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I mini gialli dei dettati 2
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I bambini preferiscono i lavori seri ai giochi

Un sorprendente insegnamento montessoriano spiegato da Martine Gilsoul, educatrice e esperta del Metodo Montessori

«Noi crediamo che il bambino è felice quando gioca: invece il bambino è felice quando lavora»
Maria Montessori

L’immagine del bambino più diffusa nella percezione comune è quella di un individuo distratto, che vuole solo giocare e che è sempre alla ricerca di un qualcosa per farci ridere o per farci dispetto. Maria Montessori, invece, lo descrive in tutt’altro modo:
«Un individuo estremamente laborioso, estremamente osservatore, non distruttore; incredibilmente esatto (certo molto più esatto di noi), scrupoloso nel compiere le sue azioni, capace di un’attività concentrata, capace di controllare i propri movimenti, amante in modo speciale del silenzio, esattissimo nell’obbedire, senza motivi di competizione coi compagni». Questo ritratto del bambino abbozzato da Maria Montessori è alquanto sorprendente. Maria Montessori ce ne parla infatti come di una persona seria, anzi studiosa, per cui il lavoro è una necessità vitale.

Sono numerosi gli episodi in cui la Montessori descrive bambini impegnati in attività di vita pratica. Bambini che ripetono instancabilmente la stessa azione: che si tratti di lavare un tavolo o dei piatti di ceramica, di abbottonare, di grattugiare del pane, lucidare degli oggetti o travasare acqua. Ma cosa li attrae? Come spiegare questa loro concentrazione mentre sono impegnati in occupazioni ai nostri occhi così poco gratificanti? E, per di più, con una precisione e un’attenzione che raramente vediamo quando sono a casa, e noi proviamo a interessarli con giocattoli (spesso costosi) comprati nel tentativo di distoglierli dagli schermi?

Questa loro preferenza per lavori «seri», invece che per i giochi messi a loro disposizione, suscitò molto scalpore già nelle prime scuole montessoriane, tanto che si parlò di «prodigio». In India, Maria Montessori osservò a lungo i bambini che, contrariamente a quello che accadeva in Occidente, non erano esclusi dal lavoro degli adulti. Era quindi naturale vederli lavorare un po’ di impasto per il pane, spazzare il suolo o lavare i panni: «In queste occasioni, il bambino è proprio felice. È molto interessante osservare che, laddove le condizioni ambientali sono semplici e naturali e dove i bambini partecipano a tutte le attività quotidiane degli adulti, i piccoli sono calmi e felici. Non sono agitati come quelli delle nostre società nelle quali non è consentito loro di partecipare alla vita che li circonda».

Tuttavia, se ci pensiamo, è frequente osservare quanto i bambini piccoli dimostrino l’esigenza di essere coinvolti nelle faccende casalinghe: svuotare la lavatrice, piegare i panni, mettere a posto le stoviglie nella credenza o raccogliere le foglie secche in giardino. Aiutarci è un modo di sentirsi parte del loro ambiente di vita e di contribuire alla sua organizzazione: spesso, però, non consentiamo loro di lanciarsi in tali imprese, troppo stancanti ai nostri occhi. Allora si rattristano e, delusi, capita che facciano i «capricci».

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