Ignora comandi barra multifunzione
Torna a contenuto principale
Lavoro sociale - vol. 2015/5

Lavoro sociale - vol. 2015/5

Bimestrale per le professioni sociali

Numero di rivista
ottobre 2015
Loading

Editoriale

Lo spirito ci cura
Come si può leggere nell’interessante articolo a pagina 22, il tema della spiritualità nel Social Work — alla luce della sua progressiva professionalizzazione — è uscito progressivamente dalle «antenne» e dalle sensibilità metodologiche degli operatori sociali. Considerata l’emblema di un ambito quanto mai lontano se non addirittura antitetico a quel minimo livello di scientificità a cui giustamente si intendeva puntare, la dimensione trascendente dell’esistenza umana si è vieppiù estraniata dai concreti e indifferibili bisogni umani, di ordine assistenziale o rieducativo o manageriale, cui i professionisti dell’aiuto sociale si rivolgono. Faccende di preti, o faccende intime personali, si tende a dire. E tuttavia, se un tale trend suona comprensibile entro la matrice e le aspettative della modernizzazione, esso ci appare ora angusto e limitato entro il dirompente orizzonte culturale odierno segnato da tante evidences che il clima è mutato. Ora gli operatori sempre più comprendono che non è solo in forza della loro unilaterale capacità di elargire risorse e benefit di welfare, e neppure in virtù della loro unilaterale forza «terapeutica», che il benessere autentico (la tranquillità, la fiducia, la speranza, l’allegria, la soddisfazione di vivere, il rispetto per se stessi, la dignità umana, ecc.) si realizza sia «dentro» che «fuori» le relazioni di aiuto professionali. Le forze psichiche e i giacimenti di risorse umane che risiedono nelle persone fanno la differenza. Tali energie dello spirito, diciamo così, impattano sulle manovre professionali rivolte al bene e, legandosi ad esse, ne determinano il senso, e dunque l’efficacia.
È un luogo comune affermare che la tecnicalità non dovrebbe mai sopraffare l’umanità. Ed è profondamente umano interrogarsi, soprattutto in certe circostanze della vita, sull’inconoscibile, così come pure aggrapparsi alla speranza che il proprio limitato o sofferente essere possa in qualche misura trascendere — sia quando possibile con una vera e propria guarigione, sia in un’altra vita — la propria condizione precaria. In ogni situazione in cui la disperazione determina la sofferenza esistenziale, la spiritualità ha titolo a esserci. Gli operatori sociali non possono chiamarsene fuori. A prescindere da quali siano le convinzioni religiose dell’utente e quelle dell’operatore, è auspicabile che in una relazione di cura si tenga conto delicatamente di un tale etereo ma in ultimo rilevante dato di realtà. Lo sosteneva anche Tom Kitwood quando sottolineava che la predominanza di quello che chiamava «paradigma standard» rischia di escludere l’esplorazione di qualsiasi approccio alternativo e lo sviluppo di nuove modalità di assistenza. Del suo contributo parliamo in una interessante biografia (a pagina 56), in attesa dell’uscita — prevista a novembre — del libro Riconsiderare la demenza che traduce per la prima volta in italiano il capolavoro del 1997 Dementia reconsidered.

Fabio Folgheraiter

L'annata in corso della rivista:

Lavoro sociale
Lavoro sociale
Metodologie e tecniche per le professioni sociali
€ 60,00
Aggiungi il prodotto al carrello
Login
Login oppure Registrati
Per aiuto clicca qui
  • Promo Novità
  • Promo 3x2
  • Lo Scaffale delle Occasioni