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2° CONVEGNO
Innovazione e ricerca clinica per interventi integrati
Trento e online, 20 e 21 novembre 2026
25 crediti ECM


Un evento nazionale nato in collaborazione con alcune tra le più riconosciute riviste scientifiche italiane e con le voci più importanti sul panorama nazionale.
Due giornate per fare il punto sui temi emergenti per la ricerca e la pratica clinica, abilitativa e riabilitativa.
Il Convegno è dedicato a psicologi/psicoterapeuti, professionisti in ambito sanitario, logopedisti e aperto anche ad altre figure professionali interessate ad approfondire i temi del Convegno.

Servizio Psicologia e Psicopatologia dello sviluppo e del Centro Autismo e Sindrome di Asperger (CASA), ASL CN1, Cuneo

Federazione Logopedisti Italiani

Delegato European Speech and Language Therapy Association, professionista dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Università Milano-Bicocca

Accademia di Neuro-psicologia dello Sviluppo, Parma

Università di Genova

Università di Modena e Reggio Emilia

Università degli Studi di Milano, IRCCS Medea di Bosisio Parini

IRCCS Associazione Oasi Maria SS. onlus, Troina

Psicologa clinica e psicoterapeuta, Hogrefe

UOS Psicologia, UOC Neuropsichiatria Infantile, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Roma, Italia

Università di Padova

University of Michigan-Ann Harbor, USA

Università di Bologna
Il Convegno vuole dare visibilità ai contributi scientifici prodotti a livello nazionale.
Le candidature verranno valutate dalle Direzioni scientifiche delle Riviste promotrici del Convegno.
la ricerca e la pratica clinica, abilitativa e riabilitativa in età evolutiva.
Potranno essere proposti:
I contributi dovranno avrere una lunghezza compresa tra le 8 e le 12 pagine, bibliografia compresa. Dovranno essere inediti e redatti seguendo le norme editoriali presenti sul sito delle Riviste Erickson.
I contributi scientifici selezionati verranno presentati durante le due giornate, all’interno di sessioni dedicate, e potranno essere pubblicati all’interno dei numeri delle Riviste relativi all’annata 2027.
Compila il form entro il
31 agosto 2026
L’esito della selezione verrà comunicato a partire dal
15 settembre 2026
Verrà richiesta conferma di accettazione entro il
30 settembre 2026
A seguito della conferma comunicheremo giorno, ora e luogo della presentazione della proposta. Si chiederà la presenza dell’autore/autrice o di un coautore/coautrice.
*per poter partecipare alla selezione è necessario essere iscritti/e al Convegno
Individuazione precoce e intervento nelle difficoltà di linguaggio
Profili motori nello sviluppo tipico e atipico
Applicazioni dell'IA nei disturbi di lettura e scrittura
Valutazione e intervento in DPL/DSA nel multilinguismo
Creare e utilizzare materiali e giochi per attività logopediche
Autismo e comorbilità in età evolutiva
Interventi neuropsicologici e riabilitativi nella neuroinfiammazione
ADHD in bambine e bambini ed evoluzione in adolescenza
Valutazione e potenziamento delle abilità numeriche e matematiche
Parent training e terapia mediata dai genitori nei disturbi del neurosviluppo
Maladaptive daydreaming: aspetti psicologici e neuropsichiatrici
Gli albi illustrati nella pratica clinica
Le Funzioni Esecutive in età prescolare e prevenzione delle difficoltà
Riconoscere i segnali di autismo dal primo anno di vita
Introduce i lavori
Sara Botti (Edizioni Centro Studi Erickson)
Coordina: Luigi Marotta (Delegato European Speech and Language Therapy Association)
L’obiettivo del simposio è promuovere un confronto clinico interdisciplinare sulle traiettorie di sviluppo atipico e sulle metodiche innovative di stimolazione neurocognitiva nel passaggio dall’età prescolare alla scuola primaria.
Identificazione e intervento precoce dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento: esperienze e prospettive nella scuola primaria
Ilaria Ceccarelli (Federazione Logopedisti Italiani, ASL Roma4)
L'identificazione precoce dei bambini a rischio di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) rappresenta oggi una priorità educativa e sanitaria. In merito alla scuola primaria, verranno illustrate esperienze di osservazioni sistematiche sviluppate attraverso la collaborazione tra istituzioni scolastiche del territorio romano, famiglie e professionisti dell’età evolutiva. Attraverso una metodologia ormai consolidata, l’osservazione sistematica permette di individuare, già nelle prime fasi di esposizione, alunni che presentano difficoltà significative di lettura, scrittura, numeriche e di calcolo e consente l’attivazione di percorsi didattici mirati al recupero di tali difficoltà. Inoltre, con un monitoraggio nel corso dei primi tre anni, supporta la scuola nella segnalazione dei bambini che mostrano difficoltà persistenti o resistenza agli interventi di potenziamento.
Valutazione dei pre-requisiti agli apprendimenti scolastici nell’ultimo anno nella scuola dell’infanzia
Anna Giulia De Cagno (Vicepresidente FLI)
La scuola dell'infanzia ha un ruolo fondamentale nell'osservazione e nel monitoraggio dello sviluppo delle competenze pre-scolari, ma soprattutto nell’identificazione dei segnali predittivi per successive difficoltà negli apprendimenti scolastici. In questa prospettiva, lo screening rappresenta uno strumento di intercettazione precoce volto a identificare i bambini che presentano fragilità evolutive e che possono beneficiare di interventi educativo-didattici tempestivi e mirati. Il contributo presenta un progetto di screening condotto da clinici che da anni viene realizzato nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia di alcuni istituti scolastici romani. In particolare, l'attenzione è rivolta alle abilità metafonologiche, alle competenze linguistiche, alla memoria fonologica, alle abilità visuo-spaziali, prassiche e grafo-motorie.
Modelli di potenziamento delle abilità linguistiche nei bambini tra l’ultimo anno della scuola dell’infanzia e il primo ciclo della scuola primaria
Luigi Marotta (Delegato European Speech and Language Therapy Association)
L’identificazione tempestiva dei disturbi del linguaggio in età evolutiva è determinante per l’evoluzione cognitiva, relazionale e degli apprendimenti. La fascia d'età 5-7 anni costituisce un periodo critico di plasticità neurale per la transcodifica del linguaggio scritto. Il contributo esamina l’efficacia dei percorsi di potenziamento fonologico, lessicale e morfosintattico basati sui recenti modelli neuropsicologici e pedagogici, evidenziando il valore predittivo della memoria di lavoro fonologica e delle funzioni esecutive. Vengono quindi delineate le linee guida per strutturare percorsi di potenziamento mirati sia alla comunicazione funzionale che ai prerequisiti della letto-scrittura. Particolare rilevanza, infine, sarà attribuita ai modelli di presa in carico ecologico-comportamentale, volti a favorire la generalizzazione delle abilità a scuola e in famiglia attraverso l'uso del gioco e dei network narrativi.
