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Mindfulness: che cos’è e come può aiutarti

 
Perché oggi la mindfulness è così in voga? E perché sempre più persone vogliono imparare a usarla nella propria vita? Cerchiamo di conoscere meglio «la pratica del prestare attenzione» per scoprire quali applicazioni ha e come ci può essere utile.
 

Cos’è la mindfulness?
La riposta più semplice potrebbe essere: la pratica del prestare attenzione, sapere dov’è e poter scegliere dove dirigerla. Una definizione un po’ più tecnica potrebbe essere l’«allenamento dell’attenzione» o la «regolazione dell’attenzione».
Potremmo anche dire che la mindfulness è una forma di «meditazione di consapevolezza» ampiamente praticata da millenni, anche se negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera esplosione dell’interesse e delle ricerche a riguardo, sia in ambito clinico sia per le applicazioni alla vita quotidiana. Dietro alla sua improvvisa diffusione come stile di vita e come interesse clinico, c’è però una storia millenaria.

A chi può essere utile?
La mindfulness è stata utilizzata con successo per aiutare persone affette da una varietà di condizioni, tra cui il dolore cronico e la depressione.
La mindfulness ha molte applicazioni pratiche in cui si dimostra assai utile, compresi i seguenti ambiti:

  • salute mentale: prevenzione delle ricadute nella depressione, ansia, disturbo di panico, stress, regolazione emotiva e promozione dell’intelligenza emotiva, miglioramento della qualità del sonno, disturbi di personalità, dipendenze;
  • neurologico: cambiamenti strutturali e funzioni nel cervello, neurogenesi (incremento della capacità del cervello di generare nuove cellule cerebrali), miglioramento del funzionamento esecutivo, miglioramento della circolazione sanguigna e possibile prevenzione della demenza;
  • clinico: gestione del dolore, controllo dei sintomi, fronteggiamento di malattie come il cancro, benefici metabolici, alterazioni ormonali e cambiamenti nella funzione e nella riparazione genetica;
  • prestazionale: sport, studio e leadership;
  • spirituale: pace profonda, percezione netta (insight), unità.

Come si pratica?
La scansione corporea è l’esercizio di consapevolezza più praticato e, in genere, il migliore per cominciare.
Iniziate prendendo coscienza dell’intero corpo e lasciate che si quieti. Ora, poco alla volta, prendete consapevolezza di ciascuna parte del corpo, partendo dai piedi. Lasciate che l’attenzione resti lì per un po’, percependo tutto quel che c’è da percepire. Quindi, lasciate che l’attenzione passi alle gambe, allo stomaco, alla schiena, alle mani, alle braccia, alle spalle, al collo e alla faccia, fermandovi un po’ su ciascun punto. Il tempo da dedicare a ciascuna parte dipenderà dal tempo complessivo che volete dedicare alla pratica. Il fine di questo esercizio è lasciare che l’attenzione si soffermi su ciascuna parte del corpo, prendendo semplicemente atto di quel che succede in quel punto, quali sensazioni si presentano momento per momento. In questo modo ci si esercita a coltivare un atteggiamento di consapevolezza imparziale.
Altre forme di «meditazione di consapevolezza» includono: l’attenzione al respiro e l’ascolto consapevole. Si può praticare la meditazione di consapevolezza anche con gli altri sensi, compresi il gusto e l’olfatto.

Come iniziare?
Per chi si accosta alla mindfulness per la prima volta, una buona «dose iniziale» potrebbe essere un esercizio di 5 minuti per due volte al giorno. La durata dell’esercizio può essere portata a 10, poi a 15, poi a 20 fino anche a 30 minuti o più, eventualmente, a seconda della disponibilità di tempo, della motivazione, delle necessità e dell’impegno.
In molti programmi che utilizzano la meditazione di consapevolezza per gestire disturbi come una forte depressione ricorrente o un dolore cronico, la durata della pratica è di circa 40 minuti al giorno.
Per la meditazione raccomandiamo la posizione da seduti, perché in verticale è più difficile addormentarsi. Si può praticare a occhi aperti, ma chiudendoli è più facile far entrare in gioco gli altri sensi, quelli che di solito trascuriamo.
Spesso la gente pensa che la mindfulness sia un esercizio di rilassamento poiché, non di rado, quando la si pratica ci si rilassa. Ma in realtà è innanzitutto una pratica di allenamento dell’attenzione, e il rilassamento è più che altro un effetto collaterale (desiderato).

Infine, una curiosità: com’è nata la mindfulness?
Spesso si crede erroneamente che la mindfulness nasca dalle tradizioni orientali, mentre in realtà anche l’Occidente ha una ricca storia di contemplazione e ricerca della quiete interiore.
La pratica della meditazione è stata divulgata per la prima volta in Occidente alla fine degli anni Cinquanta, quando Maharishi Mahesh Yogi introdusse in California la meditazione trascendentale. La meditazione divenne un fenomeno di tendenza nella cultura giovanile degli anni Sessanta, fortemente bisognosa di un senso esistenziale profondo.
Nel decennio successivo, Herbert Benson condusse all’Università di Harvard le prime ricerche scientifiche sull’antico fenomeno della meditazione che ora faceva tendenza. Benson capì che la meditazione produce una risposta contraria a quella dello stress e introdusse l’espressione «risposta di rilassamento» nel suo famoso libro sull’argomento, The relaxation response (Benson, 1975).

Una video-lezione sulla mindfulness:
Guy Winch, psicologo e scrittore, ci invita a prenderci cura della nostra salute emotiva tanto quanto della nostra salute fisica, con qualche suggerimento sul come guarire dalle ferite psicologiche.
Guarda il video
 
 

Per approfondire:
 
 
 
 
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