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Lavoro sociale - vol. 2016/3

Lavoro sociale - vol. 2016/3

Bimestrale per le professioni sociali

Numero di rivista
giugno 2016
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Editoriale

La lezione umana di don Milani.

Don Lorenzo Milani è stato un genio anticipatore, capace di spingersi ben oltre la modernità già prima di essa.
Con lui le categorie sociologiche oggi a noi abituali — modernità, postmodernità, eccetera — perdono di senso.
Don Milani, il cui pensiero si librava alto infischiandosene di ogni categoria, sapeva vedere le ottusità e le ingiustizie della premodernità e le combatteva con coraggio, andando controcorrente ed esponendosi «politicamente». Allo stesso tempo, egli sapeva guardare al futuro e cogliere le illusioni e le grettezze della società opulenta in arrivo. Ne percepiva le imminenti distorsioni e non si faceva scrupolo nel rifiutarle drasticamente e preventivamente, anche a costo di apparire retrogrado. Ma don Milani non sapeva solo rifiutare e prendere le distanze: egli sapeva anche individuare e valorizzare il buono ovunque, sia il buono nascosto nella tradizione, sia quello che sarebbe germogliato nel futuro. Noi oggi possiamo capire don Milani meglio di quanto potessero fare i suoi concittadini di allora. Abbiamo sotto gli occhi una modernità già in qualche modo realizzata, e possiamo criticarla sulla base della nostra esperienza, anche se non possiamo negare di avere attraversato gli scorsi decenni della modernizzazione con teorie e utopie che, come paraocchi, ci hanno fatto sprofondare in distorsioni talmente grosse da non essere più visibili.
Sarebbe pertanto interessante portare al presente (e se possibile al futuro prossimo) il dibattito su questa figura geniale. Potremmo chiederci che cosa farebbe e che cosa direbbe se egli fosse qui e dovesse pensare e parlare in funzione di questa nostra società o di questa nostra scuola, così come ora è diventata un po’ ovunque, a dispetto delle sue incomprese geniali intuizioni di allora. Penserebbe, forse, che la modernità è diventata troppo potente e troppo scontata nelle nostre teste, nonostante le sue palesi contorsioni, per riuscire a essere superata? Si rassegnerebbe? Se davvero egli fosse estraneo allo spirito di oggi, se non fossimo più in grado di vedere la sua radicalità come un faro davanti a noi, ma la pensassimo come un retaggio del passato, non resterebbe più un filo di speranza. Noi tutti vogliamo credere che un ancoraggio al suo modello sia ancora possibile, nonostante le evidenze contrarie.
Personalmente penso che la strada della care resti il solo modello possibile. Egli predicava l’umanità come base dell’impresa educativa, e l’umanità, per fortuna, è ancora alla nostra portata. Pur con tutte le difficoltà, l’umanità rimane in noi, per così dire, come alunni, come genitori, come docenti, dirigenti scolastici, funzionari e responsabili delle amministrazioni, studiosi di pedagogia. Non dobbiamo aspettare l’ennesima riforma o una nuova legge per cambiare, possiamo procedere anche da soli e dall’interno perché, secondo don Milani, è la care che fa la differenza. La premura di far bene è primaria, cioè viene prima di tutto.
Fabio Folgheraiter

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