Coordina: Valeria Flori (Istituto Scientifico IRCCS E. Medea; Università degli Studi di Milano)
L’importanza delle abilità motorie nello sviluppo globale del bambino
Valeria Flori (Istituto Scientifico IRCCS E. Medea; Università degli Studi di Milano)
Le abilità motorie rappresentano un aspetto cruciale dello sviluppo in età evolutiva, in quanto supportano l’esplorazione dello spazio, offrono occasioni di interazione sociale e favoriscono l’apprendimento e la definizione del sé. In alcuni bambini, lo sviluppo delle abilità motorie può presentare delle difficoltà, dei rallentamenti nell’acquisizione delle tappe evolutive, oppure emergere con caratteristiche differenti rispetto a quanto atteso, con potenziali effetti a cascata sulle altre aree dello sviluppo. Quando la capacità di apprendere ed eseguire coordinazioni motorie risulta significativamente al di sotto delle attese per la fascia d’età, si può sospettare la presenza di un disturbo della coordinazione motoria (Developmental Coordination Disorder, DCD). Questa condizione caratterizza circa il 5% dei bambini della popolazione generale, con percentuali anche più alte in bambini che presentano fattori di rischio o altri disturbi del neurosviluppo. Spesso questi aspetti vengono sottovalutati, tanto nella popolazione generale quanto tra i bambini con altri disturbi del neurosviluppo, mentre l’identificazione precoce risulterebbe cruciale per poter ridurre i potenziali effetti negativi sulla partecipazione, sull'autonomia e sul benessere del bambino. Alla luce di questo, risultano fondamentali sia il riconoscimento delle difficoltà motorie sia l’intervento precoce a supporto delle stesse, aspetti che verranno approfonditi nel simposio.
Riconoscere le difficoltà motorie nella popolazione generale e nei disturbi del neurosviluppo: dati di ricerca da strumenti standardizzati e questionari ai genitori
Gaia Scaccabarozzi (Istituto Scientifico IRCCS E. Medea, Bosisio Parini, Lecco)
All’interno del nostro Istituto di ricerca, alcuni progetti cercano di approfondire le abilità motorie non solo in bambini della popolazione generale, ma in particolare in campioni di bambini con disturbi del neurosviluppo. Infatti, anche se non sono considerate tra i sintomi principali, alcune difficoltà nelle abilità motorie sono spesso presenti in varie condizioni del neurosviluppo, come in particolare autismo, ADHD e disabilità intellettiva. Al fine di una valutazione comprensiva dei profili motori, è utile avvalersi di un approccio multimodale che comprende sia test standardizzati, come la Movement Assessment Battery for Children - 2nd edition (MABC-2; Henderson et al., 2007) o la sua recente terza edizione (MABC-3; Henderson et al., 2023), sia questionari ai genitori come il Developmental Coordination Disorder Questionnaire (DCDQ; Wilson et al., 2009) e la Checklist compresa nelle batterie MABC-2 / MABC-3 (Henderson et al., 2007). Verranno presentati dei dati raccolti dal nostro gruppo di ricerca che, attraverso una valutazione multimodale, hanno verificato l’aumentata prevalenza di difficoltà di movimento compatibili con DCD in popolazioni di bambini autistici, con ADHD e con Difficoltà Intellettiva. Dalla valutazione standardizzata sono emersi inoltre dei profili motori specifici in ciascuna condizione, che risultano confermati anche da questionari compilati dai genitori. Nella maggior parte dei casi, queste difficoltà motorie non erano state adeguatamente riconosciute in termini di diagnosi clinica, sottolineando l’importanza di aumentarne la consapevolezza per ipotizzare approfondimenti diagnostici e percorsi di intervento mirati.
Promuovere lo sviluppo delle abilità motorie a partire dall’età prescolare: una proposta concreta per l’intervento precoce
Giada Raimondi (Università degli Studi di Milano)
Già a partire dall’età prescolare, è possibile osservare che alcuni bambini mostrano difficoltà nell'apprendimento di nuove abilità motorie, goffaggine nei movimenti e/o fatiche nelle attività quotidiane e di gioco, che in molti casi possono rappresentare i primi segnali di disturbo della coordinazione motoria. L'identificazione precoce di tali difficoltà e l'attivazione di interventi mirati rappresentano un'opportunità fondamentale per sostenere traiettorie evolutive favorevoli e prevenire le conseguenze secondarie sul piano emotivo, relazionale e adattivo. Le linee guida internazionali valorizzano approcci orientati al compito, partecipazione attiva e significatività dell'esperienza come pilastri dell’intervento precoce. Verrà presentata una proposta concreta che traduce queste evidenze e buone pratiche in un percorso ludico di stampo neuro e psicomotorio con attività e strumenti concreti per promuovere lo sviluppo delle competenze motorie e adattive in tutti i bambini e in particolare in bambini che presentano i primi segnali di difficoltà motoria.
Luigi Croce (Università Cattolica del Sacro Cuore – CeDisMa; Coordinatore Scientifico ANFFAS Nazionale)
Il workshop propone un percorso metodologico che conduce dal Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato alla costruzione operativa del Piano dei Sostegni in età evolutiva, in coerenza con la CRPD, il D.Lgs. 62/2024 e il paradigma dei sostegni AAIDD integrato con il modello della Qualità della Vita di Schalock e Verdugo. Verrà presentato il Modello della Leva, sintetizzato nella formula QdV = S × B × k(F), che descrive come l'effetto dei sostegni (S) sul benessere e sulla Qualità della Vita si amplifichi in funzione dell'allineamento con i bisogni (B) e del fattore di facilitazione contestuale k(F): i sostegni agiscono cioè come una leva, il cui rendimento dipende dal punto di applicazione e dal fulcro ambientale. Attraverso esemplificazioni cliniche ed educative riferite all'età evolutiva, i partecipanti saranno guidati nella traduzione operativa del modello: dalla rilevazione dei desideri, delle aspettative e delle preferenze della persona e della famiglia, alla profilazione del funzionamento, fino alla pianificazione, al monitoraggio e alla valutazione degli esiti in termini di Qualità della Vita. Il workshop ha taglio applicativo e interattivo, con discussione di casi e strumenti direttamente trasferibili nella pratica professionale.
Federica Rizza (Psicologa-psicoterapeuta; Laboratorio Cognitivo Roma)
Gli albi illustrati rappresentano uno strumento di grande valore nella pratica clinica con bambini e famiglie, grazie alla loro capacità di integrare linguaggio verbale, immagini ed esperienza emotiva in un unico contesto narrativo. La lettura condivisa di un albo illustrato non costituisce soltanto un momento di relazione e scambio affettivo, ma favorisce anche importanti processi di sviluppo cognitivo, linguistico, emotivo e sociale.
