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6° CONVEGNO INTERNAZIONALE


DIGNITÀ, RELAZIONI, CURE
Trento, 2 e 3 ottobre 2026
Direzione scientifica a cura di Rabih Chattat (Università di Bologna)
e di Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano)


La sesta edizione del Convegno intende favorire e rafforzare il dialogo tra saperi e discipline diverse, e approfondire su più livelli, dal coordinamento ai contesti più operativi, i temi centrali nell’ambito dell’accompagnamento e della relazione con la persona anziana.
Sarà valorizzato un approccio culturale capace di riconoscere la persona anziana come soggetto parte della relazione d’aiuto, nel pieno rispetto della sua dignità, e nella promozione dell’autodeterminazione e dell’autonomia possibile.
Un appuntamento ricco di voci, strumenti, strategie ed esperienze, per affiancare professioniste/i e caregiver nel loro lavoro quotidiano, con l’obiettivo di migliorare la qualità organizzativa e operativa dei servizi e degli interventi rivolti alle persone anziane fragili.
Particolare attenzione sarà dedicata alla costruzione di una visione realmente integrata tra sociale e sanitario, elemento imprescindibile per rispondere alla complessità dei bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie.


Per allargare il proprio orizzonte di riferimento e condividere cultura e linguaggi


Per discutere le questioni più sfidanti insieme a esperti ed esperte


Per guardare ai temi chiave da diverse prospettive


Per approfondire i temi da un punto di vista metodologico e operativo


Per sperimentare attività e strumenti
Ageismo e impatto sulla persona e sui servizi
Maltrattamento e violenza
Le sfide delle RSA
Pianificazione condivisa delle cure
Depressione in età anziana
Interventi psicosociali nella demenza
Domiciliarità e supporto al domicilio
Lettura dei comportamenti disfunzionali
Spazi e ambienti
Progetti di comunità e welfare culturale
Comunicare nella demenza
Residenzialità e nuove forme abitative
Il significato della valutazione multidimensionale
Il ruolo dei famigliari nel progetto di assistenza
Interventi psicomotori
Accompagnare nelle ultime fasi della vita
La musica negli interventi assistenziali
Favorire autodeterminazione e partecipazione

Professore Ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Bologna, coordina attività di ricerca, formazione e supervisione sui temi della psicogeriatria, della demenza e delle cure palliative.

Professoressa Associata presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Brescia, svolge attività di docenza, formazione e supervisione rivolta ad assistenti sociali e operatori di servizi sociosanitari, sui temi del lavoro sociale relazionale, dell’assessment nel servizio sociale, del lavoro sociale con le persone anziane e dell’auto mutuo aiuto.

Direttrice Scientifica di Percorsi di secondo welfare e Professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano

Esperta in pedagogia della terza età, specializzata in interventi non farmacologici per la demenza, formatrice e docente universitaria presso UniPD

Editrice di Cura, progetto culturale per il riconoscimento sociale dei professionisti della Cura alla persona anziana.

Psicologo e psicoterapeuta presso coop. Cadiai e consulente per il progetto di Supporto ai Caregiver del servizio assistenza domiciare del Comune di Bologna.

Educatore e pedagogista, è docente presso l’Università Cattolica di Brescia e dirigente nazionale dell’Opera don Orione. Formatore, supervisoree autore di volumi, articoli e ricerche sulla qualità della vita della persona anziana e organizzazione dei servizi.

Lavora da più di 30 anni con anziani con compromissioni cognitive. È Responsabile dell’Organizzazione Validation Autorizzata AGAPE, di cui ne coordina le attività formative.

Architetto, specializzato sui temi della progettazione di strutture di tipo sanitario e socio-sanitario ad elevato carattere di complessità, collabora con l’Università degli Studi di Firenze ed è è membro del gruppo di lavoro nazionale che ha redatto le “Linee di indirizzo per i Centri Diurni Alzheimer”

Psicologa e psicoterapeuta, consulente tanatologa con formazione specifica in cure di fine vita e sostegno al morire, perfezionata in Bioetica e in Cure Palliative. Docente al Master in Death Studies & The end of life dell’Università di Padova. Membro della Società Italiana di Cure Palliative.

Dirigente medico di cure palliative presso AUSL Bologna

coordinatrice infermieristica, docente e formatrice

Assistente Sociale Specialista, collabora con il Network Non Autosufficienza (NNA) nella Redazione de I Luoghi della cura online, con l'Università Cattolica del Sacro Cuore e con la Fondazione Nazionale Assistenti Sociali (FNAS).

