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Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2017/1

Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2017/1

Italian Journal of Cognitive and Behavioural Psychotherapy

Numero di rivista
febbraio 2017
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Editoriale
I lettori più attenti avranno notato una serie di cambiamenti nella composizione dello staff di questo fascicolo.
Nella redazione sono apparsi nuovi collaboratori. Alla direzione monocratica si è già sostituita una direzione collegiale, che sta cercando la propria fisionomia e le proprie modalità di funzionamento. Comitato scientifico e Comitato di consulenza sono scomparsi e sono stati accorpati in un unico «Comitato editoriale», dove nuove risorse entrano mentre altre ne escono. Un sentito ringraziamento ai colleghi che se ne vanno: grazie per la lunga e preziosa collaborazione. Un caldo benvenuto ai nuovi arrivati, sui quali confidiamo per meglio leggere lo spirito dei tempi e far fronte a scenari e sfide per gli anni futuri. È in atto un ripensamento sul senso che hanno oggi la carta stampata e le riviste scientifiche a carattere nazionale. È in atto una rivalutazione di cosa sia, nel nostro Paese, la psicoterapia cognitiva e comportamentale e di quale spazio rivesta oggi, a oltre vent’anni dalla fondazione questa rivista. Comprensibile che, in parallelo, abbia avuto inizio un rinnovamento dello staff che si fa carico di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, rinnovamento che si protrarrà nel tempo per i prossimi numeri.
In questo fascicolo Nello scorso numero avevamo trovato la presentazione, a opera di Ristallo, Schweiger, Oppo, Pergolizzi, Presti e Moderato, di un test per la valutazione della pratica della mindfulness in bambini e adolescenti: Child and Adolescent Mindfulness Measure. In apertura di questo fascicolo troviamo una diversa traduzione, una diversa struttura fattoriale, una diversa griglia di scoring e altri riferimenti normativi del medesimo test. È cosa di cui avevamo dato anticipazione al lettore nell’editoriale dello scorso fascicolo e qui oggi ribadiamo che, per quanto vitalizzante possa essere la disputa scientifica, ulteriori ricerche meriterebbero di essere condotte. È anche inevitabile spendere una parola di disappunto nei confronti degli studiosi americani a cui risale l’ideazione del test: sembra che abbiano tenuto contatti e fornito autorizzazioni nel medesimo tempo a due gruppi italiani, senza rendersi conto che dialogavano con due gruppi di ricercatori distinti seppure entrambi italiani. Autori di questo secondo studio sono Bartoccini, Sergi, Macchia, Romanelli, Tommasi, Rotondo e Saggino.
La seconda ricerca proviene dagli psicologi della sede di Montescano degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri, che subentrano alla Fondazione Maugeri dopo le note traversie: Giardini, Pierobon, Callegari, Caporotondi, Stabile, Avvenuti e Majani. Da tempo è noto che la depressione (o più esattamente alti punteggi nei test di depressione) è legata al rischio, alla gravità e al successo della riabilitazione nelle malattie cardiache. I colleghi hanno valutato con vari test 120 pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico.
L’interpretazione che offrono dei risultati emersi è suggestiva: caratteristiche disposizionali di ottimismo fungono da fattori di protezione. Intuibili sono le conseguenze nel rimodulare il tipo di intervento psicologico da operare con tali pazienti.
La terza ricerca riguarda il Disturbo Ossessivo Compulsivo ed è opera di Pozza, Berardi, Fazzi, Bendinelli, Cenerelli, Sterpone e Dèttore. Vari e ben collaudati sono i test di possibile impiego con tali problemi e i relativi dati, che però scarseggiano nel caso di bambini. I colleghi ci illustrano i risultati della somministrazione della versione italiana dell’Obsessive Compulsive Inventory – Child Version su bambini di età compresa tra gli 8 e 11 anni e propongono una diversa modalità di scoring e interpretazione dei punteggi in questa fascia d’età. In appendice il lettore troverà il protocollo del test che può essere utilizzato per la loro età.
Nella sezione «Teoria» troviamo la presentazione del modello cognitivo sviluppato da Sandra Sassaroli e collaboratori (Caselli, Redaelli, Ruggiero), che offre una chiave di assessment e concettualizzazione frutto di una lunga esperienza e rivisitazione dei canoni cognitivi e costruttivisti. A questa proposta teorica gli autori assegnano l’acronimo LIBET: Life themes and plans Implications of biased Beliefs: Elicitation and Treatment.
Nella sezione «Casi clinici» troviamo infine un’accurata descrizione di un caso di tic e di un’esperienza fruttuosa di trattamento cognitivo e comportamentale, a opera di Vittorio Sacchi.

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