Architetti quotidiani di pace

Spunti a partire dagli albi illustrati per costruire la pace ogni giorno

Architetti quotidiani di pace

Quando si parla di pace a scuola si rischia spesso di partire da una domanda molto grande: che cos’è la pace? Si raccolgono parole gentili, simboli conosciuti, colombe, arcobaleni.

Possiamo però provare a spostare lo sguardo e chiederci che cosa ci sia prima della pace, quali siano i gesti, gli atteggiamenti e le scelte che permettono, giorno dopo giorno, di costruirla davvero. La pace riguarda infatti il modo in cui usiamo le mani, affrontiamo un litigio, troviamo il coraggio di parlare, guardiamo chi è diverso da noi. Educare alla pace può significare allora accompagnare bambini e bambine a diventare piccoli architetti quotidiani di pace.

Gli albi illustrati possono accompagnarci in questo percorso perché permettono di avvicinare temi complessi senza doverli necessariamente spiegare. Dentro una storia i bambini possono riconoscere qualcosa che appartiene alla loro esperienza, incontrare punti di vista diversi dal proprio, fermarsi su un gesto, un’espressione, una scelta. Possono soprattutto porsi delle domande.

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Costruire pace con le mani

Con i più piccoli si può partire da qualcosa di molto concreto: le mani. Le mani toccano, costruiscono, aiutano, accarezzano, ma possono anche spingere, strappare, togliere. L’albo “La mia mano” permette di osservare insieme quante possibilità sono contenute in un gesto.

Dopo la lettura possiamo chiedere: “che cosa possono fare le nostre mani per stare bene insieme?” Raccogliere qualcosa che è caduto, aiutare un compagno, condividere, prendersi cura, fermarsi prima di fare male,ecc.

La pace entra così nella quotidianità e diventa qualcosa che i bambini possono riconoscere nelle proprie azioni. È possibile far disegnare ai bambini la sagoma della propria mano e riempirla con le azioni. Sarebbe bello concludere con un’opera collettiva, con le mani colorate di tutti, e attorno tutte le azioni che insieme sono state scelte.

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Cosa può fare l’adulto?

Prima di chiedere ai bambini che cosa possono fare le loro mani, può essere utile osservare le nostre. I bambini guardano come trattiamo le cose, come ci avviciniamo a chi ha bisogno, come reagiamo quando qualcosa si rompe o qualcuno sbaglia. Dare l’esempio significa rendere visibile, nei piccoli gesti quotidiani, un modo rispettoso e attento di stare con gli altri.

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La pace passa anche dai conflitti

Spesso associamo la pace all’assenza di litigi. Ma i conflitti fanno parte delle relazioni e anche della vita di una classe. L’albo illustrato “Le regine litigiose” ci può aiutare ad osservare cosa accade quando il desiderio di prevalere diventa più importante del motivo stesso per cui il litigio era iniziato. Con i bambini si può provare a fermarsi proprio su questo passaggio. Quando un litigio diventa troppo grande? Quando smettiamo di cercare una soluzione e cominciamo soltanto a voler vincere? Che cosa possiamo fare mentre siamo ancora arrabbiati?

Non si tratta quindi di costruire una lista di regole per “non litigare”, ma di allargare le possibilità che i bambini sentono di avere quando il conflitto arriva: spiegare ciò che è successo, ascoltare, chiedere aiuto, aspettare prima di rispondere, riconoscere un errore, provare a riparare.

La pace non elimina il conflitto, ma può cambiare il modo in cui scegliamo di attraversarlo. Dopo la lettura dell’albo e la conversazione, si può proseguire con un breve laboratorio di scrittura poetica. L’incipit “La pace comincia quando…” invita i bambini a cercare non definizioni astratte, ma gesti e possibilità concrete: fermarsi, ascoltare, spiegare ciò che è accaduto, aspettare prima di rispondere, chiedere aiuto, riconoscere un errore o provare a riparare. 

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Cosa può fare l’adulto?

I bambini osservano come noi adulti reagiamo quando qualcuno non è d’accordo con noi. Vedono se ascoltiamo, se interrompiamo, se sappiamo tornare sui nostri passi. Dire “ho sbagliato”, “non ti avevo capito”, “proviamo a ricominciare” può diventare un insegnamento molto più potente di tante parole sulla gestione dei conflitti.