Geriatra specializzata nell'invecchiamento attivo e nella prevenzione del declino cognitivo. Responsabile del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze del Distretto di Carpi, referente geriatrica della Breast Unit dell’Ospedale di Carpi. Fondatrice dell'Associazione Gruppo Assistenza Familiari Alzheimer di Carpi e socia onoraria dell'Associazione AssSDem di Sassuolo.
Modera la sessione
Giulia Avancini (Edizioni Centro Studi Erickson)
L'invecchiamento della popolazione in Italia: profili demografici e socio-economici degli anziani e dei loro caregiver
Marco Albertini (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Bologna)
I volti dell'ageismo nei diversi contesti socio-sanitari
Enrico Mossello (Professore Associato di Geriatria, Università degli Studi di Firenze)
La voce dell'esperienza: quando vivere diventa sapere
A cura di APSP Margherita Grazioli, Trento
Invecchiare bene: il ruolo dell'interazione
Rabih Chattat (Università di Bologna)
What matters most to your (elderly) patient?
Yvonne Engels (Radboud University Medical Center, Nijmegen, the Netherlands)
COORDINA: Rabih Chattat (Università di Bologna)
Comprendere l’invecchiamento non è solo una questione biologica, richiede uno sguardo più ampio, capace di intrecciare discipline diverse e prospettive complementari. Partendo da questa consapevolezza è necessario porsi delle domande: come stanno cambiando le dinamiche demografiche e quali effetti producono sulle relazioni familiari e sociali? In che modo si trasformano i ruoli di cura, sempre più spesso reciproci ma talvolta anche asimmetrici?
La dimensione sociale ha una significativa importanza nel determinare la qualità dell’invecchiamento. Lo sguardo degli altri. La percezione del proprio stato e il significato attribuito al proprio invecchiamento giocano un ruolo significativo nel benessere delle persone e ha una ricaduta sulla longevità. Qual è il peso delle relazioni – familiari, amicali, di vicinato – nel determinare benessere e longevità? Come possiamo agire, in qualità di operatori e operatrici tenendo a mente questa dimensione e queste dinamiche?
La persona anziana è spesso considerata fragile, ma può essere anche riconosciuta come portatrice di competenze, esperienza e sapere. In che modo questa conoscenza può diventare una risorsa nella pianificazione condivisa dell’assistenza?
Infine, cosa significa dare senso al tempo che passa? Quanto conta la dimensione spirituale nella costruzione del benessere, con o senza malattia?
Questo spazio propone un confronto tra prospettive convergenti: un’occasione per interrogarsi, integrare saperi e costruire risposte condivise alle sfide dell’invecchiamento, con l’idea che si possa (e forse si debba) pensare a dei veri e propri progetti di vita anche nell’ambito del lavoro con le persone anziane.
INTERVENGONO:
Francesca Rosso (ASST Ovest Milanese), Fabio Cembrani(Associazione italiana di Psicogeriatria), Stefano Grassi(Responsabile Scientifico Area Non-Autosufficienza, Cooperativa Cadiai, Bologna)
COORDINA: Mara Tognetti (Professore ordinario di sociologia, Università degli studi di Milano)
Le trasformazioni demografiche, l'allungamento dell'aspettativa di vita e l'emergere di nuovi modelli culturali stanno modificando profondamente caratteristiche, aspettative e bisogni della popolazione anziana. Tali cambiamenti richiedono una riflessione sui servizi, sulle risorse e sui modelli di accompagnamento e cura tradizionalmente adottati.
Nel simposio si discuterà di quali interventi, progetti e politiche locali siano necessari per rispondere ai bisogni di una popolazione anziana in profonda trasformazione. Pur riconoscendo il ruolo fondamentale delle strutture residenziali per le persone più fragili, appare necessario sviluppare soluzioni abitative e di accoglienza meno invasive e più flessibili, integrate da forme di sostegno e cura leggere, ma continuative.
Particolare attenzione sarà dedicata al potenziamento degli interventi domiciliari, delle opportunità di socializzazione e del tempo libero, al fine di favorire la permanenza al domicilio. Sarà inoltre affrontato il tema delle nuove tecnologie come strumenti di supporto alla popolazione anziana.
L'obiettivo è quello di evidenziare la necessità di ripensare l'offerta dei servizi e le politiche per l'età anziana, promuovendo approcci capaci di riconoscere e sostenere aspirazioni, progettualità e bisogni che non si esauriscono nella dimensione assistenziale.
INTERVENGONO: Franca Maino (Università degli Studi di Milano, Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare), Valeria De Tommaso(Ricercatrice Università degli Studi di Milano e Percorsi di Secondo Welfare), Marco Betti (Ricercatore Università di Teramo)
DOCENTE: Roberta Sciore (Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Studi Cognitivi)
