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Lavoro sociale - vol. 2016/5

Lavoro sociale - vol. 2016/5

Bimestrale per le professioni sociali

Numero di rivista
ottobre 2016
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Editoriale
Il senso «umano» dell’aiuto
Il Lavoro sociale, inteso come campo d’azione dei professionisti del welfare socio-assistenziale, è interconnesso con altri livelli sistemici sovrastanti che tendono a fagocitarlo in logiche dominate da interessi che non sempre mettono al primo posto l’«umano». I professionisti del sociale operano, in genere, in qualità di personale dipendente entro varie istituzioni di cura — servizi sociali pubblici e privati — e queste singole istituzioni, a loro volta, si incastonano dentro un più ampio «sistema integrato di welfare». Tutti questi livelli sistemici sono soprattutto guidati dalla preoccupazione di incrementare una «qualità» delle loro prestazioni intesa come massima efficienza, una preoccupazione legittima che, tuttavia, imbriglia i professionisti sociali nelle procedure e forse li distoglie da quel primario mandato umanizzante che sarebbe loro connaturato.
La prescrizione che gli operatori sociali tengano saldo il senso umano del loro aiutare ci appare scontata. Qualora un operatore sociale si robotizzasse e si svuotasse di emozione nei contatti con l’altro, quando dismettesse l’«umanità» nel suo mestiere, smetterebbe all’istante di essere operatore.
Dovremmo interrogarci, dunque, su come lo specifico campo professionale del Lavoro sociale — agendo come anello di mediazione tra le istituzioni di welfare e le persone in carne e ossa — possa valorizzare e riconoscere la persona umana nel suo «essere sociale», vale a dire come capace di relazione.
In questa logica, il Lavoro sociale non può essere concepito — sia nel suo versante di scienza, sia in quello di professione — se non come stimolatore dell’apporto delle persone a costruire una società sana e solidale, di cui nessuna professione possiede la nozione intera. Senza il contributo dell’intenzionalità e del senso del proprio «welfare» che è in capo a ogni persona interessata, senza il riconoscimento pieno dell’umano che è in loro, il Lavoro sociale decade in un tecnicismo che immiserisce e disumanizza.
Fabio Folgheraiter

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