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La pace ha bisogno anche della nostra voce

La pace non coincide sempre con il silenzio. In alcune situazioni, per costruirla, è necessario parlare. L’albo illustrato “Fatti sentire” invita a riflettere sul valore della propria voce e sulla possibilità che anche un piccolo gesto possa fare la differenza. Quando è importante farsi sentire? Quando qualcuno viene escluso, quando qualcosa ci sembra ingiusto, quando abbiamo bisogno di aiuto, quando vogliamo difendere qualcuno o proporre un cambiamento…

Farsi sentire non significa parlare più forte degli altri, ma imparare a prendere parola con consapevolezza. A partire proprio dall’albo illustrato, immaginiamo dei momenti in cui vorremmo prendere la voce e farci sentire, scrivendo e illustrando le situazioni, per poi condividerle collettivamente

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Cosa può fare l’adulto?

Perché un bambino impari a usare la propria voce deve prima fare esperienza di un adulto disposto ad ascoltarla davvero. Lasciare tempo, accogliere anche risposte inattese, non temere il dissenso e mostrare che ogni parola porta con sé anche una responsabilità, sono occasioni concrete per educare alla partecipazione.

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Accorgersi delle differenze

L’albo illustrato “Ogni viso è una poesia” può consentirci di fermarsi a osservare la varietà dei volti, dei tratti, delle espressioni. Può diventare l’occasione per andare oltre la frase scontata “siamo tutti diversi e speciali”, e lavorare invece sulla capacità di osservare senza giudicare.

Che cosa vediamo davvero? Che cosa possiamo soltanto immaginare? Quanto velocemente pensiamo di conoscere una persona soltanto perché l’abbiamo guardata?

Educare alla pace significa anche coltivare uno sguardo curioso verso ciò che non ci somiglia.

Sarebbe bello lavorare proprio sui visi, sui colori, sulle forme, osservando davvero la ricchezza che popola le nostre classi, facendo alcuni ritratti dei nostri vicini di banco da appendere in classe

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Cosa può fare l’adulto?

I bambini ascoltano il modo in cui parliamo delle persone, delle lingue, delle famiglie, dei corpi, delle culture. Osservano le nostre reazioni davanti a ciò che non conosciamo.

Dare l’esempio significa mostrare rispetto e curiosità e provare a scoprire insieme, facendo attenzione alle parole e alle storie a cui scegliamo di dare spazio.

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Le parole di ogni giorno

C’è infine un ultimo dettaglio su cui vale la pena soffermarsi: il linguaggio. Molti verbi sono comunemente associati ad aggressività, conflitto o violenza. Eppure le stesse parole possono assumere significati diversi, più delicati, inattesi.

L’albo illustrato “Voce del verbo” gioca proprio su questa possibilità. Presenta verbi che, a prima vista, sembrano duri o ostili e li accompagna poi con immagini fotografiche capaci di spostarne il significato verso il gioco, la relazione, la curiosità e la gioia. È un albo che apre una discussione interessante sul peso delle parole e sulla possibilità di reinterpretarle.

Anche questa è educazione alla pace: imparare che il linguaggio non è neutro, ma nemmeno immobile. Possiamo scegliere come usare una parola, quale significato darle, che cosa costruire attraverso di essa.

Creiamo con i bambini un libretto a partire dalle piegature riempiendolo con verbi e immagini che costruiscono pace.

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Per concludere

Possiamo scegliere albi di qualità, preparare materiali, organizzare laboratori e discussioni. Ma quando parliamo di pace c’è qualcosa che viene ancora prima: noi. È difficile chiedere ai bambini di ascoltarsi se li interrompiamo continuamente, di avere cura delle parole se noi per primi le usiamo senza attenzione, di accettare l’errore se non ci vedono mai riconoscere il nostro, di essere curiosi verso le differenze se mostriamo diffidenza davanti a ciò che non conosciamo.

Essere architetti quotidiani di pace significa provare a costruire un certo modo di stare insieme durante tutto l’anno, attraverso le mani che si prendono cura, i conflitti che impariamo ad attraversare, le voci a cui facciamo spazio, gli sguardi che diventano più attenti e le parole che scegliamo ogni giorno.