La depressione nella persona anziana rappresenta una condizione clinica frequente e ancora oggi ampiamente sottodiagnosticata, poiché spesso viene confusa con i normali processi dell’invecchiamento, con patologie organiche concomitanti o con quadri di deterioramento cognitivo. Può manifestarsi attraverso segnali indiretti quali apatia, isolamento sociale, perdita di interesse, rallentamento psicomotorio, somatizzazioni e alterazioni del sonno e del funzionamento quotidiano. Il workshop si propone di offrire ai partecipanti una lettura ampia e multidimensionale della depressione nell’anziano fragile, integrando aspetti psicologici, relazionali, sociali e sanitari. Verranno approfonditi i principali fattori di rischio e di protezione, con particolare attenzione alle transizioni del ciclo di vita, alla solitudine, ai cambiamenti funzionali, all’impatto delle patologie croniche e neurodegenerative, nonché al ruolo dell’ageismo e degli stereotipi legati all’invecchiamento, che possono influenzare sia la richiesta di aiuto sia la qualità della presa in carico. Partendo dai contributi della psicologia dell’invecchiamento e dalle più recenti evidenze cliniche sulla depressione geriatrica, saranno presentati strumenti utili per il riconoscimento precoce della sintomatologia depressiva, elementi osservativi spendibili nei diversi contesti di cura e indicazioni per una valutazione integrata della persona anziana, considerando il coinvolgimento della famiglia, della rete sociale e dei servizi territoriali. Particolare attenzione sarà dedicata alla distinzione tra depressione, deterioramento cognitivo e fragilità psicosociale, condizioni frequentemente intrecciate nella pratica clinica e nei contesti socio-sanitari.
Il workshop approfondirà infine possibili strategie di intervento includendo approcci psicologici, psicoeducativi, relazionali, riabilitativi e socio-assistenziali in un’ottica interdisciplinare orientata alla qualità di vita, alla dignità, all’autodeterminazione e alla valorizzazione delle risorse residue della persona anziana. Sarà inoltre discusso il ruolo dell’integrazione socio-sanitaria e del lavoro in rete nella costruzione di percorsi di cura personalizzati e sostenibili, con particolare riferimento ai contesti territoriali e residenziali.
COORDINA: Renzo Dori (Presidente Associazione Alzheimer Trento odv)
Durante il workshop verranno presentate buone prassi, ricerche e interventi nell’ambito dell’accompagnamento e della relazione con la persona anziana.
DOCENTE: Federica Taddia (Pedagogista, counselor sistemico relazionale, formatrice, coordinatrice socio-educativa Villa Ranuzzi – Villa Serena, Bologna)
La perdita della parola a causa della demenza può generare barriere comunicative, fraintendimenti e un significativo aumento dello stress, sia nella persona con fragilità, sia in chi se ne prende cura. L’impossibilità di esprimersi verbalmente, tuttavia, non significa non avere più bisogni ed emozioni da condividere. Per rispondere a questa esigenza in questo laboratorio verrà presentato uno strumento di comunicazione alternativa basato su delle carte appositamente progettate. Durante l’incontro verranno illustrate le modalità pratiche per utilizzare questo strumento visivo all'interno della quotidianità assistenziale. Le carte consentono di superare le barriere del linguaggio verbale, favorendo l’espressione di stati d’animo, necessità e dolori primari della persona fragile, con l’obiettivo di ridurre la frustrazione e migliorare la relazione e l’alleanza di cura tra persona assistita e caregiver.
COORDINA: Giulia Avancini (Edizioni Centro Studi Erickson)
Il maltrattamento nei confronti delle persone anziane non è sempre fatto di gesti eclatanti o facilmente riconoscibili. Spesso si insinua nelle pratiche quotidiane, nei silenzi, nelle omissioni, in comportamenti dati per scontati all’interno di relazioni che dovrebbero invece essere fondate sulla cura e sulla fiducia.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il maltrattamento non va definito tanto sulla base dell’intenzionalità di chi agisce, quanto degli effetti dannosi prodotti. In questa prospettiva rientrano non solo gli abusi fisici, psicologici, emotivi, economici e materiali, ma anche l’abbandono, l’incuria e tutte quelle forme di svalutazione e mancato rispetto che restano spesso invisibili.
Perché accade questo? Quali sono i fattori di rischio e i fattori di protezione? Come possiamo intervenire contro la violenza e il maltrattamento? Quali strumenti normativi abbiamo? Quale ruolo possono assumere gli operatori e le operatrici quando assistono o intercettano comportamenti a rischio? Come partire da sé e dal proprio agire professionale per promuovere pratiche e contesti rispettosi e inclusivi?
A partire da queste e altre domande, questo spazio coinvolgerà esperte ed esperti sul tema con l’obiettivo di aprire un confronto partecipato e stimolante, dando ampio spazio al dialogo e agli interventi dei partecipanti.
INTERVENGONO: Stefano Grassi(Responsabile Scientifico Area Non-Autosufficienza, Cooperativa Cadiai, Bologna), Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano), Livia Passalacqua (Avvocata, Fondatrice di Formula Terza Età)
COORDINA: Roberto Franchini (Educatore, pedagogista, Università Cattolica di Brescia, Dirigente Nazionale Opera Don Orione)
Mentre la riforma del Sistema Nazionale per la Non Autosufficienza procede nel suo sviluppo, la riflessione sulle forme dell’abitare assume un ruolo sempre più centrale, diventando progressivamente più articolata e meno vincolata a posizioni precostituite. In questo scenario, si delinea la necessità di ripensare l’offerta dei servizi secondo una logica di sistema e di filiera, in grado di integrare e mettere in relazione le diverse soluzioni abitative e assistenziali.
L’approccio tradizionale del “restare a casa il più a lungo possibile” lascia spazio a una prospettiva più dinamica e programmata, sintetizzabile nell’idea dello “scegliere per tempo”. Ciò implica la possibilità di individuare e costruire, lungo l’intero arco del processo di invecchiamento, soluzioni diversificate, capaci non solo di sostenere la qualità della vita, ma anche di contribuire alla prevenzione o al rallentamento della perdita di autonomia e autosufficienza.
