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Difficoltà di apprendimento - vol. 21.3

Difficoltà di apprendimento - vol. 21.3

(+ Difficoltà in matematica) Sostegno e insegnamento individualizzato

Numero di rivista
febbraio 2016
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Editoriale

La vita accademica tende a negare il […] corpo. In molte scuole gli studenti vengono istruiti dalla cinta in su e alla fine l’attenzione arriva a concentrarsi soltanto sulla testa, e in particolare sulla parte sinistra di essa. È qui che vivono molti docenti universitari: nella loro testa, e leggermente di lato. In un certo senso sono disincarnati. Tendono a considerare il proprio corpo come un mezzo di trasporto per la loro testa: è un mezzo per farla arrivare ai convegni. Se volete una dimostrazione convincente delle esperienze extracorporee, iscrivetevi a un convegno di qualche giorno per professori ordinari e partecipate al ballo dell’ultima sera. Li vedrete. Uomini e donne adulti che si contorcono in maniera incontrollabile, fuori tempo, nell’attesa che finisca così possono andare a casa a scriverci su un articolo.

È una citazione da Fuori di testa, libro nel quale Ken Robinson — autorità nel campo dello sviluppo della creatività, dell’innovazione e delle risorse umane — cerca di individuare i motivi per cui la maggior parte delle persone non ha idea delle proprie capacità e mostra come, paradossalmente, una delle cause di questo immenso spreco di talenti sia proprio il sistema che dovrebbe valorizzarli: la scuola.
Se non lo avete già fatto, vi invito a leggere questo libro, così come ad ascoltare i suoi interventi alle conferenze TED, reperibili in rete anche con i sottotitoli/le trascrizioni in italiano.
Comunque, parto da questa citazione perché illustra con efficacia e ironia un limite quasi sinistro dell’istruzione tradizionale: fatta eccezione per le poche ore di educazione motoria o fisica, in classe il corpo degli alunni e degli studenti ha un ruolo ridotto a poco più di quello di mezzo di trasporto per la testa e di «motore» per azionare penna e matita. Alunni e studenti sono «disincarnati».
Che sia arrivato il momento di superarlo, questo limite, ce lo dicono i recenti progressi della ricerca in ambito neuroscientifico, che hanno portato alla consapevolezza dei meccanismi neurobiologici del processo cognitivo, orientati oggi a identificare la rappresentazione cognitiva come embodied — incarnata.
È in quest’ottica che la rivista si arricchisce, a partire da questo numero, di una nuova rubrica, dal titolo «CorporeaMente», curata dal collega e amico Filippo Gomez Paloma, che punta a «orientare il lettore a comprendere come oggi il corpo, il movimento e lo sport — quali forme riconosciute di espressione naturale e sociale della persona — possano assumere una valenza formativa e pedagogicamente significativa, sia per la costruzione dei saperi e delle abilità, sia per qualificare ulteriormente i processi inclusivi nell’ambito della didattica ordinaria». Come fa Robinson nel libro citato in apertura, anche Gomez Paloma sottolinea che «la segmentazione e specializzazione che caratterizzano l’attuale stato dei saperi, la lotta e l’incomunicabilità fra le scienze, le difficoltà di confronto interdisciplinare, collegati alle sfide della complessità della società globalizzata, chiedono, oggi più che mai, una riorganizzazione della scuola e dei suoi orientamenti, con il superamento di un insegnamento che tende a isolare gli oggetti della conoscenza».
Ma in questo numero non è l’unica novità ad arricchire la rivista. Flavio Fogarolo — che da tempo cura, insieme a Claudia Munaro, la rubrica «L’inclusione del fare», sempre generosa di spunti ingegnosi e concreti — e Giancarlo Onger — che svolge attività di formazione nel campo dell’educazione inclusiva ed è vicepresidente nazionale del Coordinamento Nazionale Insegnanti Specializzati (CNIS) — propongono una nuova rubrica di informazione e consulenza sulla normativa scolastica che riguarda disabilità, DSA e in generale gli alunni con Bisogni Educativi Speciali: «Normativa e inclusione: Domande e risposte». Quello della normativa è un campo nel quale può essere difficile orientarsi senza la guida di esperti e sono certo che questo aiuto da parte di Fogarolo e Onger sarà prezioso per i lettori di «Difficoltà di Apprendimento e Didattica Inclusiva». Tutti i quesiti esaminati nascono da situazioni reali e sono una selezione ragionata di quelli più utili e significativi che ricevono nel loro gruppo su Facebook, chiamato «Normativa Inclusione», dove rispondono a numerose domande sul tema, provenienti soprattutto da insegnanti e genitori. Naturalmente, i quesiti sono presentati adottando gli accorgimenti necessari a garantire l’anonimato delle persone coinvolte. Voglio dunque ringraziare Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger anche per questo loro lavoro a favore dell’inclusione.
Infine, a partire da questo numero della rivista, ogni articolo sarà contrassegnato da un DOI – Digital Object Identifier: si tratta di un codice (una stringa alfanumerica) che identifica in maniera univoca un oggetto digitale, sia esso un file di testo, un file di immagine, un file musicale o un file audiovisivo. Il DOI è immediatamente utilizzabile in rete e permette di trovare agevolmente l’oggetto — nel nostro caso l’articolo — anche quando ne viene cambiata l’ubicazione, con evidenti vantaggi sul piano della diffusione e della condivisione dei contenuti.
Vi auguro una buona lettura.
Dario Ianes

L'annata in corso della rivista:

Difficoltà di apprendimento e Didattica Inclusiva (+ Difficoltà in matematica + Disturbi di attenzione e iperattività)
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