Durante il workshop verrà approfondito il ruolo degli albi illustrati come mediatori terapeutici nei percorsi di valutazione, sostegno e intervento clinico. Saranno presentate le evidenze scientifiche che collegano la lettura condivisa allo sviluppo delle competenze attentive, delle funzioni esecutive, della teoria della mente, del linguaggio e della regolazione emotiva. Attraverso esempi pratici e casi clinici, verranno illustrate modalità operative per utilizzare gli albi illustrati al fine di favorire l'espressione delle emozioni, la costruzione di significati condivisi, il dialogo con le famiglie e il potenziamento delle competenze socio-relazionali. L'obiettivo è offrire ai professionisti strumenti concreti e immediatamente applicabili, valorizzando gli albi illustrati come risorsa clinica capace di sostenere il benessere, la crescita e lo sviluppo del bambino all'interno di una relazione significativa con l'adulto.
Coordina: Giacomo Stella (Direttore scientifico della rete SOS Dislessia)
L’AI e la costruzione del significato delle parole
Claudia Liuzzi (Logopedista; Coordinatrice dell’area clinico-riabilitativa SOS Dislessia)
L'integrazione dell'intelligenza artificiale generativa nel trattamento specialistico dei disturbi di apprendimento ci permette di agire sulla qualità della rappresentazione semantica. Basandosi sulla Lexical Quality Hypothesis di Perfetti, l'intervento esplora come la ripetizione meccanica senza comprensione, tipica di molti profili di disturbo dell'apprendimento, rifletta una componente semantica debolmente connessa alla forma lessicale. Strumenti di IA calibrati dal clinico secondo il costrutto di scaffolding agiscono nella zona di sviluppo prossimale del paziente, potenziando l'arricchimento semantico e favorendo il passaggio dalla memorizzazione alla rielaborazione autonoma. Il contributo ridefinisce l'autonomia non come assenza di supporto, ma come capacità di gestire i propri strumenti e mostra come l'IA, mediata dal clinico, possa potenziare l'architettura del significato e favorire l'arricchimento lessicale sotto nuove forme di esperienza.
AI, Digital Therapeutics (DtX) e Sistema 3 nella neurodidattica dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento
Antonio Leo (Istituto Santa Chiara; One Health Vision)
L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nelle Digital Therapeutics (DtX) offre una prospettiva rivoluzionaria per la clinica e la neurodidattica dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento. Basandosi sul modello neuroscientifico del "Sistema 3" di Olivier Houdé, l’intervento esplora come i software intelligenti possano stimolare l’inibizione cognitiva, insegnando al cervello a "resistere" agli automatismi disfunzionali, agli errori fonologici e ai bias visuo-percettivi tipici di dislessia, disortografia e disturbi del linguaggio. Algoritmi adattivi calibrano in tempo reale il carico cognitivo, supportando attivamente le funzioni esecutive, la pianificazione verbale e la memoria di lavoro durante i processi di decodifica e text-generation. Questa sinergia trasforma la didattica speciale e la logopedia in un allenamento attivo della flessibilità cognitiva: l'IA non si sostituisce allo studente, ma modella un ambiente terapeutico-compensativo che favorisce il passaggio dall'errore impulsivo (Sistema 1) al controllo riflessivo e analitico (Sistema 2). Il contributo mira a dimostrare come la convergenza tra neuroscienze, clinica e tecnologie computazionali possa validare interventi riabilitativi personalizzati di nuova generazione, ridefinendo radicalmente l'inclusione scolastica.
Paola Bonifacci (Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari”, Università di Bologna)
La crescente diffusione del multilinguismo pone la sfida di distinguere le differenze legate all'esperienza linguistica dai profili riconducibili a Disturbo Primario del Linguaggio (DPL) e Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA), evitando interpretazioni semplificate e favorendo una lettura integrata del funzionamento del bambino. Il workshop presenterà le principali evidenze utili alla valutazione e alla progettazione dell'intervento, approfondendo il ruolo della storia linguistica, delle competenze nelle diverse lingue e dell'integrazione di informazioni provenienti da contesti e strumenti differenti. Attraverso la presentazione progressiva di un caso, i partecipanti saranno coinvolti in un percorso di analisi e discussione guidata, finalizzato a individuare le informazioni rilevanti, formulare e rivedere ipotesi interpretative e riflettere sulle implicazioni per la valutazione, la didattica e l'intervento. Il workshop si concluderà con una sintesi dei principali elementi emersi e con la condivisione di indicazioni operative utili per orientare la pratica professionale nei diversi contesti.
Tiziana Begnardi (Logopedista, NPIA Reggio Emilia; @dislessia.tips)
L’uso di giochi di carte e da tavolo in terapia logopedica è sempre più diffuso, perché porta a un maggior coinvolgimento del bambino, lega l’esperienza del trattamento a emozioni positive e conduce a una più rapida generalizzazione delle nuove acquisizioni.
La progettazione di questi giochi si distingue però da quelli presenti nel mercato su larga scala perché necessita di una precisa costruzione che tenga conto sia delle caratteristiche della lingua italiana che delle tappe di sviluppo del linguaggio, dei prerequisiti all’apprendimento scolastico, delle traiettorie di acquisizione della letto-scrittura e del ruolo delle funzioni trasversali.
Il workshop evidenzierà i processi teorico e creativo alla base della ideazione di giochi logopedici e mostrerà come creare in breve tempo un gioco utile per allenare la lettura.
Autismo e comorbilità con altri disturbi del neurosviluppo
Maurizio Arduino (già Psicologo Responsabile Centro Autismo e Sindrome di Asperger - Mondovì - ASL CN1; Direttore Scientifico Rivista Erickson “Autismo e Disturbi del Neurosviluppo”)
Il Disturbo dello Spettro Autistico nelle attuali classificazioni internazionali è compreso tra i Disturbi del Neurosviluppo ed è caratterizzato da deficit persistenti nella comunicazione e interazione sociale, associati a pattern di comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi, con espressione clinica eterogenea e variabile nel tempo. L’intervento ha come tema la comorbilità tra il disturbo dello spettro dell’autismo e altri disturbi del neurosviluppo. Si tratta di comorbilità, presenti in una percentuale importante di casi, che richiedono una specifica attenzione diagnostica e l'attivazione di trattamenti che tengano conto della complessità del quadro clinico e del livello di sviluppo del bambino. Facendo riferimento alla letteratura internazionale e alla Linea Guida sui disturbi dello spettro dell’autismo in bambini e adolescenti dell’Istituto Superiore di Sanità del 2025, nonché all’esperienza clinica del relatore, verranno sviluppati, in modo particolare, i temi della comorbilità con la disabilità intellettiva, l’ADHD, i disturbi della comunicazione, i disturbi della coordinazione motoria.
