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Il benessere emotivo nell’invecchiamento

 
Le emozioni hanno un ruolo centrale nella vita quotidiana, contribuendo in maniera fondamentale alla creazione del benessere soggettivo individuale. Questo vale anche per le persone anziane che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, con l’avanzare dell’età possono vivere cambiamenti importanti nella regolazione delle emozioni. Cerchiamo di capire quali sono gli effetti dell’invecchiamento sull’esperienza emotiva e sulle abilità di regolazione delle emozioni, con l’aiuto di un team di esperti in psicoterapia cognitiva, autori del volume “Programma benessere emotivo anziani”.
 

Sebbene il concetto di invecchiamento sia spesso legato a quello di declino, questa concezione appare ormai superata secondo numerose accezioni. Una di queste riguarda l’abilità di esprimere, riconoscere e regolare gli stati emotivi. La nuova impostazione della psicologia dello sviluppo, inteso come processo dinamico che ha luogo lungo tutto il ciclo vitale, dalla nascita alla morte, permette di approfondire il concetto di vecchiaia come adattamento, anche nella sfera delle emozioni.

Poiché le emozioni hanno un ruolo centrale nella vita quotidiana e contribuiscono al benessere soggettivo, è importante comprendere quali siano gli effetti dell’invecchiamento sull’esperienza emotiva e sulle abilità di regolazione delle emozioni.
In vecchiaia, la salute fisica e la forza tipicamente sono in declino. Eventi di vita stressanti come la morte di un coniuge o di un amico vicino sono più probabili rispetto a fasi precedenti della vita. L’agilità cognitiva diminuisce ed è più difficile ricordare le informazioni. La rete sociale si restringe. Questa immagine sembra deprimente. Eppure, mediamente, gli anziani mantengono o, addirittura, migliorano il loro benessere emotivo. Ad esempio, gli anziani sono in grado di uscire da stati emotivi altamente negativi più velocemente rispetto ai giovani adulti, e rimanere stabilmente senza emozioni negative. Gli adulti di mezza età e gli anziani sono fisicamente ed emotivamente meno reattivi a fattori di stress interpersonale rispetto agli adulti più giovani. Quando gli anziani sperimentano tensioni interpersonali, si ingaggiano meno in strategie di conflitto distruttivo, come urlare e litigare e in genere sono meno stressati rispetto ai più giovani a seguito di tensioni derivate da situazioni interpersonali.

Come possiamo spiegare queste caratteristiche dell’esperienza emotiva dell’anziano? Ci sono due potenziali risposte. Una è che gli anziani, rispetto ai giovani adulti, sono più abili nel regolare le proprie emozioni e quindi possono più facilmente sdrammatizzare sensazioni e situazioni negative. L’altra è che gli anziani non sperimentano emozioni negative tanto intensamente quanto i giovani adulti e così hanno meno bisogno di disinnescarle.

Rispetto agli adulti più giovani, gli adulti più anziani reagiscono meno in situazioni negative, ignorano più facilmente stimoli negativi irrilevanti e ricordano principalmente le informazioni positive. Inoltre, alcune ricerche hanno dimostrato che gli anziani sono più abili nell’evitare di lasciarsi distrarre da stimoli negativi.

In conclusione, possiamo dire che nell’anziano il meccanismo emotivo di base sia ancora intatto e, se nel suo ambiente naturale qualche volta appare meno emotivo, questo potrebbe essere dovuto a particolari strategie di regolazione dell’affetto che ha appreso a usare nel corso della sua vita. La sfida più interessante, in questo momento, consiste nel comprendere come si sviluppano le emozioni nell’anziano in base alle storie personali di esperienze emotive vissute. La co-costruzione della narrativa personale e dei significati di vita attraverso le storie di sviluppo rappresenta lo strumento che può permettere di andare oltre le ricerche empiriche sullo sviluppo e il mantenimento della competenza emotiva, per avvicinarsi alle singole persone e alle loro personali modalità di gestione delle emozioni, anche e soprattutto da anziani.


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