Ignora comandi barra multifunzione
Torna a contenuto principale
Dislessia - vol. 2018/1

Dislessia - vol. 2018/1

Giornale italiano di ricerca clinica e applicativa

Numero di rivista
gennaio 2018
Loading

Editoriale
Molti degli argomenti trattati negli articoli inclusi in questo primo numero della rivista dell’anno 2018 sono gli stessi al centro dei lavori della nuova Consensus Conference (che dopo una lunga fase preparatoria è partita nel mese di dicembre 2017), a testimonianza dell’attualità del loro interesse per la pratica clinica. Tra di essi segnaliamo in particolare il tema della valutazione delle abilità di lettura nei dislessici nell’età giovane-adulta, argomento che ha attirato un interesse ricorrente negli ultimi numeri della rivista e che si lega fortemente all’accresciuta sensibilità verso il fenomeno dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) nelle fasi avanzate della scolarizzazione.
Un altro tema molto indagato è quello dell’identificazione precoce dei bambini «a rischio» e delle iniziative di screening per realizzarla. Anche su questo punto, nonostante il mandato legislativo (art. 3, comma 3 della Legge 170/2010), non esistono al momento linee guida condivise sulla sua realizzazione, né protocolli omogenei tra le diverse realtà scolastiche sul territorio nazionale. A tale proposito, il Decreto Attuativo Interministeriale del 17/04/2013 offre alcune indicazioni generali, ma rimanda gli aspetti operativi a protocolli di intesa regionali tra Direzioni Sanitarie e Uffici Scolastici Regionali; pertanto anche le iniziative già sperimentate in questi anni su scala nazionale (si vedano i progetti promossi dall’Associazione Italiana Dislessia: «La scuola fa bene a tutti» e «Tutti i bambini vanno bene a scuola») al momento restano esperienze frammentarie e al massimo esempi di buone prassi a cui ispirarsi per impostare il lavoro.
Un altro tema, che fin dalla prima Consensus Conference (2007) e dalla successiva emanazione della Legge 170 è stato al centro di numerose controversie, è quello della disgrafia e del suo status (non da tutti riconosciuto) come espressione di Disturbo Specifico di Apprendimento della competenza grafo-motoria della scrittura. In particolare, nonostante le indicazioni delle precedenti Consensus Conference, la diagnosi di disgrafia resta un aspetto complicato e ancora poco standardizzato dell’attività clinica.
Ciò dipende certamente anche dall’intrinseca complessità della scrittura e dal fatto che nell’acquisizione di questa abilità si intrecciano numerose componenti cognitive, che sono alla base delle comorbidità della disgrafia con altri disturbi del neurosviluppo.
L’articolo di Francesca Zanon e Daniele De Stefano, che apre la sezione «Orientamenti della ricerca» di questo primo numero del 2018, affronta il problema della «affaticabilità» nella lettura che i dislessici dimostrano, quando nello studio devono confrontarsi con testi di una certa lunghezza e complessità. Nonostante sia ancora poco considerato nella pratica clinica, e quindi poco misurato, questo indice si dimostra sensibile nelle fasi più avanzate della scolarizzazione, quando molti dislessici hanno ormai compensato le iniziali difficoltà nella decodifica, a volte rientrando entro le soglie cliniche nei test, ma continuando ad avere notevoli difficoltà nelle attività quotidiane di studio. L’articolo conferma una maggiore stancabilità nei dislessici, almeno nei primi due anni della scuola secondaria di primo grado, con un decadimento della prestazione in funzione del tempo di lettura richiesto, mentre al terzo anno i valori non si discostano significativamente tra la prima e la seconda lettura: un dato non atteso, ma che potrebbe essere interpretato come un progressivo adattamento a sostenere carichi di studio più prolungati in funzione dell’età.
L’articolo di Melissa Scagnelli, Massimo Ciuffo, Alice Baradello e Francesca Santulli presenta i risultati di un corso di nove settimane rivolto a dislessici giovani-adulti per migliorare le loro strategie di lettura, e in particolare quelle di lettura «silente», che come proposto in un articolo di Ciuffo e collaboratori (pubblicato nel numero di ottobre 2017 della rivista) costituisce una modalità più ecologica di affrontare la lettura di un testo. Vengono riportati miglioramenti significativi rispetto a un gruppo di controllo, sia nella rapidità di lettura, sia nella comprensione. L’importanza di questo studio risiede nell’indicare dei percorsi di intervento concreti e «realistici» che è possibile attuare anche nelle età avanzate della scolarizzazione, in particolare aiutando i soggetti a sviluppare specifiche strategie metacognitive e a promuovere un atteggiamento positivo verso la lettura, come un compito affrontabile con strategie adeguate.