Autismo e comorbilità con altri disturbi del neurosviluppo e del comportamento
Silvano Solari (Psicologo-psicoterapeuta, direttore Polo Autismo - Associazione EDUCERE; Direttore Scientifico Rivista Erickson “Autismo e Disturbi del Neurosviluppo”)
L'intervento riguarda la comorbilità tra il disturbo dello spettro dell'autismo, altri disturbi del neurosviluppo e alcuni disturbi del comportamento che, come il disturbo oppositivo provocatorio o il disturbo disregolativo dell'umore, possono comparire in età evolutiva. A questo proposito verranno presentati alcuni casi seguiti presso il Polo Autismo dell'Associazione "EDUCERE" di Genova, mettendone in evidenza le caratteristiche e specificando le modalità di intervento messe in atto, in un'ottica di integrazione tra trattamento familiare, di gruppo e individuale, nonché di consulenza scolastica. In particolare, verranno illustrati taluni processi terapeutico-riabilitativi elaborati all'interno di un modello relazionale che coniuga l'attivazione emotiva con i processi di narrazione del bambino rispetto alla propria famiglia e alcuni aspetti drammatico espressivi propri del progetto IDEAS.
Coordina: Sara Zaccaria (Psicologa-psicoterapeuta; Responsabile sviluppo editoriale Hogrefe Editore)
Gli strumenti di “Una scuola in 3D”: valutare per intervenire nella scuola dell’infanzia e primaria
Sara Zaccaria (Psicologa-psicoterapeuta; Responsabile sviluppo editoriale Hogrefe Editore)
Usare strumenti di valutazione costruiti per l’ambito scolastico consente di raccogliere informazioni su variabili specifiche o trasversali all’apprendimento in modo più preciso e dettagliato rispetto all’osservazione diretta o alle informazioni indirette. Una valutazione sistematica formale consente una descrizione accurata della classe e del singolo bambino. Ciò significa poter progettare un intervento di recupero o di potenziamento delle competenze che sia mirato ed economico, in termini di tempo e di risorse. Significa sostenere delle decisioni didattiche anche sulla base di dati oggettivi, oltre a quelli provenienti da altre fonti. Concepiti per gli insegnanti, con l’obiettivo di fornire una visione completa e sfaccettata delle competenze, rispetto a tre dimensioni fondamentali: l’apprendimento nell’area della lettoscrittura, l’apprendimento nell’area logico-matematica e le competenze cognitive e socio-emotive; gli strumenti di Scuola in 3D permettono di identificare aree di forza e di miglioramento di ciascuno studente, proponendo materiali di potenziamento per affrontare eventuali fragilità.
Osservare per potenziare: dai profili di funzionamento alla progettazione di attività ludico-didattiche nella scuola dell'infanzia
Paola Bonifacci (Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari”, Università di Bologna)
La scuola dell'infanzia rappresenta un contesto privilegiato per promuovere lo sviluppo delle competenze che sostengono i successivi apprendimenti scolastici. Affinché gli interventi didattici siano realmente efficaci, è fondamentale che la progettazione educativa si basi su una conoscenza accurata dei profili di funzionamento e delle competenze di bambini e bambine.
L'intervento approfondirà il ruolo dell'osservazione sistematica, attraverso metodologie diverse che includono l'osservazione strutturata e attività maggiormente standardizzate, come strumenti per rilevare punti di forza e possibili fragilità nelle competenze che supportano gli apprendimenti, considerando sia abilità dominio-specifiche sia processi cognitivi, motori e comportamentali più generali. Particolare attenzione sarà dedicata alle modalità attraverso cui le informazioni raccolte possano tradursi in scelte didattiche concrete, capaci di coniugare obiettivi specifici e modalità di lavoro adeguate al contesto classe. Nelle sezioni della scuola dell'infanzia, caratterizzate da profili di sviluppo spesso molto eterogenei, emerge infatti la necessità di progettare attività sufficientemente flessibili da coinvolgere tutte e tutti, pur rispondendo a bisogni differenti. In contesti sempre più diversificati per esperienze linguistiche e culturali, oltre che per livelli di competenza, l'osservazione rappresenta uno strumento essenziale per individuare modalità di lavoro inclusive, capaci di valorizzare le differenze e promuovere la partecipazione attiva di ogni bambina e di ogni bambino. Saranno presentati esempi di attività ludico-didattiche rivolte all'intero gruppo classe, progettate per sostenere specifici obiettivi di sviluppo attraverso strategie differenziate e livelli di complessità graduati. In questa prospettiva, l'osservazione non costituisce soltanto uno strumento di individuazione precoce delle difficoltà, ma diventa il punto di partenza per costruire percorsi di potenziamento inclusivi, capaci di valorizzare le risorse individuali e promuovere le competenze necessarie per affrontare con successo il passaggio alla scuola primaria.
Prerequisiti degli apprendimenti: prevenire e riconoscere le fragilità
Gian Marco Marzocchi (Università di Milano Bicocca; Centro per l'età evolutiva di Bergamo)
La ricerca degli ultimi anni ha ampliato la concezione tradizionale dei prerequisiti degli apprendimenti, evidenziando il ruolo di molteplici competenze che si sviluppano prima dell'ingresso alla scuola primaria. Accanto alle abilità linguistiche, metafonologiche, numeriche e visuospaziali, sempre maggiore attenzione viene dedicata ai processi di autoregolazione e alle funzioni esecutive, quali memoria di lavoro, controllo inibitorio e flessibilità cognitiva. Tali competenze contribuiscono in modo significativo all'acquisizione della lettura, della scrittura e della matematica e rappresentano importanti indicatori precoci di possibili fragilità evolutive. L'intervento offrirà una rassegna dei principali modelli teorici e delle evidenze empiriche sui prerequisiti degli apprendimenti in età prescolare, discutendo il loro valore predittivo e le implicazioni per l'identificazione precoce delle difficoltà. Verrà inoltre approfondito il ruolo della scuola dell'infanzia come contesto privilegiato per l'osservazione, la prevenzione e la promozione delle competenze necessarie a sostenere il successivo percorso scolastico. In questa prospettiva, i prerequisiti degli apprendimenti possono essere interpretati come il risultato dell'interazione dinamica tra competenze dominio-specifiche e processi generali di autoregolazione, offrendo una chiave di lettura utile per individuare precocemente i profili di rischio e orientare interventi preventivi efficaci.
