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Lavoro sociale - vol. 2015/6

Lavoro sociale - vol. 2015/6

Bimestrale per le professioni sociali

Numero di rivista
dicembre 2015
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Editoriale

Diritti per i più piccoli
Gli Stati riconoscono che tutti i bambini devono essere trattati con umanità e rispetto: hanno il diritto di riposarsi, giocare, fare sport, esprimere la propria creatività e partecipare alla vita artistica e culturale del Paese in cui vivono. È questo il contenuto di uno degli articoli (numero 31) più intensi della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Da allora sono passati esattamente ventisei anni. Molto è stato fatto per tutelare i diritti dei bambini, ma tanta strada va ancora costruita insieme, affinché i minori possano vivere con serenità fasi importanti della vita come l’infanzia e l’adolescenza.
Come vedremo in questo numero di «Lavoro Sociale» — il sesto del 2015 — ci sono bambini e ragazzi che devono ben presto fare i conti con la responsabilità e durezza della vita. Sono quei minori che — per motivi diversi — si prendono cura dei loro genitori, dei loro fratelli o dei loro nonni. Young caregivers, giovani assistenti, di cui raccontiamo alcune testimonianze significative alle pagine 6 e 7. Sottolineando quanto sia importante che insegnanti, assistenti sociali, educatori, operatori della sanità sappiano accorgersi di avere davanti un minore che si sta facendo carico di compiti così gravosi.
In questo numero, grazie alla collaborazione con l’associazione Amici dei Bambini Onlus, raccontiamo anche la storia di Seydou, arrivato in Italia con uno dei tanti barconi che lasciano guerre e povertà per raggiungere l’Europa. Seydou era solo, senza genitori, e a Lampedusa ha trovato una famiglia che l’ha accolto. Favorendo la sua inclusione.
Questa storia si rispecchia nell’articolo 9 della Convenzione, secondo cui tutti i bambini hanno il diritto di vivere insieme ai loro genitori e nessuno li può allontanare o separare, a meno che le autorità competenti non decidano sia necessario per proteggerli o tutelarli. Proprio raccogliendo lo spirito di queste parole, nel numero che state sfogliando sottolineiamo come le comunità per minori debbano rappresentare una soluzione momentanea, un momento di passaggio, un ponte per il rientro in famiglia. Come scrive Giammatteo Secchi nel libro Lavorare con le famiglie nelle comunità per minori (dal quale è tratto l’articolo a pagina 10), le comunità non possono essere un approdo definitivo. Perché ciò andrebbe contro l’interesse preminente del minore.
Interesse del minore che dev’essere la bussola che indica il cammino di chi lavora in questo ambito così delicato. E su questo tema, a maggio del 2016, si terrà un importante convegno a Rimini dal titolo evocativo «Prendiamoci cura di me – Innovazioni in tutela minori». Un appuntamento a cui non mancare per il nuovo anno. Un 2016 da vivere insieme.

Fabio Folgheraiter

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