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Lo sai che...?

 

Ci sono molti modi con cui un genitore può aiutare il proprio figlio
con dislessia a superare le proprie difficoltà

Se si hanno dubbi che un bambino/ragazzo abbia difficoltà d'apprendimento è necessario richiedere una valutazione specialistica. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti mediate specifici test. Per tale valutazione ci si può rivolgere alla propria ASL di appartenenza (Servizio di Neuropsichiatria Infantile o Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile o di Neuropsicologia), oppure a specialisti che svolgono privatamente la libera professione. convenzionato o accreditato dall’ASL in base alla Consensus Conference 2012. Per conoscere gli specialisti presenti sul proprio territorio e attenersi alle leggi e norme regionali vigenti, consigliamo di rivolgersi alla sezione AID a voi più vicina.

Appena ricevuta la diagnosi può capitare che ci si senta inghiottiti in un vortice di nuove informazioni e non si sappia più cosa è giusto fare, si ha paura di sbagliare e si ha l’impressione di essere soli. Non vi preoccupate. Non siete soli e come di fronte a ogni cosa nuova all’inizio può sembrare tutto difficile, una matassa ingarbugliata. Cercate chi può aiutarvi a chiarire i vostri dubbi: gli specialisti che hanno redatto la diagnosi, i maestri e i docenti e l’Associazione Italiana Dislessia.

È importante capire bene quali sono le difficoltà specifiche legate al DSA senza sottovalutarle e commettere quindi l’errore di credere che si tratti anche in buona parte di svogliatezza. Allo stesso modo però non bisogna diventare iper protettivi e credere che alcune difficoltà siano insormontabili. Bisogna trovare il giusto equilibrio, seguendo il percorso più giusto dato da diversi fattori: età, tipo di diagnosi, consigli degli specialisti e dei docenti. Per poter far capire a tuo figlio che i disturbi specifici dell’apprendimento non sono una difficoltà insormontabile ma una caratteristica da scoprire per poter sfruttare al meglio tutte le sue risorse è necessario che anche tu ne sia convinto.

È importante che i bambini sappiano del proprio disturbo specifico dell’apprendimento e capiscano di cosa si tratta. Infatti i bimbi si accorgono di avere delle difficoltà rispetto agli altri compagni e se queste non sono giustificate, non hanno un nome, possono iniziare a pensare erroneamente di essere meno intelligenti degli altri. Nel caso non sappiate come parlargliene prima preparatevi voi, capite bene di cosa si tratta, fatevi aiutare anche dagli specialisti che seguono vostro figlio. È importante che i bambini capiscano di non avere nulla di sbagliato, che si sentano al sicuro e che vivano serenamente la scoperta di questa loro caratteristica senza che gli venga nascosta credendo di proteggerli. Ci sono anche diverse risorse per parlare di dislessia ai bambini, come il libro “il mago delle formiche giganti “ di Andrea Biancardi o il film “Stelle sulla terra” di Aamir Khan.

Una delle parole chiave di questo percorso è collaborazione. Chiedi supporto, chiarimenti e aiuto agli specialisti e ai docenti e allo stesso modo collabora per permettergli di capire bene gli altri aspetti di vostro figlio che solo voi potete conoscere. Comprendete insieme qual è la strategia migliore per supportarlo e adottatela in ogni ambito, in modo che ci sia una continuità nelle strategie adottate e il percorso scelto si riveli funzionale. Ognuno ha il suo ruolo in questo ingranaggio che deve fluire in ognuna delle sue parti per permettere al bambino di vivere in un clima sereno, nel quale si sente accolto e supportato da tutte le figure di riferimento.