Ilaria Costantino (Psicologa-psicoterapeuta; dirigente psicologa presso il Centro Regionale ADHD, S.C. di Neurologia dell'Età Evolutiva, ASST Santi Paolo e Carlo, Milano)
Il workshop presenta l'adattamento del Coping Power Program alle specifiche caratteristiche e ai bisogni dei bambini con neurodivergenze. Saranno illustrati gli adattamenti apportati agli obiettivi clinici, ampliando il focus dalla gestione della rabbia alla promozione dell'autoregolazione emotiva e delle abilità sociali, nonché le modifiche introdotte agli strumenti e alle attività delle sessioni.
Attraverso un'esperienza pratica ispirata a una sessione di gruppo, i partecipanti sperimenteranno un setting strutturato che integra supporti visivi e strategie volte a favorire prevedibilità, comprensione e partecipazione.
Verrà inoltre illustrata l'integrazione di strumenti derivati dall'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) per promuovere la flessibilità psicologica e sostenere comportamenti orientati ai valori e saranno proposte attività finalizzate al potenziamento della cooperazione.
Il workshop offrirà ai partecipanti l'opportunità di conoscere il percorso attraverso un'esperienza concreta delle attività e degli strumenti applicabili direttamente nella pratica clinica.
Eva Benso (Psicologa e Trainer attentivo; Università degli Studi di Torino) e Francesco Benso (Consulente per la ricerca sulle funzioni attentive esecutive all’Università di Trento)
Alla luce dei presupposti neuroscientifici, in particolare dei modelli dell'Executive Attention e dei network attentivi-esecutivi, si entrerà nel mondo della riabilitazione dal punto di vista metodologico, andando a delineare i presupposti teorico-pratici fondamentali per favorire l'efficacia dell'intervento e la sua generalizzazione. Tali presupposti, che sono tipici anche del Metodo Benso, sono trasversali e applicabili a
qualsiasi tipo di allenamento o di apprendimento, dal cognitivo al motorio complesso. Favorire l'entrata nello stato di flow, ovvero il raggiungere una condizione di totale immersione e concentrazione in un'attività, rappresenta una skill fondamentale di un operatore consapevole. Tale argomento verrà affrontato nel workshop, previa introduzione teorica dei modelli neuroscientifici e del Metodo Benso, attraverso l'uso delle "Carte Flow", strumento pensato sia per l'attivazione attentiva sia per il potenziamento cognitivo-attentivo.
Coordina: Claudio Paloscia (Neuropsichiatra infantile, Responsabile UOS TSMREE III, UOC TSMREE, Dipartimento di Salute Mentale, ASL Roma 1)
Lo stato dell’arte nella presa in carico integrata dei bambini con neuroinfiammazione: la PANS.
Claudio Paloscia (Neuropsichiatra infantile, Responsabile UOS TSMREE III, UOC TSMREE, Dipartimento di Salute Mentale, ASL Roma 1)
La Pediatric Acute-onset Neuropsychiatric Syndrome descrive una categoria di sindromi ad esordio in età pediatrica di origine autoimmune, caratterizzate da sintomatologia neuropsichiatrica ad esordio acuto, secondaria a triggers di origine infettiva e non infettiva. L’incidenza annuale della PANS è di 1/11765 casi nella fascia 3-12 anni. L’esordio improvviso, la gravità dei sintomi e l’imprevedibilità del decorso con fluttuazioni tra remissioni e recidive rappresentano un’esperienza drammatica per i bambini e le loro famiglie e una sfida significativa per la gestione clinica. La presa in carico prevede interventi multimodali e interdisciplinari. Le terapie prevedono tre modalità di intervento: il trattamento dei sintomi con farmaci psicoattivi, psicoterapie e interventi psicoeducativi/riabilitativi; la rimozione delle eventuali infezioni che determinano lo stato infiammatorio (ad es. antibiotici); il trattamento della disregolazione immunitaria con immunomodulatori e/o antinfiammatori. Una quarta modalità fondamentale è rappresentata dal supporto alle famiglie nella gestione delle differenti fasi del disturbo, per ridurre e prevenire l’instaurarsi di circoli interpersonali che possano aggravare il quadro clinico e determinare un burnout genitoriale e dei siblings.
Neuroinfiammazione e disturbo di spettro autistico: fenotipi clinici e potenziali interventi
Antonella Gagliano (Dirigente UOC di Neuropsichiatria dell’IRCCS-OC; Associazione Oasi Maria SS. ONLUS)
Sempre più evidenze suggeriscono come il corretto funzionamento del SNC sia strettamente legato a diversi fattori neuro-immuno-endocrinologici e come, tanto l’immunità innata che quella adattiva, siano in grado, attraverso la cascata infiammatoria e l’attivazione microgliale, di influenzare anche le prime fasi dello sviluppo del SNC. All’interno di questa cornice concettuale si collocano anche le recenti evidenze sui possibili correlati immuno-infiammatori di un particolare fenotipo autistico, per il quale si postula la persistenza di una condizione infiammatoria di basso grado in grado di influenzare la traiettoria evolutiva. Le nuove scoperte relative al coinvolgimento del sistema immunitario sullo sviluppo e sul funzionamento del SNC, insieme al rapido sviluppo di terapie immunologiche sempre più mirate, rendono questo campo di ricerca cruciale per la comprensione e il trattamento dei disturbi del neurosviluppo. Aprono infatti la strada alla possibilità di agire molto precocemente, proteggendo il neurosviluppo nel periodo compreso tra il concepimento e i primi due anni di vita ("primi 1000 giorni"), cioè quando si pongono le basi per un adeguato funzionamento fisico e psichico dell'individuo lungo tutto I'arco di vita. Suggeriscono, inoltre, di promuovere la ricerca clinica di presidi terapeutici in grado di regolare precocemente la risposta infiammatoria in individui per i quali si postula il coinvolgimento di fattori immuno-infiammatori nella patogenesi dei disturbi del neurosviluppo.
La riabilitazione neuropsicologica nella sindrome PANS/PANDAS
Alessandra Luci (Psicologa-Psicoterapeuta, già Logopedista; MedCare Italia, Pistoia)
Nella gestione clinica della sindrome PANS/PANDAS il trattamento farmacologico rappresenta il cardine per la remissione della sintomatologia acuta. Tuttavia, in alcuni casi può emergere l’esigenza di integrare questo intervento con un percorso di riabilitazione neuropsicologica mirato. Il contributo intende definire razionale clinico e indicazioni per l'attivazione di un trattamento riabilitativo, secondo una presa in carico evidence-based, che articola il processo riabilitativo in: fase di valutazione in ingresso; definizione di un piano di trattamento personalizzato e formalizzato; valutazione in uscita. Inoltre, viene raccomandato che, in considerazione del decorso remittente-recidivante caratteristico della sindrome, la presa in carico sia longitudinale e flessibile, ovvero capace di adattarsi alle fluttuazioni cliniche del paziente.