L’articolo successivo di Arianna Pasqualotto, Raffaela Zanon e Anna Chiara Frigo riporta i dati di uno studio longitudinale di identificazione precoce dei casi di DSA condotto nell’arco di cinque anni (2011-2015) nelle scuole primarie di Mirano (VE), un progetto che ha visto coinvolti più di 5.000 bambini. Il modello di screening adottato si è ispirato a un’iniziativa che era stata promossa dall’Associazione Italiana Dislessia («La scuola fa bene a tutti»), utilizzando come strumento principale il dettato di 16 parole. La caratteristica longitudinale dello studio ha consentito di verificare sia la predittività di questa prova, sia la sua sensibilità e specificità, dimostrando un buon bilanciamento di questi due parametri, che indicano la probabilità di avere falsi positivi e falsi negativi nella rilevazione.
A chiusura della sezione «Orientamenti della ricerca», l’articolo di Claudia Simonetto, Laura Bravar, Cristiano Vanin, Mavi Lodoli, Isabella Lonciari e Marco Carrozzi indaga l’abilità di scrittura nella duplice componente ortografica e grafo-motoria, portando dati a sostegno della stretta interazione tra queste due diverse competenze, soprattutto nelle prime fasi dell’apprendimento, e dimostrando che le difficoltà grafo-motorie possono interferire in modo significativo con l’accuratezza ortografica, portando all’espressione di quadri clinici di «apparente» disortografia, che può successivamente risolversi quando il bambino conquista una migliore automatizzazione delle competenze grafo-motorie. Le implicazioni che ne derivano sul piano clinico sono di tipo sia teorico che pratico: sul piano teorico lo studio contribuisce a delineare la complessità dei processi sottostanti all’abilità di scrittura; sul piano pratico indica l’importanza di investire risorse educativo-riabilitative nella costruzione delle competenze grafomotorie legate alla scrittura (come dimostra lo specifico programma messo a punto presso l’IRCCS «Burlo Garofolo» di Trieste) anche in funzione di prevenire l’instaurarsi (o il sovrapporsi) del disturbo ortografico.
Nella sezione «Strumenti applicativi», l’articolo di Tatiana Coli, Daniela Gallo, Enrico Savelli e Giacomo Stella presenta un nuovo indice per misurare l’automatizzazione del processo di lettura lungo gli anni della scuola primaria. Nonostante vari autori considerino il «deficit di automatizzazione» come una caratteristica centrale della dislessia (Gersons-Wolfensberger e Ruijssenaars, 1997; van der Leij e van Daal, 1999) e più in generale dei DSA, non disponiamo al momento di strumenti per una sua misurazione diretta, anche se tipicamente il grado di automatizzazione raggiunto viene inferito dai valori della rapidità (tanto più un bambino è in grado di leggere rapidamente, tanto più possiamo ipotizzare che abbia automatizzato i processi delle lettura). In questo studio, gli autori adottano un approccio diverso e originale, che affronta la misurazione del grado di automatizzazione della lettura, comparando la rapidità di lettura di parole con quella di denominazione di un set di immagini corrispondenti. Fin dagli studi pionieristici di Cattell (1886), è noto che la rapidità di lettura supera quella di denominazione, a indicare come la lettura sia destinata a diventare in poco tempo un’abilità altamente automatizzata, ma certamente non nelle primissime fasi dell’apprendimento. I dati riportati dagli autori confermano questa ipotesi: mentre nel primo anno di scolarizzazione gli alunni sono sistematicamente più rapidi nella denominazione, già nella seconda primaria questo vantaggio scompare e in terza la lettura è drammaticamente più veloce della denominazione. Vengono infine suggeriti alcuni spunti applicativi per la diagnosi della dislessia.
Nella sezione «Esperienze», l’articolo di Serena De Luca riporta un’esperienza di trattamento di sei alunni (quattro con diagnosi di dislessia) della scuola primaria sottoposti a un ciclo di trattamento finalizzato a migliorare i processi di percezione visiva, in cui i risultati fanno registrare sostanziali progressi nella rapidità di lettura.
Anche se l’efficacia dei trattamenti indirizzati ai movimenti oculari nella lettura resta controversa nella letteratura internazionale (Handler, Fierson et al., 2011; Galuschka et al., 2014), i risultati di questo studio indicano che almeno per alcuni soggetti possono funzionare.
Infine, siamo lieti di annunciare che con questo numero riprende la pubblicazione della rubrica «Rassegna internazionale», che era rimasta sospesa negli ultimi numeri per i sopraggiunti problemi di salute e di età di Pamela Kvilekval, che ne è stata curatrice fin dall’inizio della pubblicazione della rivista. Questa rubrica ha dato un importante contributo alla rivista, consentendo di estendere lo sguardo oltre i confini nazionali.
A Pamela va il nostro profondo ringraziamento per il lavoro di aggiornamento svolto in tutti questi anni sui temi al centro della ricerca internazionale, e a Luisa Lopez, a cui viene ora affidata questa rubrica, il migliore augurio di continuare sapientemente il lavoro iniziato da Pamela Kvilekval.
Enrico Savelli e Giacomo Stella

L'annata in corso della rivista:

Dislessia
Dislessia
Giornale italiano di ricerca clinica e applicativa - Annata 2018
€ 35,50
Aggiungi il prodotto al carrello
Login
Login oppure Registrati
Per aiuto clicca qui
  • Promo Novità
  • Lo Scaffale delle Occasioni