In questa prospettiva, domiciliarità, housing e residenzialità sociosanitaria non rappresentano ambiti separati, ma componenti di un sistema integrato e comunicante. L’obiettivo è superare la frammentazione dell’offerta, promuovendo una continuità tra servizi. Ne deriva un modello che va oltre la semplice somma di prestazioni, orientato invece alla costruzione di percorsi personalizzati, flessibili e sostenibili.
INTERVENGONO: Veruska Menghini(Assistente Sociale Specialista, PhD candidate in Social Work and Personal Social Services, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Laura Lionetti (Direttrice Casa Albergo Salce e Cohousing – EnEA)
DOCENTE: Vanda Menon (Medico Geriatra e Gerontologo - UOC GERIATRIA TERRITORIALE ASLMO e Socia fondatrice GAFA (Gruppo Assistenza Familiari Alzheimer)
L’aumento delle condizioni di declino cognitivo nella popolazione anziana pone professionisti e caregiver di fronte alla necessità di sviluppare modalità di cura sempre più attente alla persona e ai suoi bisogni.
Il workshop propone una riflessione sull’importanza di guidare la cura a partire dalla persona, prima ancora che dalla condizione clinica. Quando una malattia si intreccia con una fase della vita, diventano centrali la storia personale, le preferenze, gli interessi e il modo in cui ciascuno vive il proprio presente e riesce a comunicarlo. L’obiettivo è sviluppare uno sguardo capace di cogliere bisogni non sempre semplici da comprendere, andando oltre una lettura solo sanitaria. Relazioni significative, partecipazione alle attività e qualità dell’ambiente di vita assumono così un ruolo decisivo nel costruire interventi realmente efficaci. Il workshop offrirà spunti e strumenti per assumere il punto di vista della persona con declino cognitivo, valorizzandone il vissuto, i desideri e le risorse, in un’ottica di cura più autentica, rispettosa e partecipata.
DOCENTI: Cinzia Siviero (Fisioterapista e Master metodo Validation®, Responsabile AGAPE AVO, Organizzazione Validation® Autorizzata, Milano) e Silvia Grandi (Educatrice Professionale e Insegnante metodo Validation®, Centro Servizi Anziani, Adria RO)
La possibilità di mantenere una comunicazione efficace con la persona anziana con fragilità cognitiva rappresenta un elemento centrale della cura e una condizione imprescindibile per costruire una relazione autentica, accogliente e rispettosa.
Tale competenza costituisce un ulteriore arricchimento per l’operatore della cura quando è il risultato della disponibilità ad accogliere le proprie parti più vulnerabili, in particolare nei momenti in cui si manifestano discrepanze tra saper fare e saper essere.
In questa prospettiva, la fragilità può essere riletta non solo come condizione di perdita, ma anche come nutrimento emotivo reciproco tra persona assistita e professionista.
Il workshop, a partire da due brevi letture, intende esplorare alcune dimensioni fondamentali della relazione di cura. In primo luogo, verranno affrontati i vissuti di smarrimento, paura e imbarazzo che possono emergere di fronte a situazioni di disorientamento e difficoltà comunicativa, e che talvolta inducono a strategie di evitamento. Attraverso la riflessione e la comprensione di tali dinamiche, si intende promuovere una maggiore capacità di accoglienza emozionale e di gestione degli episodi complessi nella relazione di cura.
In secondo luogo, sarà approfondito il tema dell’autenticità come elemento essenziale di una relazione profondamente rispettosa. A partire da una prospettiva ispirata all’approccio della comunicazione non violenta, il workshop offrirà strumenti per esplorare le contraddizioni presenti nel linguaggio e nei pensieri dei professionisti della cura.
DOCENTE: Stefano Serenthà (Medico geriatra, formatore e facilitatore LEGO® SERIOUS PLAY®, Exameron)
Il burn-out è una condizione di progressivo esaurimento emotivo, fisico e relazionale che può interessare in modo particolare i professionisti impegnati nelle professioni di cura e di aiuto. Quando il carico emotivo e organizzativo diventa eccessivo, il rischio è quello di sentirsi svuotati, demotivati e progressivamente distanti dal significato del proprio lavoro.
Questo laboratorio propone un’esperienza partecipativa basata sul metodo LEGO® SERIOUS PLAY®, che utilizza la costruzione tridimensionale come strumento di riflessione, apprendimento e consapevolezza. Attraverso l’uso delle mani e dei mattoncini, i partecipanti saranno guidati nell’esplorazione delle risorse personali che alimentano il proprio benessere professionale e nella costruzione simbolica del proprio Glow-in: quella luce interiore che sostiene la motivazione e consente di prendersi cura degli altri senza trascurare sé stessi.
Costruendo insieme modelli concreti e condividendo significati, i partecipanti avranno l’opportunità di identificare fattori di protezione, strategie di autocura e risorse individuali e relazionali utili a prevenire il burn-out e a promuovere un maggiore equilibrio nel lavoro quotidiano. Un’occasione per trasformare il benessere da concetto astratto a realtà visibile, tangibile e progettabile.
COORDINA: Giulia Dapero (Editrice di CURA, progetto culturale per il riconoscimento sociale dei professionisti della Cura alla persona anziana)