Costanza Colombi (Psicologa-psicoterapeuta; Ricercatrice Dirigente IRCCS Stella Maris; Adjunct Professor University of Michigan)
I segni prodromici del Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) sono rilevabili già nel primo anno di vita, un periodo caratterizzato da elevata neuroplasticità. Il progetto FIRRST (Fostering Infant Responsivity and Reciprocity – Support to Thrive) propone un modello di intervento preventivo basato sugli approcci NDBI (Naturalistic Developmental Behavioral Interventions), erogabile sia in presenza sia via telehealth e mediato dai genitori, destinato a lattanti di età inferiore ai 15 mesi con segni prodromi. Uno studio pilota condotto presso l'IRCCS Fondazione Stella Maris di Pisa ha coinvolto 30 famiglie, con un tasso di completamento del 93,3%, dimostrando elevata fattibilità e accettabilità dell'intervento. I caregiver hanno mostrato miglioramenti significativi e progressivi nell'utilizzo di strategie NDBI (MONSI-CC), parallelamente a riduzioni dei sintomi core di ASD (BOSCC) e a guadagni nelle competenze di sviluppo (Griffiths III) e adattive (Vineland-II) dei bambini. Sulla base di questi risultati, è attualmente in corso un RCT multicentrico che recluta 132 lattanti (9–14 mesi) con prodromi di ASD, randomizzati a FIRRST o a una condizione di Counseling, con neuropsicologiche e HD-EEG ai tempi T0, T1 (dopo 6 mesi) e T2 (dopo 12 mesi). Lo studio, finanziato dal PNRR (Ministero della Salute e Unione Europea), costituisce il primo RCT con adeguato potere statistico in Europa per valutare un intervento preventivo nel primo anno di vita, con obiettivi che includono anche l'analisi dei correlati neurofisiologici della risposta al trattamento. I risultati attesi potranno contribuire a ridefinire i percorsi clinici per i lattanti con prodromi di ASD, spostando il modello di cura da un approccio "diagnosi poi trattamento" verso un paradigma preventivo di "identificazione e intervento".
Silvia Baldi (Psicologa-psicoterapeuta, Melograno psicologia Clinica e Riabilitazione/Equipe ApprendiMENTI-Roma) e Susi Cazzaniga (Psicologa-psicoterapeuta)
I documenti di Consenso e le Linee Guida Nazionali indicano l'analisi dell'errore ortografico come procedura che può guidare sia l'inquadramento diagnostico, sia l'impostazione del progetto riabilitativo e del potenziamento. Il workshop si articola in un percorso pratico focalizzato sull'intervento nella Disortografia (Disturbo dell’Apprendimento a carico della scrittura), che si manifesta attraverso la presenza di errori ortografici sistematici e frequenti. La prima parte del workshop guiderà i partecipanti nell'analisi qualitativa e quantitativa dell'errore ortografico, esaminato non come dato isolato, ma in stretta relazione alle caratteristiche della parola che “lo ospita”. Nella seconda parte, i partecipanti apprenderanno come selezionare in modo personalizzato, e come utilizzare efficacemente, gli strumenti d'intervento, in formato sia cartaceo sia digitale. L'intero workshop avrà un taglio operativo ed esperienziale, finalizzato alla progettazione di interventi riabilitativi mirati ed evidence-based.
Coordina: Gian Marco Marzocchi (Università di Milano Bicocca; Centro per l'età evolutiva di Bergamo)
Oltre la diagnosi: l'ADHD come dimensione continua e le sue comorbilità
Gian Marco Marzocchi (Università di Milano Bicocca; Centro per l'età evolutiva di Bergamo)
Negli ultimi anni la ricerca ha progressivamente messo in discussione una concezione dell'ADHD esclusivamente basata su categorie diagnostiche discrete, evidenziando come i sintomi attentivi e di iperattività-impulsività si distribuiscano lungo un continuum nella popolazione, dall’infanzia all’età adolescenziale. Questa prospettiva dimensionale permette di comprendere meglio l'elevata frequenza delle comorbilità osservate nella pratica clinica, superando una lettura fondata sulla semplice co-occorrenza di disturbi distinti. L'intervento presenterà le principali evidenze a sostegno di un modello continuo dell'ADHD e discuterà come le difficoltà di autoregolazione e le funzioni esecutive possano rappresentare processi condivisi con altri disturbi del neurosviluppo e della psicopatologia evolutiva. Verranno infine analizzate le implicazioni di tale approccio per la valutazione clinica, l'identificazione precoce delle fragilità e la progettazione di interventi maggiormente personalizzati.
Dalla gestione dei sintomi alla flessibilità psicologica: un approccio process-based alla psicoterapia dell'ADHD in età evolutiva
Mauri Valentina (Psicologa-psicoterapeuta; IRCCS “Eugenio Medea”)
La crescente evidenza a favore di una lettura dimensionale dell’ADHD suggerisce la necessità di superare interventi focalizzati esclusivamente sui sintomi nucleari del disturbo per orientarsi verso processi psicologici trasversali che influenzano il funzionamento del bambino nei diversi contesti di vita.
L’intervento presenterà un modello psicoterapeutico volto a promuovere consapevolezza dei propri stati interni, autoregolazione e capacità di interrompere risposte automatiche disfunzionali, favorendo comportamenti maggiormente flessibili e coerenti con gli obiettivi personali e relazionali del bambino.
Saranno discusse le implicazioni cliniche di una prospettiva transdiagnostica e process-based che considera la flessibilità psicologica e le competenze autoregolative come obiettivi centrali dell’intervento. In questa prospettiva, la psicoterapia mira a sostenere un funzionamento più adattivo del bambino, andando oltre la sola riduzione dei sintomi.
La presa in carico di adolescenti con funzionamento ADHD: tra motivazione e vulnerabilità emotiva
Elisa Tomasoni (Psicologa; Centro per l’Età Evolutiva di Bergamo)
Il passaggio all’adolescenza rappresenta una sfida evolutiva complessa che diventa esponenzialmente più onerosa per ragazzi che presentano un funzionamento ADHD: aumenta la richiesta di autonomia e la costruzione identitaria è un processo cruciale. L’impulsività emotiva e la disregolazione affettiva rappresentano dimensioni di forte impatto sulla qualità di vita e sul benessere psicologico, poiché influiscono sia nella gestione delle richieste quotidiane sia sulla consapevolezza di sé. L’intervento illustrerà i principi dell’intervento psico-educativo volti a facilitare l’ingaggio delle risorse, il sostegno alla motivazione e la modulazione della vulnerabilità emotiva. L’autentica comprensione della diagnosi rappresenta la possibilità di mettere in discussione la svalutazione di sé e favorire la piena accettazione del proprio funzionamento (oltre l’etichetta). L’obiettivo è favorire un passaggio cruciale: aiutare l’adolescente ad osservarsi, accogliere e riconoscere le proprie caratteristiche e co-costruire il proprio cambiamento.
