Ignora comandi barra multifunzione
Torna a contenuto principale
Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2016/3

Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2016/3

Italian Journal of Cognitive and Behavioural Psychotherapy

Numero di rivista
ottobre 2016
Loading

Editoriale
I l fatto principale che ha segnato l’estate 2016 per Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale è stata una notizia che ci ha trasmesso la casa editrice Erickson: l’AIAMC, una delle due maggiori associazioni scientifiche italiane dell’area CBT, facendosi forte di un contratto di abbonamento per i suoi soci, esprimeva la propria volontà di interferire nella gestione scientifica e organizzativa di questa rivista.
Riporto qui la risposta che i Comitati di direzione e di redazione hanno trasmesso a luglio all’editrice, a difesa dell’autonomia scientifica e organizzativa della rivista: «Comitato di Direzione e Comitato di Redazione ribadiscono che lo scopo di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale è “diffondere i molteplici aspetti e le diverse ramificazioni della psicoterapia cognitivo-comportamentale italiana”, come indicato nella pagina di presentazione di ogni fascicolo da 22 anni. Tale fondamentale finalità porta coerentemente a rifiutare la richiesta di AIAMC di acquisire il controllo proprietario della testata. Ciò non toglie che la presenza tra i suoi lettori di più di 2000 soci AIAMC possa essere valorizzata con un logo in copertina e altri segnali che AIAMC volesse cortesemente discutere con Redazione e Comitato di Direzione».
A questo punto arrivò la disdetta di AIAMC. Pertanto, per oltre duemila dei nostri lettori, qui si interrompe una consuetudine durata 22 anni e questo sarà l’ultimo fascicolo che riceveranno in quanto soci AIAMC. Ci auguriamo vogliano continuare a essere nostri lettori anche in futuro.
La continuità di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale non è in discussione. L’annata 2017 è già in preparazione, anzi si prospetta più stimolante e vivace del solito. Nulla cambierà per gli autori e nulla cambierà per i normali abbonati. I soci AIAMC che vorranno ricevere la rivista, però, dovranno abbonarsi, ciascuno per proprio conto, ancora a condizioni di favore, come indicato nel materiale promozionale predisposto da Erickson.
A questo punto mi sia consentito aprire una piccola disquisizione storica. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale nacque nel 1994, a Padova, in locali universitari di piazza Cavour, per opera di un vasto Comitato scientifico che in parte si è conservato fino a oggi.
Concordammo sul fatto che la nascente rivista fosse pienamente autonoma e rispondesse solo al Comitato scientifico e al Comitato di redazione. Giorgio Rezzonico, all’epoca presidente SITCC, e il sottoscritto, all’epoca presidente AIAMC, garantirono il sostegno (anche economico) delle rispettive società. L’editoriale del numero inaugurale diceva: «Si sono discussi i rapporti tra Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale e le principali società italiane di terapia cognitiva e comportamentale. L’orientamento emerso è di garantire la massima autonomia della rivista e il pieno rispetto della sua collocazione esclusivamente scientifica. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale pertanto non sarà l’organo ufficiale di associazioni, ma l’espressione di tutti coloro che in Italia coltivano questa comune area scientifica e professionale».
Perché si volle svincolare esplicitamente la rivista nascente dalle due società che pur ne patrocinavano e finanziavano la nascita? Perché altrimenti, nel corso degli anni a venire, la rivista sarebbe stata esposta alle fluttuazioni dei direttivi dell’una o dell’altra società. Col senno di poi possiamo dire che fu una decisione saggia e lungimirante.
Dopo il primo anno, SITC si ritrasse dal supporto economico.
Non si ebbero problemi finanziari grazie alla generosità di Fondazione Clinica del Lavoro di Pavia, che nel corso di quegli anni mutò il nome in Fondazione Maugeri, in onore del fondatore.
Due collaboratori della rivista, Giorgio Bertolotti e Annamaria Zotti, mediarono l’inclusione della nostra rivista tra le riviste scientifiche edite dalla Fondazione, nella quale l’uno lavora, l’altra lavorava.
La Fondazione Maugeri (oggi rigenerata e affrancata da note e tristi vicende giudiziarie) era ed è una rete di centri ospedalieri di riabilitazione medica, accreditati come Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, con varie eccellenze nella psicologia della riabilitazione ospedaliera e della medicina comportamentale. Ma questa spiegazione ha bisogno a sua volta di una spiegazione a monte.
Il fondatore, Salvatore Maugeri, prima di dirigere la Clinica del Lavoro dell’Università di Pavia, era stato medico del lavoro all’Università di Padova. Si era in periodo fascista, in anni in cui a Padova veniva allontanato dall’insegnamento Cesare Musatti per via delle famigerate leggi razziali e in cui veniva soppresso il glorioso Istituto di Psicologia Sperimentale di Benussi e Musatti per via del discredito che la riforma Gentile aveva apportato alla psicologia. A Padova era stata la cattedra di Medicina del Lavoro a offrire ospitalità a materiali e professori sopravvissuti sotto le mentite spoglie di «Psicotecnica».
Per una decina d’anni, 1000/2000 soci AIAMC hanno ricevuto la rivista con in copertina il logo delle riviste scientifiche della Fondazione, un po’ per ossequio alla memoria del fondatore, un po’ per i buoni uffici dei colleghi Bertolotti e Zotti.
A un certo punto la Fondazione Maugeri ha accusato difficoltà finanziarie sempre più gravi e una rivista di psicoterapia non poteva non cadere sotto la scure delle spending review..
Questo avvenne nel 2005. Col 2006 Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale trasmigrò alla casa editrice Erickson. Erickson stabilì un contratto con AIAMC: un abbonamento collettivo per oltre 2000 soci, con una tariffa molto, molto agevolata.
Si arriva così all’estate 2016, quando AIAMC dà disdetta attraverso il suo presidente, forte della maggioranza del Consiglio direttivo, senza nessuna consultazione di ampio respiro dei suoi soci (e nostri lettori).
L’auspicio di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale è di continuare ad annoverare tra i propri futuri lettori anche la massima parte dei soci AIAMC e di continuare a meritare il loro apprezzamento.