È importantissimo che i bambini e i ragazzi comprendano come compensare le proprie difficoltà trovando un metodo di studio adatto e gli strumenti compensativi a loro funzionali per sfruttare al meglio le loro potenzialità e non rimanere ancorati nelle proprie difficoltà. Dovranno quindi imparare, per esempio, a creare le proprie mappe concettuali, a capire come organizzare il proprio tempo, come prendere appunti, come poter leggere con le orecchie. Questo aspetto è fondamentale non solo per la mera sopravvivenza scolastica, ma per dare le basi di una percezione di autoefficacia che li aiuti ad essere individui pronti a trovare il proprio spazio nel mondo anche al di fuori dell’ambiente scolastico. È infatti pensate dover sempre chiedere l’aiuto a qualcuno, mano a mano che si cresce. Da piccoli è normale che vengano affiancati anche dai genitori, ma bisogna stare attenti a non diventare i loro strumenti compensativi primari e a non sostituirsi a loro. Esistono dei percorsi specifici per indirizzare i ragazzi nella scoperta di queste strategie, puoi chiedere informazioni ad uno specialista oppure all’AID.

A volte diamo troppo peso alle valutazioni, sia positive che negative, togliendo importanza al percorso e focalizzandoci solo sul risultato che diventa ingombrante e spesso scambiato come bollino di lascia passare o meno. Insegniamo ai ragazzi l’importanza del percorso, quando hanno fatto un’interrogazione non chiediamogli subito “che voto hai preso?” ma cosa ha imparato, su che domande si è sentito di aver risposto bene e su quali invece ha avuto più difficoltà. Premiamo quindi ogni traguardo del percorso e quando invece c’è una caduta andiamo a comprendere quali sono le motivazioni. Gli errori sono da vedere come occasioni per comprendere meglio come affinare il piano di azione, sono importanti sentinelle che ci possono aiutare a capire meglio se ci sono dei passaggi che non sono stati compresi o se si è usato lo strumento sbagliato in modo da fare un lavoro mirato e graduale per non lasciare delle lacune che poi rischiano di diventare buchi neri se sottovalutate.

A volte i ragazzi, soprattutto se ancora non hanno trovato un metodo di studio e non usano strumenti compensativi adatti, passano tantissimo del loro tempo sui libri, rinunciando così ad altre attività che potrebbero essere per loro importanti, gratificanti o rilassanti. Se ti accorgi che tuo figlio passa la maggior parte del suo tempo sui libri vuol dire che c’è da lavorare per trovare gli strumenti e le strategie giuste per lasciargli il tempo che gli spetta, quello del gioco e quello necessario a coltivare le sue passioni e interessi extra-scolastici. Ci deve essere un tempo dedicato allo studio e un tempo dedicato a tutte le altre componenti della vita.

Se ti accorgi che rifiuta di portare a scuola gli strumenti compensativi, che ogni tanto è nervoso, triste, arrabbiato o particolarmente silenzioso, se ha forti mal di pancia prenditi un attimo per capire cosa sta succedendo e poi comprendi come agire. Spesso infatti la componente emotiva viene sottovalutata ma è una fetta molto importante e delicata della vita dei ragazzi con DSA. Se ci sono dei segnali di malessere vuol dire che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe, raccogli i segnali e fatti aiutare da uno specialista o chiamando AID per capire meglio come aiutare il ragazzo in questo momento difficile. Un ambiente sereno in cui il ragazzo si sente a proprio agio è indispensabile: se qualcosa turba la sua serenità può compromettere il suo percorso.

Questo è un consiglio sempre valido, in ogni fase del cammino. Nel caso il bimbo sia ancora piccolo ma ti accorgi che fa particolarmente fatica a leggere o a scrivere, se ha già una diagnosi ma ci sono problemi con la scuola o non hai trovato chi può supportarvi, se manifesta qualche segnale anomalo a livello emotivo, ecc. è sempre meglio fare una telefonata in più se si ha qualche dubbio piuttosto che trascinarli i dubbi e non intervenire su ciò che deve essere sistemato nel percorso. Capita che a volte il tran tran della vita ci faccia procrastinare alcune cose. Cerca di limitare la procrastinazione se qualcosa non va perché purtroppo a cose fatte è più difficile intervenire. Se per esempio non viene fatto il PDP o non viene rispettato chiedi un confronto con la scuola, per esempio parlando con il referente BES/DSA, oppure contatta il servizio di Help-line dell’Associazione italiana dislessia per avere dei consigli mirati in base alle difficoltà che state trovando.

 
 
 
 
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