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Lavoro sociale - vol. 2017/1

Lavoro sociale - vol. 2017/1

Bimestrale per le professioni sociali

Numero di rivista
febbraio 2017
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Editoriale

«Noi diciamo di affrontare la vita, perché la vita contiene salute e malattia, e affrontando la vita noi pensiamo di fare il nostro mestiere».
(Franco Basaglia, Lezione/conversazione con gli infermieri nel congedo da Trieste, 1979).

Affermazioni di questo genere le ritroviamo i tutti i testi di Franco Basaglia. Dovrebbero perciò essere state meditate e comprese, a suo tempo, dalla rivoluzionaria psichiatria post centottanta e dovremmo ritrovarcele ora nel DNA dei sistemi psichiatrici dei nostri giorni.
In quanto affermazioni forti del padre fondatore, universalmente riconosciuto nel mondo, della moderna psichiatria, dovrebbe essere così. Ma è effettivamente così? Se davvero fosse così, saremmo alle prese con così tanti problemi nella gestione ordinaria dei servizi psichiatrici? I sistemi sanitari della salute mentale appaiono purtroppo, a parte eccezioni esemplari che confermano la regola, sempre più dominati da una visione tecnicistica e medicistica. Se Basaglia potesse oggi fare un’ispezione per conto del Ministero, li giudicherebbe globalmente incapaci di cogliere il senso delle cure nella loro essenza.
Il padre della psichiatria territoriale ci dice che una vera psichiatria, paradossalmente, non dovrebbe curare la follia. E neppure mirare al suo stretto inverso, la salute mentale. Dovrebbe incontrare la vita, al cui interno la malattia e la salute si danno la mano e si tirano innanzi assieme. Ecco qui l’integrazione sanitaria! Ecco una visione delle cure umane che supera la mera idea meccanicistica della medicina e la mera idea assistenzialistica dei servizi sociali. Una persona anche se malata vive. Vive una vita che è la propria vita e che potrebbe anche orientarsi in qualche modo al contenimento o alla gestione e in molti casi al ristabilimento dalla malattia (recovery). Abbiamo bisogno, dice Basaglia, di operatori sanitari che guardino al vivere intero dell’uomo malato e operatori sociali che sappiano che la vita può essere terapeutica più delle medicine, se essa ha senso per chi la vive. In tale visione solo apparentemente radicale, non solo le vite dei malati hanno bisogno dei servizi psichiatrici, ma anche i servizi psichiatrici hanno bisogno dell’umanità dei malati.
Fabio Folgheraiter

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