Coordina: Serafino Buono (Psicologo-psicoterapeuta; Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università “Kore” di Enna; IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina)
Intervengono: Serafino Buono (Psicologo-psicoterapeuta; Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università “Kore” di Enna; IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina); Debora Fisichella (Medico Psichiatra-Psicoterapeuta; Direttore Sanitario Centro Aura- Gravina di Catania); Santina Città (Psicologa-psicoterapeuta, UOC Psicologia diagnostica, IRCCS Oasi Maria SS Troina; Università di Catania)
Il Maladaptive Daydreaming (MD) è una condizione caratterizzata da un'attività immaginativa intensa, prolungata e fortemente coinvolgente, che può interferire significativamente con il funzionamento scolastico, lavorativo, relazionale ed emotivo della persona.
Sebbene negli ultimi anni abbia attirato crescente interesse nella comunità scientifica internazionale, il fenomeno rimane ancora poco conosciuto e scarsamente riconosciuto nei contesti clinici ed educativi.
Il simposio intende offrire una panoramica aggiornata sul Maladaptive Daydreaming attraverso una prospettiva multidimensionale che integra aspetti teorici, neurobiologici e clinici. Verranno presentate le principali evidenze scientifiche, le sue caratteristiche fenomenologiche e le questioni ancora aperte sul piano diagnostico. Saranno inoltre approfonditi i correlati neurobiologici attualmente ipotizzati, con particolare riferimento al ruolo della Default Mode Network, dei sistemi attentivi cerebrali e dei circuiti di ricompensa coinvolti nei processi immaginativi compulsivi.
Infine, attraverso la discussione di casi clinici, verranno illustrate le modalità di manifestazione del fenomeno nella pratica professionale, le principali comorbilità e le possibili strategie di assessment e trattamento.
Il simposio si propone di favorire una maggiore consapevolezza del fenomeno e di promuovere il dialogo tra ricerca e pratica clinica su un costrutto emergente e di crescente rilevanza.
Maria Assunta Zanetti (Direttrice Laboratorio Italiano di Ricerca e Sviluppo del Potenziale, Talento e Plusdotazione, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Pavia)
La plusdotazione è una condizione evolutiva complessa che interessa circa il 5% della popolazione scolastica e si caratterizza per profili cognitivi, emotivi e relazionali eterogenei. Un elevato potenziale intellettivo non garantisce necessariamente benessere o successo scolastico: l’asincronia dello sviluppo può infatti esporre a demotivazione, underachievement e vissuti di disagio. Particolare rilievo assume la doppia eccezionalità (2e), in cui la plusdotazione coesiste con disturbi del neurosviluppo o altri BES, rendendo più complessa l’identificazione e il riconoscimento del potenziale. L'intervento presenterà le principali evidenze scientifiche sul funzionamento degli alunni con plusdotazione, evidenziando l'importanza dell'identificazione precoce e di interventi educativi personalizzati. Saranno inoltre discussi modelli didattici inclusivi e strategie di supporto finalizzate a valorizzare il potenziale di ciascuno studente, promuovendo una scuola capace di riconoscere la plusdotazione non come un problema, ma come una risorsa da sostenere attraverso interventi educativi intenzionali e basati sulle evidenze.
Mariagrazia Benassi (Dipartimento di Psicologia "Renzo Canestrari", Università di Bologna)
Gli applied games rappresentano oggi strumenti innovativi per la valutazione e gli interventi neuropsicologici in età evolutiva nei casi di disturbi del neurosviluppo. Grazie all'elevato coinvolgimento motivazionale, alla difficoltà adattiva e alla raccolta continua e oggettiva dei dati di performance, permettono di misurare in modo ecologico il funzionamento cognitivo ed emotivo anche in bambini con disturbi del neurosviluppo. Il workshop illustrerà i presupposti teorici e i requisiti psicometrici — validità, dati normativi— che distinguono un gioco scientificamente validato da un semplice strumento ludico, con esempi applicativi e casi d'uso nella pratica clinica e riabilitativa. In una cornice interattiva, i partecipanti acquisiranno competenze specifiche per integrare i videogiochi nei percorsi di assessment e potenziamento, valutandone criticamente potenzialità e limiti.
Coordina: Annamaria Porru (Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova)
Screening precoce delle abilità numeriche alla scuola dell’infanzia: Le BIN 3-6
Francesco Sella (Università di Padova; Centre for Early Mathematics Learning)
Le competenze numeriche precoci sono un importante predittore del successivo apprendimento matematico e, più in generale, del rendimento scolastico. Tuttavia, gli strumenti brevi, affidabili e validi per valutare tali competenze nella scuola dell’infanzia sono ancora limitati. La presentazione descrive la BIN 2, una scala per la valutazione delle prime conoscenze numeriche, composta da otto prove: confronto di quantità non simboliche, conteggio, produzione di quantità, trasformazione di insiemi, denominazione di numeri, confronto di numeri, sequenza numerica e aritmetica. La scala è stata somministrata a 675 bambini italiani in età prescolare. I risultati non hanno evidenziato effetti pavimento o soffitto, hanno mostrato un’eccellente affidabilità test-retest e hanno confermato la validità concorrente, ecologica e discriminante della scala. Nel complesso, la BIN 2 si configura come uno strumento breve, affidabile e valido per la valutazione delle prime competenze numeriche. Può essere utilizzata da insegnanti, clinici e ricercatori per identificare i punti di forza e le difficoltà nei bambini in età prescolare, orientare attività educative mirate e supportare la valutazione dello sviluppo numerico nelle prime fasi dell’apprendimento.
Il punto di vista della clinica: dalla valutazione all’intervento sulle abilità numeriche in profili cognitivi diversi
Ambra Romagnoli (Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione, Polo Apprendimento di Padova)
Le abilità numeriche precoci rappresentano un importante predittore degli apprendimenti matematici successivi e la loro valutazione consente di individuare punti di forza e fragilità già prima della comparsa di difficoltà scolastiche. Il contributo propone una riflessione clinica sull’utilità delle nuove BIN-2 (Batteria per la valutazione dell’intelligenza numerica) nell’analisi dei prerequisiti del calcolo, permettendo di delineare il profilo delle competenze su cui il bambino costruirà i successivi apprendimenti matematici. Verranno presentati due casi con profili cognitivi differenti: un bambino di 5 anni in ingresso alla scuola primaria con caratteristiche di plusdotazione e una spiccata passione per i numeri, e un bambino al termine della classe seconda primaria con funzionamento intellettivo limite. A partire dai profili emersi dalla valutazione verranno discussi percorsi di potenziamento personalizzati, evidenziando come l’intervento sulle abilità numeriche debba essere adattato alle caratteristiche cognitive, motivazionali e di apprendimento del singolo bambino.
