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Autismo al femminile 1

«L’autismo al femminile esiste, vi spiego come funziona»

Luisa di Biagio, psicologa e lei stessa persona autistica, ci spiega le caratteristiche dell’autismo vissuto al femminile

Luisa di Biagio è una psicologa e una donna con autismo. In un’intervista ha raccontato di come la scoperta di essere autistica, arrivata a un certo punto della sua vita, sia stata per lei di grande sollievo in quanto, finalmente, è stata in grado di dare un nome alla sua diversità. Dalla sua esperienza di persona con autismo è nato un libro: “Donne in blu”, in cui Luisa di Biagio racconta anche come l’autismo al femminile abbia caratteristiche e connotazioni diverse di quello in versione maschile.

Ecco qualche passaggio dell’intervista che Luisa di Biagio ha rilasciato a “Freeda”, che potete visualizzare per intero qui di seguito.

«L’autismo tende a manifestarsi in maniera molto diversa nei maschi e nelle femmine. Si potrebbe quasi dire che sì, esistono un autismo femminile e un autismo maschile. Le differenze sono tantissime, ma quelle più importanti riguardano la capacità di adattamento. Le femmine tendono ad avere maggiore facilità di adattamento, ad acquisire prima e meglio delle strategie cosiddette “di mascheramento”. Per questo motivo le femmine non sempre vengono riconosciute come autistiche. La maggior parte delle donne che riceve la diagnosi oggi è adulta, ha più di 40 anni.

Già da bambina l’autistica tende a manifestare comportamenti che sono socialmente più accettati. Ad esempio, se continua a parlare di cuccioli e ballerine fino a 15 anni, viene lodata e rinforzata.

Quando la bambina cresce e diventa una ragazza, ha già una storia di adattamento importante e ha già degli obiettivi che spesso sono proprio di tipo sociale: vuole essere accettata, accolta, riconosciuta, ammirata. Vuole quello che vogliono tutte le ragazze.

Però più cresce, più sente di essere diversa. Le ragazze autistiche tendono ad esporsi senza alcun filtro, quindi magari a proporsi e a dover poi a volte gestire delle delusioni, dei rifiuti. Altre volte ottengono quello che vogliono, ma spesso senza una rete, senza una tutela, senza una preparazione.

La percentuale di violenza sessuale sulle persone autistiche è altissima. Circa il 78% delle persone autistiche ha avuto un’esperienza di abuso sessuale perché i criteri di comunicazione e di gestione della sessualità nella nostra cultura sono organizzati su schemi che si basano tanto sulla comunicazione non verbale, un tipo di comunicazione che per noi autistici è semplicemente inarrivabile. Un altro elemento che determina l’abuso è il fraintendimento. Non è detto che gli abusatori abbiano sempre intenzione di fare violenza, a volte un abusatore può essere inconsapevole perché il comportamento della donna autistica lancia un messaggio che viene letto dal non autistico come un messaggio di apertura, mentre la donna in realtà non vuole, sta soffrendo, dice di no, ma non scappa. È necessario perciò che come società riusciamo a capire che quel “no” vuol dire di no, a prescindere da ciò che sembra.

La società attualmente non fa molto per le persone autistiche, se non molta pressione affinché le persone cambino, affinché chi può adattarsi si adatti sempre di più, e arrivi ad annullarsi. Questo dovrebbe cambiare».

Guarda il video di Freeda con l’intervista completa a Luisa di Biagio: https://www.youtube.com/watch?v=B9rS6U7uRYk

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