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Cosa ostacola e cosa facilita la valutazione nel lavoro sociale

 
Nel lavoro sociale si parla di «valutazione» - o «assessment» - con riferimento al lavoro degli operatori sociali rispetto all’adeguatezza delle competenze genitoriali, in presenza di minori potenzialmente a rischio. In un percorso di valutazione è importante che le famiglie coinvolte siano partecipi e attive. Ma quali sono gli elementi ostacolanti e quali, invece, quelli facilitanti per un percorso di valutazione che sia il più possibile condiviso? Ecco che cosa emerge da una serie di ricerche, sintetizzate dal Francesca Corradini – assistente sociale e docente – nel libro “L’assessment nel servizio sociale”.
 

La valutazioneo “assessment” –  costituisce da sempre un aspetto centrale nel lavoro sociale con i minori e le famiglie. Si tratta di un compito estremamente complesso, che gli operatori dei servizi sociali sono chiamati ad assolvere all’interno di contesti sempre più delicati ed eterogenei.
Se ci poniamo dal punto di vista delle famiglie, possiamo ragionevolmente affermare che essere sottoposti a una valutazione genera ansia, preoccupazione, tentativi di difesa. I genitori difficilmente colgono la valenza protettiva di tali percorsi, piuttosto si sentono attaccati e possono non collaborare. Si tratta quindi di un’area di lavoro «spinosa», in cui non è semplice definire modalità operative univoche e condivise.

Per costruire un percorso di valutazione che sia il più possibile partecipato e condiviso, può essere utile ascoltare le opinioni dei familiari, dei bambini e dei ragazzi che hanno vissuto in prima persona dei percorsi valutativi, lasciando loro l’opportunità di identificare ciò che li ha maggiormente sostenuti nel percorso e ciò che ha limitato la possibilità di effettuare un’esperienza costruttiva. Qui di seguito, presentiamo una sintesi di quelli chesono descritti come atteggiamenti che ostacolano o favoriscono la relazione.

Cosa ostacola: poca trasparenza e trascuratezza
Al vertice dell’elenco troviamo quelli che potremmo definire “abusi di potere” (arroganza, prepotenza, scarsa empatia e scarsa collaborazione). Uno degli atteggiamenti maggiormente indicati come ostacolanti nei confronti dei genitori sembra essere la scarsa empatia, unitamente alla poca trasparenza. Fornire poche spiegazioni, non aiutare le persone a capire cosa sta succedendo e soprattutto cosa potrebbe accadere è un tema che emerge nella maggior parte delle ricerche come la fonte principale di un vissuto negativo da parte dei genitori.
Accanto a questo atteggiamento ve n’è un altro che si potrebbe definire di incuria o trascuratezza: gli operatori danno appuntamenti vaghi («Ci vediamo la settimana prossima», «La richiamo io…») che poi vengono disattesi, non si fanno trovare al telefono, non esplicitano i tempi di risposta, non condividono le relazioni, oppure le scrivono con un linguaggio incomprensibile per le famiglie.
Vi è poi il tema della scarsa professionalità che si declina, secondo le ricerche, sotto differenti aspetti: vi sono operatori che effettuano valutazioni frettolose o superficiali; ad esempio, giudicano positivamente i genitori che mostrano un atteggiamento di collaborazione, ma senza approfondire le condizioni del nucleo e raramente incontrano i bambini e i ragazzi.
Emerge poi molto frequentemente il tema della compliance. Questo termine sta a indicare l’adesione delle famiglie al percorso di aiuto, a partire dall’indagine. È chiaro però che, se gli operatori si concentrano esclusivamente sulla compliance dei genitori nei confronti della procedura, valutano soltanto l’adesione formale alle richieste del servizio. L’adesione formale al percorso viene confusa perciò con la volontà di cambiamento.

Cosa facilita: disponibilità e professionalità
Passando agli atteggiamenti che facilitano il processo di valutazione, fornendo un concreto aiuto e sostegno alle famiglie, vi è innanzitutto un approccio centrato sui punti di forza delle famiglie, finalizzato a costruire relazioni collaborative tra operatori e utenti, fiducioso riguardo alle capacità dei genitori di poter cambiare e mirato a rendere i genitori autosufficienti.
È poi molto apprezzata, da parte dei genitori, la disponibilità degli operatori a fornire aiuti, sia di natura materiale, sia intesi come supporto emotivo, fin dalla fase di assessment.
Altre caratteristiche positive apprezzate dai genitori negli assistenti sociali sono essere supportivi, ascoltare con attenzione e con efficacia, promuovere la collaborazione, essere concreti, essere «umani».
Le attitudini personali non sono, però, sufficienti: numerose ricerche evidenziano l’importanza della professionalità, della competenza e dell’esperienza operativa.
Da alcune ricerche emerge anche l’importanza che gli operatori siano disposti a «parlare un po’ di sé», condividendo parte della propria esperienza personale, in cui anche gli interessati possano riconoscersi.


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