Le RSA sono spesso raccontate attraverso stereotipi e cronache negative. Rimane invece quasi invisibile la cultura della cura che attraversa quotidianamente il lavoro di molti professionisti e l’esperienza di numerose strutture. Il question time intende offrire uno sguardo sulla realtà contemporanea delle strutture residenziali per anziani, attraverso la presentazione di tre esperienze concrete di cura e organizzazione, che testimoniano come questa cultura si traduca quotidianamente nella vita delle persone accolte, delle famiglie e dei professionisti.
A partire da tali esperienze, il workshop intende promuovere una riflessione condivisa su come costruire una narrazione più autentica ed efficace della Cura nelle RSA, riconoscendole non soltanto come luoghi di assistenza, ma restituendo all’opinione pubblica la complessità, la competenza e il valore umano presenti in questi contesti.
INTERVENGONO: Mariella Zanetti(Medico Geriatra, Coop. La Meridiana di Monza), Martina Vettorato (Assistente Sociale, Ufficio Accoglienza e Sociale, IPAB Francescon di Portogruaro (VE)), Michela Giuseppin (Responsabile Servizio Qualità, Formazione e Benessere, Casa di riposo di S. Vito al Tagliamento (PN))
COORDINA: Livia Wright (Dottoranda, Libera Università di Bolzano)
La prescrizione sociale è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno strumento attraverso il quale gli operatori sanitari mettono i destinatari in contatto con una serie di servizi non sanitari della comunità, per migliorare la salute e il benessere. Nel concreto, a cosa ci riferiamo quando parliamo di welfare culturale e prescrizione sociale? E soprattutto: quanto di tutto questo è già presente, magari senza nome, nelle pratiche quotidiane di chi lavora nel sociale, nel sociosanitario e nella sanità? In linea con la sfida lanciata dall’OMS, questo approccio valorizza il ruolo decisivo dei fattori sociali, relazionali e culturali nel determinare la salute. Musei, biblioteche, teatri, centri culturali, pratiche artistiche, patrimonio, musica, danza, scrittura, natura e vita di comunità possono diventare risorse concrete di benessere, soprattutto quando non si limitano a offrire attività “protette”, ma costruiscono ponti verso la comunità e reti che persistono. La prescrizione sociale invita a superare una logica puramente “riparativa” per adottare un approccio preventivo e integrato, radicato nella comunità e attento alle risorse delle persone.
È un modo diverso di stare dentro la complessità, riconoscendo il concreto valore dell’integrazione socio-sanitaria, che concepisce la salute attraverso il modello biopsicosociale.
Il simposio intende offrire uno spazio di confronto capace di mettere in dialogo esperienze, intuizioni e prospettive teoriche, riflettendo su come trasformare questa opportunità in pratica quotidiana, come inquadrarla e misurarne l’impatto, per costruire un’alleanza solida tra cultura, salute e sociale nelle nostre realtà.
INTERVENGONO: Alessandro Manzella (Compagnie malviste), Cristina Bucci (Coordinatrice Musei Toscani per l'Alzheimer), Simona Staffieri (Cultural Welfare Center - Project Manager della prima Indagine sulla prescrizione sociale di arte e cultura in Italia)
DOCENTE: Gianluca Darvo (Architetto e Direttore Tecnico della Società DSP srl, Università Degli Studi di Firenze)
La progettazione ambientale si fonda sul principio, dimostrato da numerose evidenze scientifiche, che alcune caratteristiche dello spazio possono assumere una valenza “terapeutica” e supportare le difficoltà connesse con i deficit cognitivi e funzionali. Al contrario può avvenire che ambienti non adeguatamente progettati possono contribuire ad accentuare le difficoltà della persona e rendere più complesso il lavoro degli operatori.
Tale prospettiva assume una particolare rilevanza nell’ambito dell’assistenza alle persone anziane e delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, alcune componenti ambientali infatti possono assumere una valenza “terapeutica”, supportando l'autonomia dei pazienti, il benessere lavorativo del personale e l'efficienza globale del servizio erogato.
Il carattere “protesico” dell’ambiente assume una particolare rilevanza per le persone anziane e con demenza: alcune caratteristiche dello spazio possono infatti supportare le difficoltà di tipo cognitivo-sensoriale e l’interazione sociale; al contrario, può avvenire che spazi non adeguatamente progettati possano accentuare le disabilità della persona e ostacolare il lavoro degli operatori.
Il workshop approfondirà il ruolo dell’architettura che oltre a rappresentare un supporto o un impedimento per il corretto svolgimento di terapie riabilitative e bio-pisco-sociali, può configurarsi come uno stimolo positivo per gli ospiti, nel mantenimento di abilità, interessi, relazioni, affetti.
DOCENTE: Mariella Bombardieri (Pedagogista, esperta i processi formativi, mediatrice familiare)
La relazione con i familiari e i caregiver degli ospiti in RSA è un’importante risorsa. Vi è una complessità in questa relazione che richiede una ricerca continua di buone prassi, attraverso progetti mirati che coinvolgano l’ente gestore, le équipe multiprofessionali, i singoli operatori e i familiari. Quando una famiglia fa la scelta della Rsa per un proprio anziano/a, può vivere momenti di dubbio e sofferenza, che possono rendere difficoltoso l’inserimento e la relazione con gli operatori. A loro volta, gli operatori e le operatrici possono mettere in atto strategie che facilitano o ostacolano la relazione con i familiari, vivendo talvolta situazioni di fatica e stress lavorativo.
