclusione) le osservazioni riguardanti la selezione delle risorse digitali. Il grande “oceano” del web in questo senso è molto ricco, tanto da apparire dispersivo e disorientante. Il pericolo, però, non è solo quello di “perdersi” in un labirinto di link e risorse, ma anche quello di selezionare materiali che non favoriscano e non sostengano l’apprendimento online dei nostri studenti. Come i materiali cartacei, anche quelli digitali devono rispettare una serie di criteri per garantire allo studente un’esperienza di apprendimento online efficace e piacevole. Quali sono, dunque, i criteri da tenere in considerazione all’ora di selezionare una risorsa digitale? Il documento indica 4 condizioni di base che devono essere soddisfatte:

  • i contenuti devono essere significativi e interessanti per i nostri apprendenti, o comunque necessari per svolgere il compito. L’invito è dunque quello di proporre una didattica basata sul discente e di limitare i contenuti che appaiono inutili o superflui per il compito assegnato e per gli obiettivi che ci si propone di raggiungere;
  • il livello di difficoltà deve essere moderato e adeguato in rapporto alle caratteristiche degli apprendenti. L’invito è dunque quello di scegliere risorse che evitino di sovraccaricare gli studenti da un punto di vista cognitivo e di preferire materiali che risultino abbordabili e comprensibili;
  • le risorse devono presentare una strutturazione semplice e chiara; pertanto, si cercherà di selezionare materiali ben strutturati e organizzati, sia logicamente che graficamente. Ciò sosterrà i processi di comprensione e di acquisizione delle nuove conoscenze ed eviterà l’affaticamento visivo;
  • il layout di navigazione deve essere il più possibile semplice e intuitivo in modo che gli studenti non si sentano persi durante la navigazione. Orientiamoci dunque il più possibile verso materiali digitali che presentino un design semplice, di facile navigazione e fruizione.

L’ambiente di apprendimento

Un ulteriore aspetto di estremo interesse per l’insegnante in Italia riguarda il concetto di “comunità di apprendimento”. In effetti, nel passaggio dalla didattica in presenza a quella online, si può cadere nella tentazione di dare per scontato questa variabile. Dobbiamo, invece, ricordare che quando la classe “trasloca” online, l’ambiente di apprendimento deve essere ricostruito al fine di ristabilire un’interazione simile a quella che avviene nelle nostre classi fisiche. Per raggiungere questo obiettivo, il documento fornisce le seguenti indicazioni:

  • costruire la fiducia, facendo in modo che si sviluppi un senso di appartenenza alla nuova comunità virtuale e fornendo continui incoraggiamenti e rinforzi al fine di sostenere gli apprendenti da un punto di vista emotivo, anche e nonostante la distanza;
  • fornire feedback tempestivi in modo che gli studenti avvertano la “vicinanza” dell’insegnante e che non perdano la motivazione ad apprendere. Infatti, un feedback puntuale sosterrà i processi di riflessione e auto-apprendimento nonché permetterà di sviluppare un senso di realizzazione, appagamento e soddisfazione personale;
  • sviluppare un senso di identificazione emotiva, spostando il focus dagli aspetti competitivi e performativi a quelli collaborativi.

Il documento è ricco di immagini, curiosità e spunti operativi. Vi invito quindi a esplorarlo e ad attingere a piene mani. Infine auguro a tutti noi una serena e coraggiosa sperimentazione didattica all’insegna della flessibilità, nella speranza che quest’ultima possa diventare il segno distintivo del nostro operare.

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