Oltre la clinica: uno sguardo alle recenti ricerche in età prescolare
Annamaria Porru (Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova)
Le difficoltà nell’apprendimento matematico rappresentano un tema di grande rilevanza clinica, ma la loro comprensione richiede anche uno sguardo ai processi cognitivi precoci che precedono l’insegnamento formale. In età prescolare, infatti, i bambini sviluppano competenze numeriche di base che possono costituire indicatori importanti per comprendere traiettorie tipiche e atipiche dello sviluppo matematico. Il presente contributo propone una sintesi di recenti ricerche sulla cognizione numerica precoce, con particolare attenzione all’aritmetica non simbolica e la conoscenza della stringa numerica. Un primo studio ha esaminato la prestazione di bambini e bambine tra i 4 e i 6 anni in un compito computerizzato di aritmetica non simbolica. I risultati mostrano una maggiore accuratezza con le piccole numerosità e un effetto del rapporto numerico, coerentemente con il ruolo del sistema approssimato del numero nella rappresentazione delle quantità. Da questa prospettiva, lo studio della cognizione numerica prescolare può offrire indicazioni utili non solo per la valutazione, ma anche per la prevenzione e la progettazione di interventi mirati. Infine, verrà discusso il possibile ruolo degli strumenti digitali per il potenziamento delle competenze numeriche precoci, attraverso l’esempio di un gioco educativo progettato per sostenere l’ordinamento dei numeri, l’uso della linea numerica e lo sviluppo delle prime abilità numeriche.
Il Parent Training per la gestione di disattenzione, iperattività e impulsività
Deny Menghini (UOS Psicologia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma)
La disattenzione, l’iperattività e l’impulsività possono interferire significativamente con il funzionamento quotidiano del bambino e con l’equilibrio delle relazioni familiari. Il parent training rappresenta un intervento evidence-based finalizzato a potenziare le competenze educative dei genitori e a favorire una gestione più efficace dei comportamenti problema. Attraverso un percorso strutturato, i genitori imparano a riconoscere i fattori che precedono e mantengono i comportamenti, a formulare richieste chiare e a utilizzare strategie di rinforzo positivo. Particolare attenzione viene dedicata all’organizzazione delle routine, alla gestione delle transizioni, alla definizione di regole condivise e all’uso coerente delle conseguenze. Il percorso sostiene inoltre la regolazione emotiva del genitore e riduce il ricorso a modalità comunicative conflittuali o punitive. L’obiettivo non è modificare esclusivamente il comportamento del bambino, ma costruire un ambiente più prevedibile, responsivo e favorevole allo sviluppo dell’autoregolazione.
La Terapia Mediata dai Genitori nel disturbo dello spettro dell'autismo
Elisa Fucà (UOS Psicologia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma)
La terapia mediata dai genitori rappresenta un approccio per il trattamento precoce dell’autismo fondato sul coinvolgimento attivo della famiglia nei contesti di vita quotidiana. I genitori, presenti nelle routine e nelle interazioni quotidiane del bambino, diventano agenti privilegiati di cambiamento, favorendo apprendimento e generalizzazione delle competenze. L’intervento TMG-C (Terapia Mediata dai Genitori – Cooperativa), appartenente agli interventi Naturalistici Evolutivi Comportamentali, è centrato sul profilo di sviluppo del bambino e sul potenziamento delle competenze cardine socio-comunicative. Attraverso strategie di coaching cooperativo, quali live coaching, video feedback e modeling, i genitori acquisiscono strumenti concreti per sostenere lo sviluppo del bambino, promuovendo coerenza educativa, empowerment familiare e riduzione dello stress genitoriale.
Oliviero Bruni (Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, Sapienza Università di Roma)
Il sonno rappresenta una funzione biologica essenziale per lo sviluppo cerebrale, cognitivo ed emotivo del bambino. Nei disturbi del neurosviluppo, le alterazioni del sonno e dei ritmi circadiani sono frequenti, spesso sottostimate e clinicamente rilevanti. Il workshop affronterà i principali disturbi osservati in questi bambini: insonnia, risvegli notturni, disturbi circadiani, disturbi respiratori, movimenti nel sonno, parasonnie e ipersonnia. Il sonno sarà presentato non solo come sintomo associato, ma come possibile modulatore del funzionamento diurno e della qualità di vita familiare. Saranno illustrate le difficoltà specifiche della valutazione clinica nei bambini con comunicazione atipica, comorbilità e ipersensibilità sensoriale. Il workshop proporrà una lettura pratica dei segnali clinici, delle red flags e degli strumenti utili per orientare l’inquadramento diagnostico. Verranno inoltre discussi i principi di intervento, con attenzione agli approcci comportamentali, ambientali e, quando indicato, farmacologici. L’obiettivo è fornire ai partecipanti una cornice aggiornata e operativa per riconoscere e gestire i disturbi del sonno nei bambini con disturbi del neurosviluppo.
Francesca Cavallini (Psicologa; Fondatrice e Presidente Cooperativa sociale TICE)
Il workshop introduce l’approccio neuroaffermativo ai disturbi del neurosviluppo, proponendo una cornice di lavoro centrata sul riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione delle differenze neurocognitive. L’obiettivo è superare una lettura esclusivamente deficit-based, orientata alla normalizzazione del comportamento, per promuovere interventi più attenti ai bisogni, ai punti di forza e all’esperienza soggettiva della persona. Verranno approfonditi i principi fondamentali dell’approccio neuroaffermativo, con particolare attenzione alla sicurezza sensoriale, alla comunicazione accessibile, alla prevedibilità, alla flessibilità e alla riduzione del mascheramento. Attraverso esempi pratici e riflessioni operative, il workshop offrirà strumenti per adattare ambienti, relazioni e obiettivi di intervento nei contesti educativi, clinici e comunitari. Sarà inoltre valorizzato il ruolo della famiglia e dei professionisti nella costruzione di percorsi realmente inclusivi, rispettosi dell’autodeterminazione e orientati al benessere. L’incontro si rivolge a chi desidera integrare nella propria pratica quotidiana uno sguardo più aggiornato, etico e rispettoso verso le neurodivergenze.
Fino all' 1 settembre, per un numero limitato di posti
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Verrà rilasciato un certificato che attesta la regolare frequenza al Convegno con cui sarà possibile fare richiesta dei CFU presso la propria Facoltà.
Il Convegno si terrà a Trento e online il 20 e 21 novembre 2026
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Gli orari del Convegno saranno:
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