Il workshop ha l’obiettivo di favorire la riflessione su ciò che entra in gioco nella relazione tra operatori e familiari: quali dinamiche relazionali possono emergere, quali vissuti attraversano entrambe le parti, quali blocchi o limiti si possono incontrare e quali fattori di protezione possono essere attivati sia per i familiari sia per gli operatori.
Durante il workshop verranno proposte alcune strategie utili a instaurare relazioni efficaci con i familiari. Verrà inoltre dato spazio al tema della formazione degli operatori su questo argomento e a come essa possa favorire l’autoconsapevolezza, la comunicazione efficace, l’accoglienza, la gestione dei conflitti e altre buone prassi che facilitino relazioni virtuose con i familiari e l’emergere delle loro risorse. L’ottica è quella della resilienza individuale, comunitaria e familiare, che considera le crisi come opportunità di apprendimento e di cambiamento all’interno delle istituzioni e delle professioni di cura.
DOCENTE: Stefania Filippi (APSP Margherita Grazioli, Trento)
La cura si realizza nella relazione, si esprime attraverso il fare e si sviluppa all’interno di un contesto ambientale specifico. Relazione, attività e setting costituiscono i fondamenti del prendersi cura, e la qualità degli elementi non verbali che li caratterizzano ne influenza in modo significativo il valore umano dell’esperienza di cura in sé e l’efficacia dell’intervento.
Il linguaggio non verbale rappresenta un canale privilegiato di comunicazione e di relazione con la persona affetta da deterioramento cognitivo. Elementi quali la voce, il silenzio, l’ambiente sonoro, la musica, il gesto, il movimento e il contatto fisico contribuiscono a favorire la connessione emotiva, il senso di sicurezza, l’orientamento e il benessere, sostenendo nello stesso tempo sia la persona assistita che il caregiver.
Il laboratorio propone una breve introduzione al ruolo del suono, del silenzio e della musica come componenti non verbali della relazione di cura, che, se utilizzati con consapevolezza, possono costituire strumenti integrativi a supporto dell’assistenza alla persona anziana fragile e del benessere dell’caregiver. Attraverso esperienze sonoro-musicali guidate, i partecipanti saranno invitati a esplorare le potenzialità dell’elemento sonoro-musicale nella relazione di cura, con particolare attenzione anche alla dimensione del benessere del caregiver. Saranno inoltre presentate e discusse modalità operative e interventi concreti applicabili alle attività assistenziali quotidiane. Il laboratorio si propone infine di offrire spunti teorico-pratici immediatamente trasferibili alla pratica professionale e familiare, promuovendo una maggiore consapevolezza del ruolo della dimensione non verbale nella costruzione di relazioni di cura efficaci e centrate sulla persona.
COORDINA: Daniela Malvestiti (Edizioni Centro Studi Erickson)
I caregiver familiari rappresentano una componente fondamentale del sistema di cura rivolto alle persone anziane: sono coloro che, all’interno di una relazione di fiducia, garantiscono sostegno quotidiano, continuità assistenziale e prossimità. Il loro contributo si esprime in molteplici forme - pratiche, relazionali, organizzative - e costituisce una risorsa essenziale per la qualità della vita delle persone anziane e per il funzionamento complessivo dei sistemi di welfare.
Sempre più, il ruolo dei caregiver familiari può essere riconosciuto come attivo e generativo, capace di partecipare ai percorsi di cura, collaborare con i servizi e contribuire alla costruzione di risposte più personalizzate e integrate. In questa prospettiva, diventa centrale interrogarsi non solo su come sostenere i caregiver, ma anche su come valorizzarne competenze, esperienze e capacità di orientamento all’interno delle reti di cura. Qual è oggi il ruolo del caregiver familiare come partner nei processi di cura e accompagnamento alle persone anziane? In che modo i caregiver possono contribuire all’efficacia e alla continuità degli interventi? Quali forme di supporto e strumenti possono rafforzare la loro partecipazione attiva? Come i servizi possono riconoscere e integrare il sapere esperienziale dei caregiver nella progettazione degli interventi?
A partire da queste e altre domande, il question time coinvolgerà relatori ed esperti in un confronto aperto e partecipato, dando ampio spazio agli interventi dei partecipanti per stimolare una riflessione condivisa e orientata alla costruzione di pratiche e sistemi di cura più inclusivi, collaborativi e capaci di valorizzare pienamente il ruolo dei caregiver familiari.
INTERVENGONO: Licia Boccaletti (Presidente Anziani e non solo soc. coop. Soc.), Nicoletta Pavesi (Professoressa associata di Sociologia, Università Cattolica di Milano), Luigi Colusso (Medico e psicoterapeuta, responsabile del progetto Advar “Rimanere insieme” per l’elaborazione del lutto)
COORDINA: Jacopo Tamanti (Dirigente Medico di Cure Palliative, UOC Rete delle Cure Palliative - Azienda USL di Bologna)
Che cosa significa davvero accompagnare una persona anziana e la sua famiglia nel tempo del fine vita? E quando inizia questo accompagnamento: con l’aggravarsi della malattia o molto prima, nel riconoscere valori, desideri e paure?
In una cultura che tende spesso ad allontanare il tema della morte, a renderla indicibile, quasi estranea alla vita, diventa fondamentale chiedersi se possiamo prenderci cura davvero senza nominare ciò che accade, senza riconoscere che la morte è parte integrante dell’esistenza. Proprio questa rimozione rischia di ostacolare scelte consapevoli e di impoverire la qualità dell’accompagnamento.
