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Ricerca di senso - vol. 2016/2

Ricerca di senso - vol. 2016/2

Analisi esistenziale e logoterapia frankliana

Numero di rivista
giugno 2016
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Editoriale
Per chi, come noi, conosce e «frequenta» il pensiero e le opere di Viktor Frankl è quasi automatico utilizzare la visione dello psichiatra viennese come chiave di lettura e interpretazione di ciò che accade, anche nel mondo contemporaneo, cercando e ritrovando connessioni e parallelismi negli spunti offerti anche da altri autori e pensatori contemporanei.
In tal senso, ad esempio, ha rappresentato per me un interessante spunto di riflessione la constatazione offerta dal sociologo di origine ebrea Zygmunt Bauman, secondo il quale oggi alla capacità di investire sentimenti è andato sostituendosi il desiderio di provare emozioni.
In effetti, solo il sentimento rende l’oggetto significativo. Immaginiamo ad esempio un orologio, non un pezzo unico ma uno dei tanti esemplari prodotti da una catena di montaggio. Un oggetto forse anche senza un valore economico particolare, che potrebbe essere facilmente sostituito da uno identico, semmai dovesse rompersi o smettere di funzionare efficacemente, oppure rimpiazzato da un modello innovativo, più funzionale. Ma proviamo a pensare se, per caso, quello stesso orologio fosse un oggetto che ci è stato regalato in occasione di un evento particolare da nostro padre, magari scomparso. Ebbene, quell’orologio, quello stesso orologio avrebbe lo stesso valore? Lo stesso significato? Sarebbe possibile sostituirlo nel caso lo perdessimo? Credo di no. Che cosa avrebbe reso quell’oggetto così unico e irripetibile? Senza dubbio un sentimento, un investimento affettivo che rende quell’oggetto, pure così comune, capace di rispecchiarne un altro: l’amore di e per nostro padre! A questo punto non è difficile comprendere come la società contemporanea globalizzata, avendo da molto tempo scommesso su aspetti quali la produzione, il PIL e, dunque, i consumi, non abbia alcun interesse a che si affermi tale riferimento ai sentimenti e, quindi, ai significati capaci di farci «innamorare» di oggetti che finirebbero per divenire insostituibili. No, la società moderna e, soprattutto, post-moderna (post-umana?) ha «deciso» che ciò che conta sono le emozioni, la novità per la novità, il transeunte, l’immanente… O forse dovremmo dire che in questa società post-moderna gli individui, uno a uno, decidono per la logica del «bruciare» emozioni, piuttosto che «investire» sentimenti. Per Frankl, infatti, non esiste una responsabilità collettiva se non intesa come insieme di una pluralità di responsabilità individuali.
Ecco che, allora e ancora una volta con Bauman, possiamo dire che ai legami vanno sostituendosi le connessioni e queste sono caratterizzate non già da sentimenti ma da impulsi e scosse, in cui l’esistenza non è contraddistinta da impegni affettivi, ma dagli «I like» del momento, capaci di produrre frequentazioni, non solo di oggetti ma anche di persone, senza alcuna «cura» ma semplicemente segnate dalla ricerca di un’attivazione fisiologica, di un attimo di piacere, di uno «sballo» che lasci continuamente e indefinitivamente il posto a una nuova attivazione, a un nuovo piacere, a un nuovo «sballo», ottenuto non importa come, pena la sperimentazione terrorizzante di una noia e di un’angoscia pensate come insopportabili e come tali evitate.
Ma proprio l’evitamento di tale noia e angoscia, in ottica frankliana, rappresenta una controproducente alienazione. Per l’Analisi esistenziale, infatti, non è tanto patologico e causa di disagio il malessere a motivo di questa mancanza di senso, quanto il non assumerlo come indicatore di un vuoto esistenziale che dovrebbe essere all’origine di una rinnovata ricerca di uno scopo fondamentale per la propria vita, di un orientamento verso un senso capace di riassegnare alla persona la possibilità di cogliere i mille significati racchiusi nei diversi eventi della propria vita.
Ed è in tal senso che il comune denominatore dei vari contributi in ottica frankliana, presentati in questo e negli altri numeri della Rivista, ruota intorno alla riattivazione nella persona proprio di questa interminabile ricerca di senso, che sempre richiede una verifica e una riattivazione continue.
Pertanto, ecco che è attorno alla ricerca di senso che Frankl colloca la possibilità di mantenere viva la speranza in qualsiasi situazione di vita (primo articolo, elaborato dal sottoscritto), oppure di fronteggiare e ovviare a percorsi psicopatologici (secondo articolo, a cura di Aureliano Pacciolla e Giuseppe Crea, e quarto articolo di Marilena Jiménez Macaya), o ancora di valorizzare in chiave resiliente la propria esperienza religiosa (terzo contributo, relativo a un’indagine condotta con Federica Montalto).
Tutto ciò al fine di ribadire la presenza di un’attualità della visione frankliana e dei percorsi di promozione della salute e di risposta al disagio a questa ispirati.
Domenico Bellantoni

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