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Autolesionismo, stereotipie, aggressività: come riconoscere i comportamenti problema in bambini e ragazzi

 
L’analisi funzionale del comportamento è uno strumento che consente di rilevare i comportamenti problema evidenziandone la struttura, le variabili coinvolte e lo scopo che ne motiva la messa in atto. In sintesi, l’analisi funzionale spiega il «perché» del comportamento. Si tratta di uno strumento ormai ampiamente utilizzato durante il processo valutativo. Cerchiamo di conoscerlo meglio con l’aiuto di Giorgia Carradori e Anna Sangiorgi, autori di “L’analisi funzionale del comportamento”.
 

L’analisi funzionale del comportamento è uno strumento che consente la rilevazione di comportamenti problema come, ad esempio, autolesionismo, stereotipie, aggressività che possono essere messi in atto da bambini e adulti. Attraverso questa metodica osservativa, è possibile individuare la possibile motivazione o scopo del comportamento (funzione del comportamento).

Il primo a coniare il termine «analisi funzionale» fu Skinner, che in Scienza e comportamento (1953) affermava: «Le variabili esterne di cui è funzione il comportamento costituiscono gli elementi di quella che può essere chiamata un’analisi causale o funzionale [...] le cause del comportamento sono le condizioni esterne di cui è funzione il comportamento».

Ai nostri giorni, il concetto di «analisi funzionale» risulta parecchio evoluto rispetto all’idea originaria di Skinner. Tuttavia, oggi l’analisi funzionale risulta ampiamente utilizzata durante il processo valutativo per poter garantire un intervento mirato sulla funzione del comportamento inadeguato manifestato dalla persona.
Il metodo di analisi funzionale più in uso è quello che prevede tre elementi (ABC), ovvero antecedente, comportamento e conseguenza (antecedent, behavior e conseguent).

La letteratura è ormai da tempo concorde su quali possano essere le funzioni di un comportamento target, che possiamo descrivere nel seguente modo:

  • Richiesta di attenzione
    Le persone che mettono in atto i comportamenti inadeguati mantenuti da questa funzione cercano di ottenere dall’altro una forma di attenzione per loro rinforzante, che può essere di vario tipo: sguardo, contatto fisico, rimprovero, commento su quanto avvenuto, avvicinamento alla persona che ha compiuto il comportamento inadeguato, cambiamento dell’espressione del volto della persona alla quale si vuole «richiedere» l’attenzione.
  • Ottenere un oggetto o accedere a un’attività piacevole
    Il comportamento inadeguato ha la funzione di accedere a una forma di rinforzo positivo; precisamente, la persona risulta essere rinforzata dal poter ottenere come conseguenza l’accesso a materiale o ad attività che gradisce.
  • Ottenere una stimolazione interna (funzione autostimolatoria)
    Il comportamento inadeguato con funzione autostimolatoria risulta garantire l’accesso al rinforzo indipendentemente da specifiche variabili ambientali, perché esso stesso innesca l’effetto voluto.
  • Ottenere evitamento e fuga da una situazione vissuta come avversativa
    I comportamenti messi in atto con questa funzione hanno lo scopo di interrompere una situazione ambientale che ha una connotazione spiacevole per la persona. Questa interruzione può verificarsi tramite un allontanamento fisico dal contesto in cui sono presenti elementi avversativi (fuga), o mettendo in atto dei comportamenti che consentono di posticipare il contatto con essi, o interrompendo lo stimolo avversativo rimanendo nell’ambiente dove vengono presentati (evitamento).

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