In questo contesto, la conoscenza degli strumenti normativi e delle possibilità offerte dalla pianificazione condivisa delle cure rappresenta un elemento essenziale per sostenere percorsi rispettosi dell’autodeterminazione e della dignità della persona. Accompagnare nel fine vita richiede uno sguardo profondo e interdisciplinare: solo in questo modo la cura diventa relazione, ascolto, costruzione di senso. Siamo pronti a porre e a porci le domande “giuste”? A raccogliere precocemente le volontà della persona, anche quando sono difficili da esprimere?
Il workshop intende approfondire il significato dell’accompagnamento nel fine vita da una prospettiva interdisciplinare, evidenziando il ruolo dei professionisti e delle professioniste che lavorano nell’ambito dell’assistenza alle persone anziane nel riconoscere la persona, la sua presenza, la sua storia e le sue priorità in questo momento della vita.
La qualità della cura non si misura solo nel controllo dei sintomi (che rimane uno degli aspetti fondamentali), ma si allarga a tutte le sfere della vita della persona e della sua famiglia. Le cure palliative hanno un ruolo fondamentale in tutto questo, con la consapevolezza che accompagnare significa esserci prima, durante e dopo.
INTERVENGONO: Elisa Mencacci (Psicologa psicoterapeuta, tanatologa, formatrice, perfezionata in cure palliative e bioetica) e Angela Di Giaimo (Infermiera e Consulente Organizzativa)
DOCENTE: Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano)
L’assessment sociale nel lavoro con le persone anziane è un tema di estrema attualità, sollecitato anche dalla recente riforma, che pone l’accento sull’importanza della valutazione multidimensionale nelle situazioni complesse. Gli assistenti sociali si trovano spesso sguarniti di fronte al compito valutativo e lamentano un’assenza di strumenti adeguati e dedicati alla valutazione sociale. Il rischio, tuttavia, è quello di un utilizzo poco consapevole di strumenti di derivazione clinica, che non sono in grado di intercettare e descrivere la complessità delle situazioni.
Durante il workshop la discussione partirà dall’analisi dei principali contenuti della valutazione sociale, con particolare attenzione alla valutazione per l’accesso alle prestazioni, alla valutazione del rischio e alla valutazione dei bisogni. Verranno poi presentati i diversi tipi di strumenti (scale con punteggi, set di indicatori, griglie di assessment) in relazione alla finalità e ai contenuti prevalenti dell’assessment, mettendone in luce punti di forza e criticità, anche attraverso esemplificazioni di situazioni operative.
COORDINA: Anna Castaldo (Infermiera PhD, Direzione ASST G. Pini-CTO, Presidente AGIRE)
Durante il workshop verranno presentate buone prassi, ricerche e interventi nell’ambito dell’accompagnamento e della relazione con la persona anziana.
DOCENTI: Donata Castiello (Vicepresidente ANUPI Educazione, Coordinatrice delle Sezioni Regionali e Garante della Professione), Anton Maria Chiossone (Psicomotricista e TNPEE) e Beatrice Longoni (Assistente sociale specialista, professoressa a contratto Università di Milano Bicocca)
In ambito geriatrico, la proposta psicomotoria sostiene la persona anziana nel mantenimento della consapevolezza corporea e delle competenze residue, favorendo il piacere del movimento, l’espressione di sé e la possibilità di vivere relazioni significative e intenzionali, nel rispetto delle caratteristiche e dei limiti individuali. Allo stesso tempo, l’esperienza psicomotoria può rappresentare una preziosa risorsa per i caregiver familiari, offrendo uno spazio-tempo dedicato a sé stessi, divergente dalla faticosa quotidianità. Attraverso il movimento diventa possibile sperimentare momenti di benessere psicofisico e rilassamento, una pausa piacevole e consapevole che consenta di recuperare equilibrio ed energia, dall’interno e/o dall’esterno di sé.
Per gli operatori e le operatrici della cura, la psicomotricità costituisce inoltre un’opportunità di riflessione sul proprio agire professionale, promuovendo una maggiore consapevolezza in termini di relazione empatica, rassicurante, contenitiva.
Ai partecipanti sarà proposto un laboratorio esperienziale, vissuto in prima persona, pur non escludendo osservatori “attivi”. Attraverso attività corporee nello spazio e l’utilizzo di materiali e oggetti non strutturati, i partecipanti saranno invitati a sperimentare esperienze corporee individuali, in coppia o in gruppo, orientate alla percezione di sé e all’incontro con l’altro per sperimentare attraverso la comunicazione non verbale la possibilità di rapporto su piani diversi da quello linguistico. L’intermediazione degli oggetti faciliterà la comunicazione. I conduttori moduleranno le indicazioni sulle risposte dei singoli e del gruppo, costruendo in tal modo un dialogo analogico, sensoriale, percettivo, in divenire e co-costruito.
Daniela Malvestiti (Edizioni Centro Studi Erickson)
Dare voce alla cura: risultati di un'indagine sul lavoro in RSA
Giulia Avancini (Edizioni Centro Studi Erickson)
Vulnerabilità e autodeterminazione: uno sguardo relazionale
Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano)
Frammenti di me. Tra anima, musica e parole
Spettacolo a cura di Collettivo Lapsus
Conclusioni
Francesca Corradini (Università Cattolica di Milano) e Rabih Chattat (Università di Bologna)