In questo fascicolo
Sia la teoria delle paure e delle fobie sia quella di ossessioni e compulsioni si focalizzano principalmente sull’ansia. Da una ventina d’anni, però, siamo consapevoli che, in una minoranza di casi, l’emozione in gioco è il disgusto ed è improprio ridenominarlo «ansia»: non si ha paura di uno scarafaggio o di feci altrui, ma si possono provare reazioni di forte disgusto, tali da indurre evitamenti sistematici e spropositati.
La distinzione oggi non è più una sofisticheria per istituti di ricerca, ma ha acquisito riflessi operativi. Di disgusto ci parla la ricerca che apre questo fascicolo, a opera di Pozza, Mazzoni, Berardi e Dèttore. Gli autori ci presentano la versione italiana di un questionario volto a esaminare le molteplici dimensioni dell’esperienza «disgusto». In appendice all’articolo troviamo una breve scala composta da 13 item, nel corso dell’articolo la discussione della ricerca che ne attesta le proprietà psicometriche.
Da breve tempo la pratica della mindfulness è stata allargata a bambini e adolescenti e si è posto il problema di valutare applicabilità ed efficacia a diversi livelli d’età. Per meglio esaminare tali questioni è stato costruito un questionario denominato Child and Adolescent Mindfulness Measure. Ristallo, Schweiger, Oppo, Pergolizzi, Presti e Moderato hanno tradotto in italiano tale test e lo hanno sottoposto a 1336 individui di età compresa tra 11 e 18 anni.
Mediamente risulta che i maschi hanno punteggi superiori alle femmine, un dato che si discosta da quanto riscontrato nei campioni del Nord America. Le analisi fattoriali, secondo gli studiosi, suggerirebbero una struttura bifattoriale della scala: una prima dimensione denominabile «Consapevolezza» e una seconda denominabile «Disponibilità». Purtroppo il numero di item che saturano le due scale è molto sbilanciato: 8 la prima, 2 la seconda.
Per questa e altre ragioni gli autori auspicano ricerche ulteriori.
Possiamo anticipare che, nel prossimo fascicolo di questa rivista, troveremo una di tali ricerche per mano di un diverso gruppo di ricerca che utilizza una differente traduzione.
Nella sezione «Teoria» troviamo una rassegna critica, per mano di Palomba e Bertolotti, su una forma di biofeedback recente e poco nota. Si tratta del biofeedback applicato al tono vagale per opera della rilevazione della variabilità della frequenza cardiaca. Palomba e Bertolotti insistono sul carattere sperimentale di tale procedura, pur promettente.
Gli autori ci ricordano l’impetuoso sviluppo del biofeedback, che negli anni Settanta e Ottanta «si è trovato catapultato, a pochi anni dai primi riscontri empirici, verso un’inflazionata diffusione clinica, rischiosa “panacea per tutti i mali”, che ha poi costretto la comunità scientifica a una revisione degli studi». La vicenda del biofeedback (una rapidissima ascesa seguita da un’altrettanto rapida discesa) ci può servire d’ammonimento nei confronti non solo di questa tecnica, ma anche di molte tecniche oggi in auge.
Il medico anestesista impiegato in sale operatorie è vittima di stress e di burnout più di altri professionisti. Questo è il tema affrontato nella sezione «Brevi comunicazioni» da Raggio e Cutajar, che hanno esaminato 50 anestesisti di area pisana e somministrato loro una serie di test che comprendeva misure di burnout, di hopelessness e di stile di attaccamento. Dall’analisi dei risultati gli autori ricavano stimolanti indicazioni per la messa in atto di una politica sanitaria di prevenzione del burnout.
Nella sezione «Casi clinici» troviamo un lavoro relativo a un paziente, affetto da nevralgia del trigemino, il quale aveva polarizzato la propria attenzione sul dolore e aveva sviluppato manifestazioni depressive, inclusa l’ideazione suicidaria. Gli autori (Nuzzaci, Leo, Fanelli e Ciccarese) sottolineano l’opportunità che casi simili siano affrontati con un approccio interdisciplinare; nello specifico psicoterapeutico sono stati combinati vari interventi CBT e mindfulness.
Al solito è un protocollo di ricerca a completare il fascicolo.
Questo riguarda la cosiddetta «ortoressia nervosa», cioè la preoccupazione patologica per il mangiar sano. È proposto da un ampio gruppo interdisciplinare dell’Università di Chieti.

L'annata in corso della rivista:

Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale
Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale
Italian Journal of Cognitive and Behavioural Psychotherapy
€ 35,00
Aggiungi il prodotto al carrello
Login
Login oppure Registrati
Per aiuto clicca qui
  • Promo 3x2
  • Lo Scaffale delle Occasioni