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Cosa significa essere emotivamente intelligenti

 
Com’è noto, oggigiorno gli studiosi di scienze umane sono concordi nell’affermare che non esista nell’uomo un unico tipo di intelligenza, ma una molteplicità di intelligenze. Tra queste, secondo Daniel Goleman – famosissimo psicologo, scrittore e giornalista – l’intelligenza interpersonale (o “emotiva”) risulta la più importante di tutte nella realtà quotidiana. Vediamo allora di chiarire bene cosa significa essere “emotivamente intelligenti” e perché vale la pena di “lavorare” su questo tipo di intelligenza. Per ulteriori approfondimenti, rimandiamo al libro “Disturbi emotivi a scuola”.
 

In Italia il tema dell’intelligenza emotiva è stato diffuso grazie a Daniel Goleman e al suo libro Intelligenza emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici, la cui prima edizione del 1997 ha riscosso un notevole interesse. L’anno successivo è stato pubblicato il testo Lavorare con intelligenza emotiva nel quale Goleman afferma: «L’espressione “intelligenza emotiva” si riferisce alla capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni. Essa descrive abilità che, per quanto complementari, sono distinte dall’intelligenza accademica, ossia dalle capacità puramente cognitive misurate dal QI».

Goleman – ispirandosi al lavoro di Gardner, Salovey e Mayer – ha sviluppato un modello utile alla comprensione dell’importanza e dell’incidenza della sfera emotiva in ambito educativo e sociale. Egli individua cinque competenze emotive e sociali fondamentali per la vita dell’individuo: la consapevolezza di sé, la padronanza, la motivazione, l’empatia e le abilità sociali.

Goleman sostiene inoltre che l’intelligenza emotiva possa essere incrementata nel corso dell’esistenza: essa tenderà infatti a potenziarsi in relazione alla consapevolezza dei nostri stati d’animo, alla capacità di contenere le emozioni legate alla sofferenza, al progressivo affinamento della capacità di ascolto dell’altro e allo sviluppo graduale di una sensibilità empatica. Una corretta alfabetizzazione emotiva permette di sviluppare sia competenze personali sia competenze sociali, che includono quanto segue.

Competenze personali:
– imparare a conoscere se stessi e le proprie emozioni;
– riconoscere i propri limiti e le proprie virtù;
– acquisire fiducia in se stessi, favorendo un graduale autocontrollo;
– sviluppare la capacità di adattarsi al cambiamento e all’innovazione.

Competenze sociali:
– capacità di divenire empatici, mettendosi nei panni dell’altro per riuscire a comprenderlo;
– sviluppo della capacità di comunicazione;
– facilità nella costruzione di legami di collaborazione e cooperazione, importanti per un’ottimizzazione del lavoro personale e di squadra.

Essere emotivamente intelligenti significa imparare dai propri sentimenti, dalle proprie emozioni e da quelle degli altri, sviluppando così una grande capacità di adattamento e di coerenza interiore, che permette di raggiungere risultati rilevanti in ogni condizione.


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