Il 6° Convegno “ANZIANI. Dignità, relazioni, cure” intende favorire lo scambio tra servizi, operatrici e operatori che ogni giorno accompagnano le persone anziane fragili e i loro famigliari in contesti residenziali, diurni, al domicilio e sul territorio, valorizzando progetti ed esperienze concrete.
Le migliori esperienze, valutate dal Comitato scientifico del Convegno, potranno essere presentate nell’arco delle due giornate, in una sessione dedicata.
Il Coordinamento scientifico del Convegno selezionerà le proposte valutando:
Compila il form con un resoconto di massimo 6.000 caratteri (spazi inclusi), entro e non oltre il 31 luglio.*
che verrà comunicato tramite e-mail a partire dal 31 agosto.
dell’autore/autrice o coautori/coautrici entro il 10 settembre.
Seguirà comunicazione con giorno, ora e luogo di presentazione della proposta.
*per partecipare alla sessione Buone Prassi è necessario essere iscritti/e al Convegno.
Fino al 31 agosto, per un numero limitato di posti
Per voi, una promozione speciale!
Richiedi un preventivo scrivendo una e-mail a formazione@erickson.it
Ordine Assistenti Sociali
E’ stato richiesto l’accreditamento per Assistenti Sociali per le sessioni plenarie che si terranno la mattina di venerdì 2 ottobre e il pomeriggio di sabato 3 ottobre.
Per ottenere i crediti sarà richiesto di passare la tessera sanitaria in entrata e in uscita per ciascuna sessione plenaria; è necessario frequentare almeno l’80% delle ore complessive.
ECM (Educazione continua in medicina)
Erickson è Provider ECM. Per tutti coloro che hanno acquistato la partecipazione al Convegno e i 25 crediti ECM, a seguito del Convegno, sarà richiesto l'approfondimento di un testo e il completamento di un quiz online. Il testo sarà disponibile in pdf, in seguito verranno date maggiori informazioni.
CFU (Crediti Formativi Universitari)
Verrà rilasciato un certificato che attesta la regolare frequenza al Convegno, con cui è possibile fare richiesta dei crediti CFU presso la propria Facoltà.
Il Convegno si terrà a Trento il 2 e 3 ottobre 2026.
Edizioni Centro Studi Erickson
Via del Pioppeto 24 - 38121 Trento
Come raggiungerci
Gli orari del Convegno saranno:
venerdì 2 ottobre dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30
sabato 3 ottobre dalle 9.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 16.30.
Il Centro Studi Erickson è convenzionato con le strutture alberghiere indicate cliccando qui.
Per tutta la durata del Convegno sarà possibile consultare e acquistare i prodotti delle Edizioni Erickson direttamente presso La Libreria Erickson di Trento, dove sarà disponibile del personale competente a fornire informazioni e consigli utili sulla nostra produzione editoriale.
Segreteria organizzativa e informazioni, preventivi per gruppi ed enti:
formazione@erickson.it
Cos'è, come si manifesta, che effetti comporta e come si può superare: l'esperto Marco Trabucchi affronta con chiarezza tutti questi aspetti
Fabio Folgheraiter, nel suo libro "Scartati. Alla ricerca del Rispetto nelle pratiche di cura", affronta con profondità e sensibilità il tema della dignità umana, sfidando operatori e operatrici, professioniste e professionisti a riconsiderare le fondamenta etiche e relazionali del loro lavoro.
Montessori è entrare e saper stare in relazione con le modalità che le storie narrano.
Un dialogo con il professor Rabih Chattat su come favorire il benessere di pazienti e caregiver
Un medico, formatore e psicoterapeuta spiega l’importanza del cordoglio anticipatorio sia per l’individuo che lo vive che per gli operatori socio-sanitari e la società in generale
Un manuale operativo per realizzarlo
Per chi opera in ambito socio-sanitario, padroneggiare competenze trasversali come l’empatia, l’ascolto attivo, l’autoconsapevolezza e l’autoefficacia è importante per rispondere con efficacia ai bisogni di utenti e caregiver
L’approccio psicosociale abbatte le barriere fisiche e culturali che impediscono alle persone di poter vivere appieno le proprie possibilità e autonomie.
Chi, dopo una diagnosi di demenza, ne sta vivendo le prime fasi, ha bisogno di supporto per comprendere meglio la sua condizione e affrontarla con maggiore autoefficacia. Ecco che cosa può essere di aiuto in queste situazioni.
Perché il metodo della pedagogista di Chiaravalle si adatta bene al lavoro con le persone con demenza
La funzione di guida relazionale: un punto di riferimento per tutti gli attori coinvolti
Una strategia per rendere migliori i luoghi di cura per le persone anziane
Dalla giustizia sociale allo sviluppo delle capacità residue
Un nuovo approccio alla demenza
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